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IL GIUDIZIO ABBREVIATO - I° PARTE - di Renato Bricchetti, Consigliere Corte di Cassazione

1. Considerazioni introduttive sul sistema di accertamento della responsabilità amministrativa dell'ente dipendente da reato.

La responsabilità amministrativa degli enti disciplinata dal d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231, presupponendo l'illecito penale (recte, i reati di cui agli articoli 24 – 26) , si accerta nel procedimento penale, con le sequenze, gli strumenti e le garanzie di cui esso è provvisto.
Il principio è desumibile dall'articolo 34, che apre il capo III ("Procedimento di accertamento e di applicazione delle sanzioni amministrative") prevedendo l'applicabilità "in quanto compatibili" delle disposizioni del codice di procedura penale, comprese quelle di attuazione del medesimo, al quale fanno da corollario le disposizioni degli articoli 35 e 36; il primo, stabilendo che all'ente si applichino, in quanto compatibili, le disposizioni processuali relative all'imputato, pone l'ente medesimo nella condizione di poter fruire di tutte le garanzie accordate alla persona fisica – imputato (altro è, come si avrà modo di ribadire - v. infra par. 6 - il rappresentante dell'ente, che non può partecipare al processo se non attraverso una persona fisica che la rappresenti) ; l'articolo 36 stabilisce, invece, che il giudice penale competente a conoscere gli illeciti dell'ente è quello competente per i reati a cui accede l'illecito amministrativo.
Fermo restando che la responsabilità amministrativa dell'ente, pur presupponendo la commissione di un reato, è "autonoma" rispetto alla responsabilità penale della persona fisica (basti, in proposito, ricordare che, ai sensi dell'articolo 8, la responsabilità dell'ente resta ferma anche nel caso in cui il reato si estingua per cause diverse dall'amnistia), il meccanismo punitivo è stato congegnato in modo tale da correlare le vicende processuali delle persone fisiche (sottoposte alle indagini o imputate) e quelle dell'ente.
La norma dell'articolo 38, comma 1, prevede, infatti, come regola generale, il simultaneus processus: il processo nei confronti dell'ente dovrà, cioè, rimanere riunito, per quanto possibile, al processo penale che ha ad oggetto il reato presupposto della responsabilità dell'ente.
La regola non può, naturalmente, valere in ogni caso, ed infatti il comma 2 della stessa disposizione individua i casi in cui occorre procedere alla separazione. La completezza di questo sottosistema di "eccezioni" è, peraltro – come si vedrà (v. infra par. 9) – messa a dura prova, da un lato, dal fatto che l'accertamento della responsabilità e l'applicazione delle sanzioni all'ente può avvenire anche nei procedimenti speciali , dall'altro, dalla indiscussa possibilità, per l'ente e per l'imputato – persona fisica, di optare per strategie processuali diverse.
La responsabilità amministrativa dell'ente può essere accertata anche nei procedimenti speciali. Disposizioni particolari sono dedicate all'applicazione concordata della sanzione (articolo 63), al procedimento per decreto (articolo 64) ed al giudizio abbreviato (articolo 62).
A quest'ultimo sono dedicate le riflessione contenute in queste pagine.


2. IL giudizio abbreviato: il richiamo all'osservanza delle disposizioni del titolo I del libro sesto del codice di procedura penale (articolo 62, comma 1).

Al giudizio abbreviato il d.lgs. n. 231 del 2001 dedica l'articolo 62.
L'esordio ("per il giudizio abbreviato si osservano le disposizioni del titolo I del libro sesto del codice di procedura penale, in quanto applicabili") non è dei più felici perché mostra di dimenticare la citata disposizione generale contenuta nell'articolo 34.
Generatore di inutili dubbi interpretativi è anche il comma 2 dell'articolo 62, che, nell'enunciare le altre disposizioni del codice di rito applicabili ("se manca l'udienza preliminare, si applicano, secondo i casi, le disposizioni degli articoli 555, comma 2, 557 e 558 comma 8"), trascura che il giudizio abbreviato può innestarsi anche sul decreto di giudizio immediato (articolo 458) e che il giudizio direttissimo è previsto anche dinanzi al tribunale in composizione collegiale (articolo 449).
Il comma 1 afferma, dunque, che anche la disciplina del giudizio abbreviato nei confronti dell'ente va essenzialmente ricercata nell'articolo 438, che si occupa della richiesta, in particolare di legittimazione, forma e termini della medesima, negli articoli 441 e 441-bis, dedicati allo svolgimento del giudizio, nell'articolo 442, concernente la decisione, e nell'articolo 443 relativo all'appello.
Dette disposizioni, come si evince dall'incipit del comma 1 dell'articolo 438 c.p.p. ("L'imputato può chiedere che il processo sia definito nell'udienza preliminare"), disciplinano il rito che si svolge nel procedimento ordinario introdotto dalla richiesta di rinvio a giudizio, pur essendo applicabili, se compatibili ed in assenza di specifiche disposizioni, anche ai casi in cui il giudizio abbreviato si innesti nel procedimento ordinario introdotto da decreto di citazione diretta a giudizio e nei procedimenti speciali.
A queste evenienze sono, dunque, dedicate anche altre specifiche disposizioni. Per i casi in cui l'azione penale deve essere ordinariamente esercitata con decreto di citazione diretta a giudizio vengono in considerazione l'articolo 552, commi 1, lettera f), e 2, che impone, a pena di nullità , che il decreto contenga l'avviso che l'imputato ha facoltà di richiedere il giudizio abbreviato, l'articolo 555, comma 2, che disciplina il termine per l'esercizio di detta facoltà ("prima della dichiarazione di apertura del dibattimento") e l'articolo 556 che richiama espressamente all'osservanza delle citate disposizioni degli articoli 438 e seguenti.
Vengono poi in considerazione le disposizioni che disciplinano l'innesto del giudizio abbreviato nei procedimenti speciali.
Quanto al giudizio immediato, che concerne, in alternativa all'udienza preliminare, i soli reati per i quali la stessa sia prevista, il riferimento è all'articolo 456, comma 2, che stabilisce che il decreto di giudizio immediato deve contenere l'avviso che l'imputato può chiedere il giudizio abbreviato , ed all'articolo 458, che disciplina termini e modalità di presentazione della richiesta.
In relazione al procedimento per decreto relativo a reati per i quali sia prevista l'udienza preliminare, vanno raccordati l'articolo 460, comma 1, lettera e), che impone che il decreto di condanna contenga l'avviso che l'imputato può proporre opposizione entro quindici giorni dalla notificazione del decreto e può chiedere mediante l'opposizione il giudizio abbreviato , l'articolo 461, comma 3, specificamente dedicato all'opposizione ed alle eventuali richieste e l'articolo 464 dedicato al giudizio conseguente all'opposizione.
Ai reati per i quali non è prevista l'udienza preliminare è dedicato l'articolo 557 che, al comma 3, richiama l'osservanza delle disposizioni di cui agli articoli 459 e seguenti. Per quanto concerne, infine, il giudizio direttissimo dinanzi al tribunale in composizione collegiale, va anzi tutto rammentato l'articolo 451, comma 5, che impone al giudice di avvisare l'imputato della facoltà di chiedere il giudizio abbreviato.
E' poi l'articolo 452, comma 2, a disciplinare lo svolgimento del giudizio abbreviato attraverso un espresso richiamo alle già citate disposizioni di carattere generale. Infine, al giudizio direttissimo dinanzi al tribunale in composizione monocratica è dedicato l'articolo 55.....

 

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