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COMPLIANCE PROGRAMS: NATURA E FUNZIONE NEL SISTEMA DELLA RESPONSABILITA' DEGLI ENTI. MODELLI ORGANIZZATIVI E D.LGS. 231/2001 - II° PARTE - di Paolo Ielo, Giudice per le Indagini Preliminari Tribunale di Milano


(segue)


5. I Compliance Programs e l'assetto organizzativo dell'azienda

L'analisi dei contenuti e della funzione dei modelli organizzativi di cui al D.Lgs. 231/01 porta a ritenere che essi, nell'assetto organizzativo dell'ente, rientrino a pieno titolo nella categoria dei controlli interni.
Categoria compiutamente elaborata nel Coso Report del 1992, è in esso definita come un processo posto in essere dal consiglio di amministrazione, dalla direzione e dagli altri dipendenti di un ente, destinato a fornire una ragionevole assicurazione di obbiettivi di efficacia ed efficienza delle operazioni, affidabilità dei rendiconti finanziari e adempimento delle leggi e dei regolamenti applicabili. Controllo interno che si articola in 5 momenti: ambiente di controllo, valutazione del rischio, attività di controllo, informazione e comunicazione, monitoraggio. Una elaborazione che, secondo una dottrina, a partire dalla metà degli anni 90 è divenuta lo schema di organizzazione dei controlli interni generalmente accettato negli USA e anche a livello internazionale.


6. Compliance Programs: contenuti

a) La selezione delle aree di rischio
L'art. 6 L. 231/01, con riferimento ai contenuti dei modelli organizzativi, prevede, "sebbene con l'utilizzo di una terminologia ed esposizione estranea alla pratica aziendale, un tipico sistema di gestione dei rischi (risk management)", scandito da due momenti, costituiti dalla individuazione dei rischi e dalla elaborazione di un sistema di controllo.
Il censimento delle aree d'impresa a rischio deve, anzitutto, muovere dalla considerazione dei reati che generano la responsabilità dell'ente e comprendere come in relazione ad essi si configuri l'attività dell'ente.
Al riguardo è bene osservare come il risultato dell'attività di individuazione delle attività a rischio deve presentare, come osservato, il carattere della specificità, necessario all'efficacia del modello. Non sarà suscettibile di un positivo giudizio di efficacia un Compliance Program che, per esempio, definisca, sic et simpliciter, l'area dell'attività di rischio generata dagli artt. 24 e 25 quella relativa ai rapporti dell'ente con pubbliche amministrazioni da cui derivino erogazioni o concessioni di appalti e forniture a favore dell'ente. Un simile censimento delle aree a rischio - che si intravede tra i progetti di modelli organizzativi elaborati da vari enti - si tradurrebbe in una mera iterazione, magari con perifrasi tanto complesse quanto prive di contenuto, del dettato normativo e difetterebbe non solo del carattere della specificità ma anche di quello della dinamicità. Una siffatta mappa delle aree a rischio, nella sua astrattezza, sarebbe in sé conchiusa, priva di quella idoneità ad essere adeguata ai mutamenti della struttura dei rischi specificamente conn.....

 

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