Rivista 231 Rivista 231
     HOME          CHI SIAMO     HANNO COLLABORATO    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Lun, 27 Mag 2019
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


SULLA APPLICABILITA’ DELLA DISCIPLINA DEL DECRETO LEGISLATIVO 231/2001 ALLE SOCIETA’ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA - di Ciro Santoriello



1. Dopo che la Cassazione ha esteso l'ambito di applicazione della disciplina in tema di responsabilità amministrativa delle società e degli enti collettivi anche alle società di persone (cfr. Cass., sez. III, 15 dicembre 2010, X, con commento di AMATO, Anche le imprese individuali rispondono dell'illecito amministrativo?, in questa Rivista, 3-2011, 199), si è aperto un nuovo fronte di dibattito relativo alla possibilità di applicare il D.Lgs. 231/2011 anche alle società a partecipazione pubblica, facendo riferimento con questa espressione alle società partecipate – ovvero al cui capitale sociale partecipino – da enti pubblici territoriali e la cui connotazione è di presentare deviazioni, più o meno marcate secondo la pregnanza dell'interesse pubblico coinvolto, dalla disciplina tipica civilistica (su tale categoria, cfr. CLARICH, Le società miste a capitale pubblico e privato tra affidamento in house e concorrenza per il mercato, in Corr. Giur., 2007, 893; MANACORDA, La responsabilità amministrativa delle società miste, in questa Rivista, n. 1-2006, 153; MONTALENTI, Le società a partecipazione pubblica: spunti di riflessione, in Nuovo Dir. delle Società, 2010, 3, 10; IBBA, Le società a partecipazione pubblica, oggi, ibidem, 2010, 3, 18; CAGNASSO, La s.r.l. a partecipazione pubblica, ibidem, 2010, 3, 31).
Per una corretta impostazione di tale discussione può essere utile suddividere la stessa in due parti, analizzando dapprima quali siano le conclusioni cui può giungersi dalla lettura della disposizione di cui all'art. 1, comma 3, D.Lgs. 231/2001 – norma su cui, come vedremo, si è pronunciata di recente per due volte la Suprema Corte di Cassazione – e successivamente analizzando, anche in termini di politica legislativa, quali siano le conseguenze pratiche derivanti dalla lettura del citato art. 1 che si ritiene opportuno adottare.

2. Come è noto, il disposto di cui al comma 3 del citato art. 1 prevede che le disposizioni contenute nel D.Lgs. 231/2001 "non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale".
Nonostante le perplessità avanzate da diversi commentatori (MANACORDA, La responsabilità amministrativa, cit., 153; VIGNOLI, Brevi note sulla controversa responsabilità "da reato" ed erariale delle società a partecipazione pubblica, in questa Rivista, n. 4-2006, 107), si hanno fondate ragioni di ritenere che tale norma vada letta nel senso di riconoscere senz'altro una responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/2001 anche delle società a partecipazione pubblica e in tal senso si è del resto pronunciata di recente la Cassazione con due pronunce di uguale tenore (Cass., Sez. II, 9 luglio 2010, Proc. Rep. Trib. Belluno in proc. Istituto Codivilla Putti SpA ed altri, commentata da D'ARCANGELO, Le società a partecipazione pubblica e la responsabilità da reato nella giurisprudenza di legittimità, in questa Rivista, n. 4-2010, 183; Cass., Sez. VI, 26 ottobre 2010, Procuratore della Repubblica di Enna in proc. Enna Uno spa, con commento di AMATO, Le società' partecipate rispondono dell'illecito amministrativo?, ivi, 2-2011, 143).

Depongono nel senso da noi sostenuto diverse considerazioni.
In primo luogo, come correttamente sostenuto da altri, va considerato che fra i reati presupposto della responsabilità dell'ente collettivo rientrano i delitti di corruzione passiva del pubblico ufficiale e dell'incaricato di pubblico servizio e di concussione per cui "se si tien conto per un verso della circostanza che le qualifiche funzionali di pubblico ufficiale e di incaricato di pubblico servizio devono essere ricostruite con riguardo alle funzioni concretamente esercitate – anche prescindendo dall'appartenenza dell'autore del fatto a una pubblica amministrazione in senso soggettivo - e per altro verso della circostanza che l'art. 3 del D.Lgs. 231/2001, pure nella sua esegesi più restrittiva, esclude la responsabilità per gli enti aventi soggettività pubblica, si deve necessariamente concludere che l'area di operatività della responsabilità degli enti, quando siano commessi reati di corruzione passiva o di concussione, è proprio quella della pubblica amministrazione in senso oggettivo[, mentre] una diversa ermeneusi, che comprenda tra i soggetti esclusi dalla responsabilità enti che esprimano la pubblica amministrazione in senso oggettivo, si tradurrebbe in una interpretatio abrogans di buona parte dell'art. 25 .....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze