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IL GIUDIZIO ABBREVIATO - ULTIMA PARTE - di Renato Bricchetti, Consigliere Corte di Cassazione

(segue)


8. L'inammissibilità della costituzione di parte civile nel processo di accertamento della responsabilità dell'ente.

Non vi è spazio per la parte civile nel giudizio abbreviato, come, in generale, nel processo di accertamento della responsabilità dell'ente.
La persona danneggiata dal reato può fare vale la propria pretesa risarcitoria, oltre che nella naturale sede processualcivilistica, solo nel processo penale contro, come si legge nell'articolo 185 c.p., "il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui" (il responsabile civile, peraltro, non può essere parte nel giudizio abbreviato).
Non può fare valere detta pretesa nel procedimento di accertamento dell'illecito amministrativo, neppure quando il procedimento a carico dell'imputato si arresti (ve ne sono esempi, come si è visto, nell'articolo 8) e quello nei confronti dell'ente prosegua.
Né è prevista la possibilità di chiedere all'ente, costituendosi parte civile nel relativo processo di accertamento, il risarcimento di danni che si assumano derivanti dall'illecito amministrativo.
Se occorressero conferme, non è difficile rinvenirne tra le disposizioni del d.lgs. n. 231 del 2001. In esse, ad esempio, non vi é alcun riferimento al danno derivante dall'illecito amministrativo. Tutte le volte in cui è preso in considerazione il "danno", il legislatore intende inequivocabilmente riferirsi al danno derivante dal reato; si pensi al danno patrimoniale di particolare tenuità o all'integrale risarcimento del danno quali cause di riduzione della sanzione pecuniaria (articolo 12, comma 1, lettera b), e comma 2, lettera a); all'integrale risarcimento del danno quale causa di esclusione dell'applicazione delle sanzioni interdittive (articolo 17, comma 1, lettera a). La disciplina del sequestro conservativo nel processo a carico dell'ente (articolo 54) esclude ogni riferimento alla mancanza o alla dispersione delle garanzie delle obbligazioni civili derivanti dal reato (di esse si occupa espressamente, invece, l'articolo 316, comma 2, c.p.p.).
Tra le disposizioni dedicate alla decisione che conclude il giudizio (articoli 65 e seguenti), manca qualsivoglia riferimento alle questioni civili. Il fatto poi che l'articolo 19, nel disciplinare come obbligatoria, in caso di condanna dell'ente, la sanzione della confisca del prezzo o del profitto del reato, faccia salva "la parte che può essere restituita al danneggiato", oltre che i diritti acquisiti dai terzi in buona fede, non implica che il danneggiato dal reato possa costituirsi parte civile nel processo a carico dell'ente perché vuole semplicemente rimarcare l'impossibilità di avocare allo Stato quella parte di profitto del reato che sia rappresentata dal danno dal medesimo derivante o da beni del danneggiato o del terzo di buona fede.


9. Riunione e separazione dei procedimenti

Si è accennato (v. supra par. 1) alla indiscussa possibilità, per l'ente e per l'imputato – persona fisica, di optare per strategie processuali diverse. Merita, di riflesso, particolare attenzione la disposizione contenuta nell'articolo 38 del d.lgs. n. 231 del 2001.

- La riunione dei procedimenti
A norma del comma 1 dell'articolo 38, il procedimento per l'illecito amministrativo dell'ente è riunito al procedimento penale instaurato nei confronti dell'autore del reato da cui l'illecito dipende. La disposizione costituisce inequivocabile espressione della tendenza legislativa all'accertamento simultaneo della responsabilità dell'imputato o indagato per il reato e della responsabilità dell'ente per il dipendente illecito amministrativo.
Si vuole insomma che il giudice penale accerti nello stesso contesto la responsabilità penale, quella amministrativa dell'ente ed eventualmente quella civile dell'imputato e dello stesso ente – responsabile civile (non, naturalmente, nel giudizio abbreviato che ne impone l'esclusione), o civilmente obbligato per la pena pecuniaria.
Riunione dei procedimenti, e inevitabile appesantimento (soprattutto dei giudizi speciali, in particolare dell'abbreviato), come regola, separazione come eccezione: questo emerge dalla struttura della disposizione e si tratta di una evidente inversione di rotta rispetto al passato anche recente (si pensi alla legge 1 marzo 2001, n. 63 che ha ulteriormente ridotto i casi di connessione di cui all'articolo 12 c.p.p.).
Si vedrà però che la discutibile regola, determinata da non meno discutibili convinzioni (segnatamente dalla convinzione che l'identità, pur parziale, dell'oggetto dell'accertamento in relazione alle diverse responsabilità possa facilitare l'opera del giudice, evitando decisioni contraddittorie o inutili duplicazioni di attività istruttorie, magari tecnicamente complesse o dispendiose), è ampiamente neutralizzata dalla vastità delle eccezioni.

