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Lun, 25 Mar 2019
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SEQUESTRO PREVENTIVO NEI CONFRONTI DELLE PERSONE GIURIDICHE - di Ciro Santoriello

CASSAZIONE PENALE, SEZIONE SESTA, sentenza n. 34505 del 10 settembre 2012 (c.c. 31 maggio 2012) - MILO, Presidente - FIDELBO, Relatore – FODARONI, P.M. (diff.).- C. S.p.A., ricorrente

Presupposto per il sequestro preventivo di cui all'art. 53 d.lgs. n. 231 del 2001 è un fumus delicti "allargato", che finisce per coincidere sostanzialmente con il presupposto dei gravi indizi di responsabilità dell'ente, al pari di quanto accade per l'emanazione delle misure cautelari interdittive, dovendo il giudice ritenere l'esistenza di una ragionevole e consistente probabilità di responsabilità, in un procedimento che avvicina la prognosi sempre più ad un giudizio sulla colpevolezza


Osservazioni a prima lettura

1. La decisione in commento rappresenta una importante ed innovativa presa di posizione della Corte di cassazione con riferimento ai presupposti per l'adozione della misura del sequestro preventivo nei confronti di un ente col-lettivo ai sensi dell'art. 53 d.lgs. n. 231 del 2001.

2. In proposito, si ricorda che il sistema processuale di cui al citato d.lgs. n. 231 annovera anche fra i provvedimenti cautelari adottabili nei confronti delle persone giuridiche, accanto alle misure interdittive, anche misure cosiddette patrimoniali, dirette a colpire il patrimonio dell'ente coinvolto nel processo, vincolandone la disponibilità.
Tali misure sono da un lato il sequestro conservativo, la cui finalità è di evi-tare la dispersione delle garanzie per il pagamento della sanzione pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma dovuta dalla persona giuridica all'Erario dello Stato e dall'altro il sequestro preventivo, con cui si vuole evitare che la libera disponibilità del prezzo o del profitto del reato commesso da uno dei soggetti indicati negli artt. 5 e 6 d.lgs. n. 231 possa permettere di aggravarne o protrarne le conseguenze ovvero agevolare la commissione di altri illeciti.
Quanto al sequestro preventivo, il relativo provvedimento può essere adottato – ai sensi dell'art. 53 d.lgs. n. 231 – in relazione alle cose di cui è consentita la confisca, secondo quanto dispone l'art. 19 dello stesso testo normativo, che a sua volta fa riferimento al prezzo o al profitto del reato – salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede - ovvero, quando non sia possibile eseguire la confisca delle cose anzidette, alle somme di denaro, beni ed altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto anzidetti. Per l'applicazione della misura patrimoniale in discorso si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni di cui agli artt. 321, co. 3 e 3 bis, 3 ter, 322 bis e 323 c.p.p..
Va evidenziato come il decreto in commento disciplini il solo sequestro finalizzato alla confisca e, pur richiamando espressamente varie disposizioni del codice di rito, non faccia comunque riferimento alla disposizione di cui all'art. 321, comma 1, c.p.p.. In considerazione di tale omissione, alcuni auto-ri hanno sostenuto l'inapplicabilità del sequestro preventivo ex art. 321, comma 1, citato, adottato per prevenire la reiterazione dell'illecito dipendente da reato o per evitare l'aggravarsi del conseguenze dell'illecito, posto che opinando.....

 

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