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IL GIUDIZIO ABBREVIATO - II° PARTE - di Renato Bricchetti, Consigliere Corte di Cassazione

(segue)


Nessun problema di applicabilità scaturisce, poi, con riguardo al diritto vivente formatosi in materia di:

- revocabilità della richiesta
Prima delle riforme del 2000, non si dubitava che la richiesta integrasse una mera proposta, come tale revocabile fino a che non fosse intervenuto il consenso del pubblico ministero. Coerentemente si affermava che la revoca della richiesta era preclusa una volta formatosi l'accordo, unilateralmente irresolubile, e, a maggior ragione, una volta disposto il giudizio.
Ora, che il consenso del pubblico ministero non è più previsto, il problema della revocabilità della domanda si è semplificato. La richiesta è certamente revocabile fino a che non abbia prodotto i propri effetti, cioè finché non sia stato emesso il provvedimento dispositivo del rito.
Esso preclude la revoca della richiesta, nonché la possibilità di formulare richieste di integrazione probatoria sulle quali il giudice sia tenuto a pronunciarsi (l'unica possibilità che si verifichi un mutamento dello "stato degli atti" dipende a quel punto unicamente dall'esercizio da parte del giudice del potere officioso previsto dall'articolo 441, comma 5).
Ciò vale anche nell'ipotesi in cui la richiesta sia presentata mediante l'opposizione a decreto di condanna; se è vero, infatti, che l'opposizione è irretrattabile, ciò nondimeno detta irretrattabilità non si estende alla richiesta di giudizio abbreviato che comunque mantiene la propria autonomia di peculiare scelta difensiva. Anche in tal caso, dunque, sempre che il giudice per le indagini preliminari non abbia disposto il giudizio abbreviato, l'imputato può revocare la richiesta, con la conseguenza che il giudice, in mancanza di altre richieste di riti differenziati, è tenuto ad emettere, a seconda dei casi, decreto di giudizio immediato o decreto di citazione diretta a giudizio.
Sorprende una recente pronuncia della S.C. che afferma categoricamente il principio della irrevocabilità della richiesta di giudizio abbreviato, una volta che la stessa sia stata formulata, in una fattispecie affatto diversa, in relazione alla quale la strada della revoca non era praticabile in quanto il rito si era già instaurato e nelle medesime forme sarebbe proseguito anche nel giudizio di rinvio.

- ammissibilità della richiesta parziale
E' prevalente in giurisprudenza l'orientamento che esclude l'ammissibilità della richiesta parziale di giudizio abbreviato; la richiesta dovrebbe, in altre parole, necessariamente essere effettuata con riferimento alla totalità degli addebiti.
L'affermazione non è condivisibile.
Il diritto dell'imputato di accedere al rito non può dipendere dalla scelta del pubblico ministero di esercitare in forma cumulativa o separata l'azione penale nel caso di pluralità di imputazioni perché ciò potrebbe generare evidenti ed inaccettabili discriminazioni.
Puntuale è in tal senso, a testimoniare che il legislatore non esclude la possibilità di definizione parziale, il riferimento al comma 5 dell'articolo 247 disp. coord., che prevedeva la possibilità che il giudice ritenesse definibile il processo «solo per alcuni degli imputati o per alcune delle imputazioni» e procedesse, pertanto, alla separazione ed alla celebrazione del giudizio abbreviato.
Depone in tal senso anche il generale favor separationis cui si conforma il nuovo processo penale, nonché la ratio che ispira il citato articolo 18, comma 1, lettera a) (secondo cui la separazione dei processi va disposta se, nell'udienza preliminare, per una o più imputazioni, è possibile pervenire prontamente alla decisione, mentre per altre imputazioni è necessario acquisire ulteriori informazioni a norma dell'articolo 422), e comma 2 (secondo il quale la separazione può essere altresì disposta, seppur sull'accordo delle parti, qualora il giudice la ritenga utile ai fini della speditezza del processo).
A questo si aggiunga che il trattamento sanzionatorio favorevole per il caso di condanna è comunque giustificato dall'accettata utilizzabilità ai fini della decisione di merito dell'intero materiale probatorio raccolto nelle indagini preliminari fuori del contraddittorio tra le parti.