- Casi di separazione dei procedimenti previsti dall'articolo 38, comma 2
A norma del comma 2, si procede separatamente per l'illecito amministrativo dell'ente "soltanto" quando: a) è stata ordinata la sospensione del procedimento ai sensi dell'articolo 71 c.p.p. per l'incapacità dell'imputato di parteciparvi coscientemente; b) il procedimento è stato definito con il giudizio abbreviato o con l'applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 c.p.p. ovvero è stato emesso il decreto penale di condanna; c) l'osservanza delle disposizioni processuali lo rende necessario.
Va subito notato che l'avverbio "soltanto", che sembrerebbe limitare le eccezioni a quelle catalogate nel comma 2, non può essere inteso alla lettera non fosse altro perché sono numerose le ipotesi previste dal d.lgs. n. 231 del 2001 in cui la separazione del procedimento per l'illecito amministrativo è imposta da ragioni interne al procedimento medesimo, non da ragioni esogene, derivate dal procedimento penale, come è nei casi elencati dalla disposizione in esame (a questo si aggiunga, come tra breve si ribadirà, che la lettera c) del comma 2 anziché enunciare casi di separazione prevede una clausola generale di ampia interpretazione, tale – è opportuno chiarirlo subito - da ricomprendere sia le disposizioni processuali contenute nel codice di procedura penale e nelle norme di attuazione, sia quelle dettate dal d.lgs. n. 231 del 2001).

- Casi in cui la separazione del procedimento per l'illecito amministrativo è imposta da ragioni interne al medesimo
Ai casi di separazione che la lettera b) enuncia pensando all'imputato, casi accomunati dall'idea che solo l'imputato acceda ai riti differenziati ovvero non si opponga al decreto di condanna, sicché l'accertamento della responsabilità dell'ente segua il percorso ordinario o comunque strade diverse, vanno equiparati, sotto il profilo della necessaria separazione dei processi, i casi diametralmente opposti, quelli cioè in cui sia l'ente ad effettuare, perché lo vuole o perché vi è costretto dalla legge (si vedrà, ad esempio, che l'ente non può accedere al giudizio abbreviato qualora l'illecito contestatogli implichi una sanzione interdittiva definitiva) opzioni diverse rispetto a quelle dell'imputato.
Il riferimento dell'articolo 38, comma 2, lettera b), alla "definizione" del giudizio abbreviato o del procedimento di applicazione della pena – è opportuno chiarirlo - non può essere inteso alla lettera; non avrebbe senso, invero, attendere che il giudizio abbreviato sia definito per disporre la separazione del diverso procedimento; è sufficiente, in altre parole, che il giudizio abbreviato sia disposto e sarà in quel momento che il giudice procederà alla separazione qualora l'imputato o l'ente voglia o debba percorrere strade processuali diverse.
Quanto al patteggiamento, è invece logico che il giudice disponga la separazione solo nel momento in cui, accogliendo la richiesta, pronunci la relativa sentenza (o la sentenza di cui all'articolo 129); se dovesse, invero, respingerla, i processi potrebbero anche proseguire riuniti. Si pensi, poi, alle numerose disposizioni processuali contenute nel d.lgs. n. 231/2001 che impediscono il simultaneus processus, segnatamente agli articoli 43, 65 e 8.
Il comma 4 dell'articolo 43 stabilisce che se non è stato possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dai commi che lo precedono o comunque mediante consegna al legale rappresentante anche se imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo, l'autorità giudiziaria deve disporre nuove ricerche e qualora esse non diano esito positivo, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, è tenuto a sospendere il procedimento. La necessità che l'ente abbia avuto effettiva conoscenza del processo ha indotto il legislatore ad adottare detta soluzione ma è evidente che essa non ha certo la forza di bloccare anche il processo per l'accertamento del reato che proseguirà pertanto la propria strada in vista, se possibile, di eventuali successive riunioni con quello a carico dell'ente.
L'articolo 65 stabilisce che, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, "il giudice può disporre la sospensione del processo se l'ente chiede di provvedere alle attività di cui all'articolo 17 e dimostra di essere stato nell'impossibilità di effettuarle prima".
Si.....

 

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