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Gio, 23 Mag 2019
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CODICE DI AUTODISCIPLINA E NORMATIVA 231 - di Marco Cardia, Avvocato in Roma



1.Premessa

L'evoluzione dei sistemi economici, alimentata dalla globalizzazione dei mercati, dalla crescita in termini di complessità delle realtà aziendali e dal progresso tecnologico, hanno indotto ad una rivisitazione degli orientamenti in tema di corporate governance – intesa, appunto, quale complesso di principi posti a presidio di una adeguata ed efficiente regolamentazione delle modalità di interazione e coordinamento tra organi di governo e management – in modo da indirizzarla verso la predisposizione di strumenti volti a prevenire e contenere il crescente fenomeno della delinquenza economica.
Il che, sul piano normativo, ha portato, anche, all'emanazione del d. lgs. n. 231/2001 recante la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
L'idea di corporate governance che si va, infatti, delineando nel nostro ordinamento giuridico, si basa su un concetto ampio di responsabilità di impresa, incentrato, da una parte, sul rispetto della legalità e sulla realizzazione di relazioni costruttive fra i dipendenti all'interno della compagine sociale e, dall'altra, tutta tesa – potremmo dire - a contrastare, in modo efficace ed efficiente, l'attività criminale all'interno degli enti stessi, promuovendo la trasparenza nella conduzione dell'attività di impresa.
Il convincimento, nell'attuale contesto storico economico, è che l'impresa per svolgersi con profitto nel lungo periodo, deve assolvere ad una somma di doveri non solo verso le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione e di direzione dell'ente o di persone che ad essa sono sottoposte, ma anche verso la collettività e, quindi, in definitiva, verso il mercato: la persona giuridica soggetto autonomo ed operante all'interno delle società soggiace, perciò, al rispetto delle regole di mercato.
In coerenza con queste finalità, sembra chiaro come, anche, il concetto di corporate governance si evolva, passando da una situazione iniziale di preminente attenzione rivolta ai soli shareholders, ad una situazione – che appunto è quella attuale – nella quale assumono vieppiù rilevanza i sistemi normativi che consentono di prevenire e reprimere i fenomeni criminali all'interno della compagine sociale.
Dovendo svolgere una riflessione – certo non analitica ed esaustiva - sui principi, normativi e regolamentari, che hanno permesso, in definitiva, al sistema di corporate governance di evolversi, si deve segnalare come nel nuovo scenario - che si è cominciato ad intravedere a partire dagli anni novanta - abbiano assunto un crescente e decisivo rilievo alcuni strumenti di intervento, in particolare si segnala:
- l'aggiornamento delle norme di legge adeguate alle esigenze di impresa e del mercato, il riferimento, in questo caso, corre alla legge di riforma del diritto societario (introdotta nel nostro ordinamento con il d. lgs. 17 gennaio 2003, n. 6), che ha ampliato le tipologie di governo (consentendo di optare fra sistema tradizionale, sistema monistico e sistema dualistico) di impresa;
- i codice di autodisciplina, in particolare, in questa sede, si richiama il codice di autodisciplina per le società quotate in mercati regolamenti, emanato da Borsa Italiana S.p.A. , in applicazione dell'art. 62 del d. lgs. n. 58 del 24 febbraio 1998, che costituisce per gli emittenti quotati, uno strumento di autoregolamentazione atto a consentire la corretta gestione - mediante la previsione di principi, criteri applicativi e raccomandazioni rivolte agli amministratori, ai sindaci, agli azionisti, agli organi e alle funzioni aziendali – in termini di corporate governance;
- i codici etici, che considerati alla stregua di "carta dei valori" presentano, come è stato al riguardo ben evidenziato, "l'attitudine non tanto a regolare i comportamenti, quanto a definire l'individualità di una impresa, a indicare la personale mission, a marcare i caratteri che devono essere condivisi da quanti in essa vogliono operare, a rappresentare l'orientamento valoriale di una specifica organizzazione" ;
- i codici di comportamento che - predisposti sulle indicazioni fornite dalle associazioni di categoria e sostanziandosi in una vera e propria policy aziendale - definiscono, in modo più concreto e pragmatico rispetto ai codici etici, le condotte, i doveri e gli obblighi che devono caratterizzare l'agire dei soggetti partecipi dell'organizzazione di impresa, dei sistemi di gestione, dei processi decisori e dei controlli;
- i sistemi di controllo endosocietari che, coerenti con le esigenze organizzative e di corporate governance, consentono di verificare tutti gli elementi di rilievo decisionale; di garantire la conformità e l'effettività delle norme statutarie e dei regolamenti interni (compliance programs) alle disposizione di legge; di assicurare la chiarezza e trasparenza delle comunicazioni intra ed iter aziendali e, quindi, in ultima analisi, mirano, non vi è dubbio, a favorire un'efficace azione di coordinamento delle azioni di direzione e gestione dell'ente, riducendone i rischi.
Alla luce di quanto esposto, appare evidente che tutti gli strumenti sopra richiamati, tendono sì ad enfatizzare il concetto di coordinamento inter-organico, ma al contempo, perseguono una finalità fondamentale che è quella di sensibilizzare gli stessi operatori economici sui fenomeni della criminalità di impr.....

 

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