- irrevocabilità del provvedimento dispositivo del giudizio
Salvo il caso espressamente previsto dall'articolo 441-bis, comma 4 (richiamato dagli articoli 452, 458, comma 2 e 464, comma 1, 556, comma 2, 557, comma 3, e 558, comma 8) deve ritenersi, in assenza di norme sul punto, che il provvedimento dispositivo del rito sia irrevocabile.
L'eventuale provvedimento di revoca, adottato al di fuori dei casi previsti, é da considerarsi abnorme per carenza del relativo potere e per l'anomala regressione che esso produce.

- abnormità dell'ordinanza di rigetto della richiesta incondizionata
Secondo l'ormai consolidata giurisprudenza di legittimità, l'eventuale provvedimento reiettivo é abnorme per il suo contenuto atipico che lo fa divergere radicalmente dallo schema legale, inderogabilmente tipizzato dall'ordinamento processuale, e determina il distorto sviluppo del rapporto processuale in dipendenza del non previsto passaggio del processo alla fase del giudizio ordinario.
Il provvedimento abnorme è immediatamente ricorribile per cassazione e può, dunque, essere annullato, con conseguente restituzione degli atti, per la celebrazione del giudizio abbreviato, al giudice che lo ha pronunciato.
In ogni caso, il giudice del dibattimento, dinanzi al quale il processo dovesse approdare, può, dato che il diniego non genera una stasi insuperabile, dar vita ad un cd. conflitto analogo di competenza, ex articolo 28, secondo comma, la cui soluzione, che spetta alla Corte Suprema ex articolo 32, è destinata a far ritornare il processo davanti al giudice dell'udienza preliminare o al giudice per le indagini preliminari che ha rigettato la richiesta.
Il conflitto è proponibile anche nel caso in cui la richiesta incondizionata non sia respinta, ma dichiarata erroneamente inammissibile.

- verifica di ammissibilità della richiesta incondizionata
Quanto si è detto in ordine al diritto dell'imputato di essere giudicato con il rito abbreviato in caso di richiesta incondizionata non ha, naturalmente, fatto venire meno il dovere del giudice di verificare l'ammissibilità della richiesta, come è, ad esempio, letteralmente confermato dal comma 1 dell'articolo 458.
La ricognizione delle conseguenze dell'inammissibilità della richiesta dipende dalla fase processuale in cui essa è stata presentata.
Se presentata nell'udienza preliminare, il giudice proseguirà nello svolgimento della medesima.
Se presentata in giudizio, il giudice passerà alla dichiarazione di apertura del dibattimento.
Se proposta in seguito a decreto di giudizio immediato, si farà luogo a quanto previsto dall'articolo 457 (in particolare decreto e fascicolo formato a norma dell'articolo 431 saranno trasmessi al giudice competente per il giudizio).
Si rivela vana, invece, ogni ricerca intesa ad individuare una disposizione che preveda esplicitamente quale sia lo sviluppo del procedimento per decreto nel caso di inammissibilità della richiesta di giudizio abbreviato, condizionato o no (e il discorso vale anche per il caso di rigetto da parte del giudice della richiesta subordinata ad integrazione probatoria).
Non è stabilito, in altre parole, se il giudice debba in tali casi emettere decreto di giudizio immediato (o decreto di citazione diretta a giudizio) ovvero dichiarare l'esecuzione del decreto penale di condanna.
Da una parte, l'articolo 461, comma 5, stabilisce che il giudice che ha emesso il decreto di condanna "ne ordina l'esecuzione" solo qualora non sia stata proposta opposizione o questa sia stata dichiarata inammissibile (ordinanza di inammissibilità ricorribile per cassazione ai sensi del comma 6 del medesimo articolo), dall'altra, però, la legge non indica espressamente al giudice la diversa strada da percorrere nel caso in cui dichiari inammissibile o rigetti la richiesta di giudizio abbreviato.
Il legislatore lo ha fatto solo con riguardo alla richiesta di applicazione della pena a norma dell'articolo 444.
L'ultima parte del comma 1 dell'articolo 464 stabilisce, invero, che, ove il pubblico ministero non abbia espresso il consenso, il giudice deve emettere decreto di giudizio immediato (ovvero, ai sensi dell'articolo 557, decreto di citazione diretta a giudizio nel caso di reati appartenenti alla cognizione del tribunale monocratico per i quali non sia contemplata l'udienza preliminare).
Benché non sia espl.....

 

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