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APPLICABILITA' DEL D.LGS. 231/2001 ALLE BANCHE ESTERE - di Eugenio Fusco, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano



Nell'ambito dell'udienza preliminare del processo Parmalat, c.d. troncone banche, è stato eccepito dalle difese dei responsabili amministrativi U., D., M. il difetto di giurisdizione del giudice italiano, in ordine agli illeciti amministrativi contestati, in quanto, trattandosi di enti esteri senza alcuna sede in Italia, non sarebbe loro applicabile la legislazione italiana ed in particolare il D.L.vo 231 del 2001.

Le eccezioni sono state così riepilogate dal Gup:
In particolare (le difese) hanno sostenuto che, posto che il dovere dell'ente di adottare i modelli organizzativi per prevenire la commissione di reati è a monte del reato e che la violazione del detto dovere di diligenza può avvenire in un luogo diverso da quello della commissione del reato, qualora ciò avvenga all'estero (in quanto l'ente non ha sede in Italia) su detta violazione il Giudice italiano non ha giurisdizione.
La decisione sul punto:
Ritiene il Giudice che l'eccezione non è fondata.
Il D.L.vo 231/01 prevede, nell'art. 1, l'ambito di applicabilità della normativa sia in positivo che in negativo: al comma secondo stabilisce che le disposizioni si applicano agli enti forniti di personalità giuridica ed alle società ed associazioni anche prive di personalità giuridica.
Al comma terzo prevede l'esclusione per lo Stato, gli enti pubblici territoriali, gli enti pubblici non economici, gli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.
Già questa disposizione non contempla esclusioni relative ad enti esteri.
L'art. 4 prevede le ipotesi di responsabilità degli enti con sede principale nel territorio nazionale in relazione ai reati commessi all'estero.
La norma nulla dice con riguardo alla ipotesi inversa.
Dal silenzio sul punto non è dato trarre il principio di insussistenza della giurisdizione italiana nella ipotesi inversa, ossia quella dell'ente con sede all'estero in relazione a reati commessi in Italia.
Il principio della sussistenza della giurisdizione si ricava dal complesso del sistema normativo.
L'art. 34 del D.Lvo 231 rimanda, quanto alla procedura, alle norme del c.p.p. e, quindi, anche all'art. 1 che sancisce il principio generale della giurisdizione del giudice penale.
L'art. 36 del detto decreto legislativo sancisce che è il giudice penale competente in ordine al reato presupposto che è competente a conoscere anche dell'illecito amministrativo dell'ente.
Il che significa che la competenza per l'accertamento dell'illecito amministrativo si radica nel luogo di commissione del reato presupposto.
Il sistema del D.L.vo 231/01 è chiarissimo nello stabilire che una volta sussistente il reato presupposto il Giudice ha competenza anche a conoscere della sussistenza o meno della responsabilità amministrativa dell'ente.
Il dovere di diligenza dell'ente in tanto rileva ed ha giuridica rilevanza in quanto viene commesso il reato.
Da ciò consegue, e non potrebbe essere altrimenti, che nel momento in cui l'ente estero decide di operare in Italia ha l'onere di attivarsi e di uniformarsi alle previsioni normative italiane.
Ragionando diversamente l'ente si attribuirebbe una sorta di autoesenzione dalla normativa italiana in contrasto con il principio di territorialità della legge, in particolare con l'art. 3 del c.p.

Non è poi pertinente il richiamo all'art. 97 bis del Testo Unico Bancario, inserito con D. L.vo 9/7/04 n. 197 (art. 8) per sostenere la tesi difensiva.
Detta norma prevede disposizioni processuali relative alla fase delle indagini preliminari, al giudizio di merito, alla fase esecutiva:
comunicazione che il PM deve dare alla Banca d'Italia ed alla Consob dell'iscrizione di una banca nel registro indagati per un illecito amministrativo,
audizione nel corso del procedimento della Banca d'Italia e della Consob,
facoltà del Giudice di acquisire da queste ultime, prima della sentenza, informazioni sulla situazione della banca con specifico riferimento alla struttura organizzativa e di controllo,
impossibilità di applicare in via cautelare alla banca le sanzioni interdittive dell'interdizione dall'esercizio dell'attività e della sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni nonchè l'impossibilità della nomina del commissario giudiziale ex art. 15 D. L.vo 231/01,
compiti esecutivi riservati alla Banca d'Italia in relazione alla sentenza irrevocabile che irroga alla banca le sanzioni interdittive.
La norma si chiude, prevedendo nell'ultimo comma, la sua applicabilità, salvo incompatibilità, alle succursali italiane di banche comunitarie o extracomunitarie.

Si tratta quindi di disposizione che si coordina, con riferime.....

 

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