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RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA E RESPONSABILITA’ SOCIALE DELLE IMPRESE: DIVERGENZE, CONVERGENZE - di Carlo Manacorda, Docente di Scienza delle Finanze – Bilanci pubblici e di Programmazione e Controlli nelle Aziende e nelle Amministrazioni Pubbliche, Università degli Studi di Torino




1. Annotazioni introduttive

Anche nell'impresa possono annidarsi il dottor Jekyll e mister Hyde: Hyde viene convocato in tribunale per responsabilità amministrativa per illeciti dipendenti da reato; Jekyll convoca una conferenza-stampa per presentare il bilancio sociale (infra, 6). Eppure, Hyde e Jekyll sono la stessa impresa.
Il richiamo scherzoso del personaggio creato da Stevenson - metafora ormai consolidata della convivenza, nella stessa persona, di inclinazioni buone e cattive - ci avvicina al tema sul quale desideriamo sviluppare qualche riflessione. Responsabilità amministrativa e responsabilità sociale possono convivere nello stesso soggetto? Sono realtà affatto diverse, oppure - e senza seguire gli sviluppi del racconto di Stevenson che ci porterebbero a conclusioni differenti (e, forse, anche più preoccupanti) - tra le due possono sussistere degli intrecci? Le evoluzioni - per la verità non sempre lineari ma oscillanti ed alterne - che presentano entrambe negli ultimi anni sembrano giustificare domande di questa natura. Infatti è indubitabile, per quanto diremo dopo, che tra responsabilità amministrativa e responsabilità sociale esistono aree di affinità, quantunque la prima appaia piuttosto connotata da tratti di biasimo e la seconda di approvazione. Il decreto legislativo n. 231 del 2001 (nel seguito, per brevità, decreto 231) - che introduce la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche - nasce, giustappunto, per sanzionare comportamenti poco virtuosi nella gestione dell'impresa (illeciti amministrativi dipendenti da reato), laddove la responsabilità sociale si afferma come espressione di metodi di governo di essa (corporate governance) ispirati a principi di elevato contenuto etico.
Risposte ai quesiti introdotti possono venire dall'approfondimento di alcuni punti che, previa analisi della genesi dei due istituti, ne esplori le analogie semantiche, la comparabilità del processo espansivo, la comune appartenenza all'area dell'etica d'impresa, le somiglianze nelle metodologie e negli strumenti applicativi. Tutto ciò senza dimenticare, tuttavia, i loro differenti scopi se non addirittura, come sostenuto da taluno (infra, 7), l'impossibilità che esista l'impresa socialmente responsabile (se non a talune condizioni particolari, a tutt'oggi non ancora compiutamente presenti nella corporate governance).

2. Genesi della responsabilità amministrativa e della responsabilità sociale

L'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300, conferisce la delega al Governo di dare attuazione alle convenzioni e agli impegni internazionali assunti anche dall'Italia per la lotta alla corruzione internazionale. Il mercato globale e l'esigenza che esso si sviluppi secondo regole di correttezza e trasparenza negli scambi impongono l'adozione, da parte degli stati, di principi comuni volti ad arginare i fenomeni criminosi anche se non riconducibili a soggetti fisici, come sempre avvenuto. Prende, dunque, l'avvio e si sviluppa un processo teso a integrare gli ordinamenti con norme che configurino una responsabilità diretta della persona giuridica per illeciti, anche penali, commessi a suo vantaggio da persone fisiche dotate, all'interno della sua organizzazione, di poteri decisionali, ovvero da persone da queste dipendenti. Il decreto 231 risponde a queste esigenze caratterizzandosi, soprattutto nella parte generale, per una "forte innovazione sistematica" in quanto rappresenta una novità ed una rottura con i modelli preesistenti: il superamento del tradizionale principio per cui societas delinquere non potest . La responsabilità amministrativa dell'impresa appartiene, dunque, all'ordinamento positivo ed evolve con questo e secondo le sue regole (segnatamente, principio di legalità, di cui diremo anche dopo - infra, 3). Lo comprovano le integrazioni delle ipotesi di responsabilità degli enti per illeciti amministrativi dipendenti da reato intervenute dopo l'emanazione del decreto 231, e quelle attualmente allo studio .
La responsabilità sociale dell'impresa (Corporate Social Responsibility – CSR) appartiene ad un'altra dimensione.
Verso la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 del secolo passato, entrano in crisi le regole del pensiero economico liberale americano per cui la responsabilità sociale dell'impresa si misura, solo ed esclusivamente, sulla base della sua capacità a generare e ad aumentare i profitti . Queste regole muovono da pochi assunti di fondo. Dato per acquisito che il mercato in cui opera l'impresa deve essere un mercato libero e competitivo (in un mercato dirigista o collettivista, infatti, si avrebbero altre regole), la sua responsabilità sociale è una sola: massimizzare il profitto (naturalmente nel rispetto delle regole del mercato). La maggiore disponibilità di risorse consente di operare per il bene comune, creando ricchezza e lavoro per tutti. Sulla base di questi presupposti, la catena del valore economico e di quello sociale finiscono per coincidere .
L'evoluzione verso un altro modo di concepire la responsabilità sociale dell'impresa avviene sotto la spinta di molti fattori sociali, culturali, di costume e via discorrendo che cambiano il quadro dei soggetti che assumono (o possono assumere) la veste di portatori di interessi nei suoi confronti (stakeholder).
La regola economica (appena richiamata) vede, come principale portatore di interesse verso l'impresa, l'azionista (shareholder), beneficiario del profitto reale da essa generato. Altri stakeholder vengono in subordine: i dipendenti, i fornitori ma sempre, in qualche maniera, funzionali all'interesse della proprietà.
Nel mercato globale, le imprese, per competere, devono cominciare a tenere conto anche dell'opinione che i cittadini hanno di loro, cittadini che spesso appartengono a popolazioni distanti, con culture diverse e differente modo di valutare i loro prodotti. Portatore di interesse per la sana gestione dell'impresa non è più soltanto l'azionista e gli altri pochi e minori stakeholder, ma un gran numero di altri soggetti, taluni interni all'azienda e più direttamente implicati nella sua gestione (dipendenti, fornitori), e talaltri esterni, ma anch'es.....

 

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