Rivista 231 Rivista 231
     HOME          CHI SIAMO     HANNO COLLABORATO    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Gio, 23 Mag 2019
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


LA COLPA DI ORGANIZZAZIONE - III° PARTE - di Carlo Enrico Paliero, Ordinario di diritto penale nell'Università statale di Milano e Carlo Piergallini, Straordinario di diritto penale nell'Università di Macerata

(segue)


8. La decisione per la ‘disorganizzazione': natura ed efficacia ascrittiva

La difficoltà di rintracciare un prolungamento tra la violazione del dovere organizzativo e l'evento criminoso, commesso nell'interesse o a vantaggio dell'ente, non si traduce già nell'impossibilità di muovere un rimprovero all'ente per quanto occorso. In caso contrario, ci troveremmo dinanzi all'intollerabile situazione per cui i vertici che si fossero comunque attivati sul versante organizzativo, ma con alcune lacune in sede di elaborazione delle norme cautelari deputate a contenere ben specifiche aree di rischio-reato, potrebbero lamentare un trattamento ingiustificatamente deteriore rispetto ai vertici che avessero omesso del tutto di adempiere all'obbligo organizzativo: questi ultimi, infatti, andrebbero esenti da sanzione, non potendosi rimproverare all'ente l'evento occorso, mentre i primi risponderebbero dell'illecito, pur essendosi adeguati al dovere organizzativo.
In realtà, la colpa di organizzazione, consistita nella violazione del dovere di organizzazione, sembra prestarsi ad integrare una forma di colpevolezza non riconducibile né al dolo, né, tanto meno, alla colpa. Sotto questo aspetto dunque, e a prima vista, la nostra figura sembrerebbe vantare qualche assonanza con quella peculiare forma di ascrizione conosciuta come "responsabilità da rischio totalmente illecito".
Per rafforzare questa impressione, la dottrina che sostiene siffatta teoria evidenzia che questo tipo di imputazione dell'evento non sarebbe né doloso, né colposo, derivando dallo svolgimento di un'attività illecita di base (non consentita), rispetto alla quale non sono formalizzabili regole cautelari. Ciò che distinguerebbe siffatto criterio di ascrizione dalla responsabilità oggettiva tout court sarebbe la circostanza che l'evento deve risultare comunque prevedibile ed evitabile nel caso concreto.
Si manifesta con ciò un'assonanza con il concetto di colpa organizzativa, perché, per quest'ultima, come si è provato a sostenere, appare davvero arduo profilare un legame psicologico di taglio tradizionale (dolo o colpa) con l'evento-reato. In più, vi è un profilo che potrebbe accentuare le somiglianza sopra rilevata con la responsabilità da rischio illecito: il mancato assolvimento dell'obbligo organizzativo potrebbe, infatti, individuare il momento a partire dal quale l'attività esercitata da un ente esorbita dai confini del "rischio consentito", così da esporsi ad un giudizio di illiceità idoneo a catturare, in ragione della pericolosità per i beni giuridici coinvolti nell'attività di impresa, qualsiasi evento causalmente collegato alle condotte dell'ente, a condizione che risulti prevedibile ed evitabile. Detto in altri termini, il dovere di organizzazione fungerebbe, in una simile prospettiva, da spartiacque in ordine al carattere consentito o non dell'attività, come se la disorganizzazione della stessa incardinasse una sorta di presunzione di illiceità, sì da esporre l'ente a tutte le ripercussioni che ne conseguono ogni qual volta si fosse in presenza dell'offesa ad un bene giuridico proiettabile nel cono d'ombra della sua attività.
Per quanto suggestiva, questa impostazione presta il fianco a critiche insuperabili. Prima di tutto perché, replicando le fattezze della responsabilità oggettiva da rischio illecito, ne mutua un contrassegno difficilmente adattabile al terreno della responsabilità degli enti. Ci si riferisce all'ottica esclusivamente individualistica che plasma la teoria: il rapporto tra attività illecita di base ed evento ulteriore si gioca tutto su di una relazione che comunque sfrutta e mette in rilievo le capacità di dominio del singolo rispetto all'evento.
Dunque, si è davanti ad un contesto situazionale ‘lineare', facilmente inscrivibile nel perimetro della progressione lesiva. Diverso è ciò che accade nelle forme di responsabilità collettiva. L'ente che non si organizza non possiede simili capacità, visto che le offese ai beni giuridici assumono una indistinta fisionomia: appena apprezzabile, quando si tratta di lesioni riferibili all'oggetto principale dell'attività svolta e legate al rischio di impresa; per contro, tutta da decifrare quando tali lesioni esulano dal cono d'ombra del rischio tipico di impresa (di quella impresa). Dunque, i correttivi della prevedibilità e delle evitabilità, spendibili nella logica dell'Individualstrafrecht, vanno in frantumi quando vengono calati nelle complesse dinamiche che contradd.....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze