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I RAPPORTI TRA COMPLIANCE OFFICER ED ORGANISMO DI VIGILANZA - di Fabrizio Colonna, Avvocato in Milano



Nello scenario attuale della regolamentazione soprattutto nei settori cosiddetti "vigilati" si è fatta strada anche in Italia la figura del "compliance officer" che ha trovato di recente riconoscimento in sede normativa. Tale soggetto, in verità, non era del tutto ignoto agli addetti ai lavori ma – ad avviso di chi scrive – risentiva di una non corretta trasposizione del concetto racchiuso nel termine "compliance" nei testi regolamentari. Tuttavia, nel frattempo si è affiancata un'altra funzione, che ha diversi punti di contatto con quella di "compliance" alla quale l'accomuna senz'altro una forte caratterizzazione dell'eticità nello svolgimento dei suoi compiti, ma che se ne distingue pure in maniera piuttosto netta come vedremo nel prosieguo.
Scopo del presente scritto è pertanto quello di descrivere i punti di contatto e le differenze tra le due funzioni, nonché di illustrare alcuni suggerimenti operativi volti a circoscriverne i rispettivi ambiti di azione contribuendo a delimitarne compiti e responsabilità.

1. Dalla Legge n. 1 del 2 gennaio 1991 al Decreto Legislativo n. 164 del 17 settembre 2007 – Nascita ed evoluzione del "Compliance Officer"

La Legge n. 1 del 2 gennaio 1991, meglio conosciuta come "Legge SIM", aveva istituito per l'appunto le Società di Intermediazione Mobiliare e – di fatto - imposto a carico loro e degli altri intermediari autorizzati alla prestazione di servizi di investimento un preciso obbligo di "predisporre ed osservare procedure organizzative idonee ad assicurare il controllo interno sulla propria attività e su quella dei propri dipendenti" (art. 6, 1. h) che aveva poi trovato precisa declinazione nei provvedimenti attuativi emanati da Banca d'Italia e CONSOB.
In particolare, quest'ultima, con Deliberazione n. 5387 del 2 luglio 1991 aveva approvato il "regolamento disciplinante l'esercizio delle attività di intermediazione mobiliare" che – all'art. 16 – prevedeva - proprio in tema di procedure organizzative - l'attribuzione delle funzioni di controllo ad apposito responsabile con compiti di "a) supporto consultivo alle altre strutture organizzative con riferimento alle problematiche concernenti i conflitti di interessi, ai conseguenti comportamenti da tenere, nonché alle evoluzioni legislative, regolamentari e giurisprudenziali in materia; b) individuazione e comunicazione alle strutture organizzative interessate dei valori mobiliari che, in quanto emessi o collocati dall'intermediario stesso o da soggetti ad esso collegati da rapporti di gruppo, sono oggetto di limitazioni operative".
Specularmente, Banca d'Italia, nel Regolamento 2 luglio 1991 aveva previsto all'art. 16 l'istituzione di "un'apposita funzione….per la verifica ed il controllo del rispetto delle disposizioni in materia di separazione organizzativa e contabile", rinviando al Regolamento CONSOB richiamato sopra per "gli ulteriori compiti di detta funzione". L'evoluzione regolamentare avutasi soprattutto a seguito del recepimento della Direttiva 93/22/CE (la cosiddetta Investment Services Directive) avvenuta con il Decreto Legislativo 23 luglio 1996, n. 415 aveva portato all'emanazione da parte di CONSOB di successive versioni del Regolamento "concernente la disciplina degli intermediari" - da ultimo quello adottato con delibera n. 15961 del 30 maggio 2007 che nella Parte III intitolata "Organizzazione e procedure interne" all'art. 57 aveva trovato collocazione la normativa in tema di "Controllo interno".
L'evoluzione della funzione aveva portato ad una più puntuale definizione dei suoi compiti che potevano essere riassunti nel (i) verificare l'idoneità delle procedure interne ad assicurare il rispetto delle disposizioni di cui al Testo Unico della Finanza (Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58) ed ai relativi regolamenti di attuazione, (ii) vigilare sul rispetto delle procedure interne e del codice interno di comportamento, (iii) gestire il registro dei reclami, e (iv) svolgere un'attività di supporto consultivo ai settori dell'organizzazione aziendale con riferimento alle problematiche concernenti la prestazione dei servizi, i conflitti di interessi e i conseguenti comportamenti da tenere.
Da ultimo, il recepimento avvenuto con il Decreto Legislativo n. 164 del 17 settembre 2007 della Direttiva 2004/39/CE relativa ai mercati degli strumenti finanziari (c.d. "MiFID") come integrata dalla Direttiva 2006/31/CE, dalla Direttiva 2006/73/CE e dal Regolamento CE n. 1287/2006, ha portato all'emanazione del Regolamento c.d. "congiunto" della Banca d'Italia e della CONSOB che – all'art. 16 (ancora una volta !) istituisce la "funzione di controllo di conformità (compliance)" cui viene attribuita la responsabilità di controllare e valutare regolarmente l'adeguatezza e l'efficacia delle procedure adottate e delle misure assunte per rimediare a eventuali carenze nell'adempimento degli obblighi da parte dell'intermediario, nonché di fornire consulenza ed assistenza ai cosiddetti "soggetti rilevanti" incaricati dei servizi e, più in generale, di prevenire ed individuare le ipotesi di mancata osservanza degli obblighi posti dalle disposizioni di recepimento della direttiva MiFID, di minimizzare e gestire in modo adeguato le conseguenze che ne derivan.....

 

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