Rivista 231 Rivista 231
     HOME          CHI SIAMO     HANNO COLLABORATO    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Lun, 27 Mag 2019
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


LE MODALITA’ DI INTERVENTO DELL’ENTE NELLA FASE DELLE INDAGINI PRELIMINARI - di Giuseppe de Falco, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma



1.Momenti rilevanti della fase delle indagini preliminari e finalità dell'intervento dell'ente in detta fase.

La prassi applicativa del d.lgs. n.231/2001 sta evidenziando, con riferimento alla fase delle indagini preliminari, la conferma di un dato che poteva già ricavarsi da un'analisi coordinata delle disposizioni del decreto e cioè la predominanza, rispetto al momento più strettamente investigativo, del momento costituito dall'applicazione anticipata delle sanzioni interdittive e dall'esecuzione del sequestro preventivo sui beni dell'ente.
In particolare, la funzione assunta dalle misure cautelari interdittive è nella sostanza quella di anticipazione della sanzione, e le esigenze cautelari, rilevanti solo sotto il profilo del pericolo di reiterazione, riflettono in concreto l'esigenza di ricondurre l'ente nell'ambito della legalità. Quanto poi al sequestro preventivo, l'opinione per cui, analogamente a quanto avviene per il sequestro a carico dell'indagato, la mera configurabilità astratta dell'illecito, e non già la probabilità di pervenire ad una sentenza di condanna con conseguente confisca, costituisce il presupposto applicativo della misura, rende evidente la possibilità di una vasta applicazione della misura stessa, soprattutto con riguardo all'aggressione del tantundem rispetto al prezzo o al profitto del reato.
Ma nella fase delle indagini preliminari assume rilievo anche la possibilità di applicazione dei vari meccanismi premiali contemplati dal decreto in favore dell'ente, e cioè di quegli strumenti concepiti dalla legge allo scopo di indurre l'ente a porre in essere condotte riparatorie e riorganizzative che valgano ad impedire l'applicazione delle sanzioni interdittive; ci si intende riferire all'istituto della riparazione delle conseguenze del reato, disciplinato dall'art.17 (che ne prevede l'applicabilità fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado) e richiamato dagli artt.49 e 50, in tema rispettivamente di sospensione e revoca delle misure cautelari.
Più in generale, però, sempre per comprendere il peculiare aspetto della fase delle indagini preliminari nel procedimento di cui al d.lgs. n.231/2001, non può mancarsi di rilevare come nell'art.56, con riferimento alla disciplina dei termini per le indagini preliminari, il legislatore abbia, non a caso, utilizzato, con riguardo alle indagini in questione, l'espressione "accertamento dell'illecito amministrativo", alludendo ad un concetto ben diverso rispetto a quello che, ai sensi dell'art.326 c.p.p., connota la finalità delle indagini preliminari nel procedimento a carico dell'indagato, e cioè quella di consentire al pubblico ministero di scegliere le proprie determinazioni circa l'esercizio o meno dell'azione penale.
Il termine "accertamento", dunque, richiama una funzione che dovrebbe essere propria solo del momento del giudizio, ma che evidentemente consente di affermare che, a proposito dell'ente, la fase delle indagini preliminari debba, o, quanto meno, possa, estendersi a valutazioni tendenzialmente definitive, almeno dall'angolo visuale del pubblico ministero. E proprio sotto questo profilo sembra possa trovare un senso la disposizione (di per sé poco coerente con il sistema ed in effetti largamente criticata dai commentatori) dell'art.58, che, diversamente da quanto avviene per l'indagato, attribuisce allo stesso pubblico ministero, e non al giudice per le indagini preliminari, il potere di disporre l'archiviazione, prevedendo solo l'onere di comunicazione al procuratore generale presso la corte di appello, il quale, ove sia di diverso avviso, può procedere alla contestazione dell'illecito.
Il maggior peso, dunque, dell'analisi di cui, nella fase delle indagini preliminari, è gravato il pubblico ministero nel procedimento a carico dell'ente, rispetto a quello che riguarda l'indagato, e cioè il peso che inerisce alla necessità di procedere al vero e proprio "accertamento" dell'illecito, sembra poter giustificare l'attribuzione allo stesso pubblico ministero di un potere decisorio, fermo restando che sarebbe comunque stato preferibile mantenere in capo ad un organo terzo, quale il giudice delle indagini preliminari, il potere di verifica circa le determinazioni del pubblico ministero.
Questa architettura del procedimento delineato dal d.lgs. n.231/2001 induce dunque a ritenere che la partecipazione attiva dell'ente alla fase delle indagini preliminari costituisca non già, come sino ad oggi solitamente avvenuto - verosimilmente in base ad una ancora scarsa "dimestichezza" con il rivoluzionario sistema normativo in tema di illecito degli enti dipendente da reato – una mera eventualità, sibbene un'evenienza essenziale affinché l'ente possa adeguatamente e tempestivamente curare la propria difesa rispetto a modalità e tematiche d'accusa del tutto nuove. In buona sostanza, avuto riguardo a quelli che appaiono essere gli sviluppi più probabili dell'azione del pubblico ministero nei confronti dell'ent.....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze