Rivista 231 Rivista 231
     HOME          CHI SIAMO     HANNO COLLABORATO    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Gio, 23 Mag 2019
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


I PROFILI DI RESPONSABILITA' DEGLI AMMINISTRATORI NEI CONFRONTI DELLE SOCIETA' - di Ugo De Crescenzo, Presidente di sezione Tribunale di Vercelli



1. premessa

Perché sia giudizialmente affermata la c.d. responsabilità dell'ente – persona giuridica, per il fatto illecito commesso dal proprio amministratore, l'articolo 5 del d.lvo 5.6.2001 n. 231, prevede:
- la commissione, da parte dell'amministratore della società, di un fatto illecito tipico; - che il fatto ("illecito") sia stato commesso a vantaggio o nello interesse dell'ente societario medesimo.

In base all'articolo 8 dello stesso decreto, la responsabilità dell'ente sussiste anche nei casi in cui l'autore del reato non sia stato identificato o non sia imputabile, permanendo detta responsabilità, nei suoi effetti e nelle sue conseguenze, anche per il caso in cui il reato sia stato dichiarato estinto per causa diversa dall'amnistia.
Non è questa la sede (in quanto oggetto di altri e diversi scritti) per accertare la natura della responsabilità dell'ente societario, o quale il suo fondamento (di tipo amministrativo) che si aggiunge a quella penale dei suoi amministratori, dovendosi invece prendere in considerazione il diverso tema dell'esperibilità dell'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori che abbiano determinato la responsabilità della società secondo la disciplina di cui al d.lvo 231/2001.
In altri termini, si pone la questione se, "condannato" l'ente societario nell'ambito della vicenda penale e per effetto dell' applicazione delle disposizioni di cui al d.lvo 8.6.2001 n. 231, a causa della condotta dei suoi amministratori (ricorrendo ovviamente tutti gli altri presupposti ex artt. 5 e 6 d.lvo 231/2001), possa essere esercitata nei confronti di questi ultimi una delle azioni di responsabilità previste dalla vigente normativa civilistica (artt. 2392, 2394 e 2395 c.c.).
La risposta al quesito non può che essere positiva, anche se dovranno essere evidenziate le opportune distinzioni a seconda del tipo di azione di responsabilità; infatti, si deve ritenere che i componenti di un organo amministrativo di una persona giuridica possano rispondere, verso la società, verso i creditori sociali e verso qualsiasi terzo comunque danneggiato, dei fatti e delle condotte da loro posti in essere, anche quando abbiano determinato l'affermazione della responsabilità anche dell'ente societario e la sua condanna ad una delle sanzioni previste dagli artt. 24 e ss d.l.vo 8.6.2001 n. 231, perché se da un lato è vero che l'ente societario possa avere tratto vantaggio dalla azione illecita del proprio amministratore, è anche vero, che allo stesso ente è stato cagionato un danno patrimoniale in modo diretto o indiretto.
Ovviamente, come già accennato più sopra, diverso è l'atteggiamento della responsabilità a seconda della natura del soggetto danneggiato (società, terzo creditore, soci) e della natura del danno cagionato, pur nella identità della condotta dell'amministratore che trova sua manifestazione in una serie determinata di illeciti penali previamente individuati dal nostro legislatore. Sotto questo punto di vista è bene ricordare che gli illeciti che sono posti alla base per la affermazione della responsabilità di un ente – persona giuridica sono ripartibili in 4 gruppi:
a) reati che costituiscono espressione di condotte contro gli interessi della Pubblica amministrazione o contro la fede pubblica: artt. 316 bis, 316 ter, 640 II^ comma n. 1; 640 bis, 640 ter, 317, 318, 319, 319 ter, 320 321, 322 commi 1 e 3, 322 bis; 453, 454, 455, 457, 459, 464, 460, 461 Cp;
b) reati c.d. societari 2621, 2622, 2623, 2624, 2625, 2626, 2627, 2628, 2629, 2632, 2633, 2636, 2637, 2638 c.c.;
c) delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico;
d) delitti contro la personalità individuale: artt. 600, 600 bis, 600 ter, 601, 602 Cp.

Dei quattro gruppi, quello di cui alla lettera c) costituisce una c.d. categoria aperta in quanto qualsiasi illecito, rectius delitto, finalizzato ad un atto di terrorismo o eversione dell'ordine democratico, può essere fatto rientrare nella categoria in esame: per esempio il c.d. riciclaggio (art. 648 bis Cp), non contemplato in nessuna delle categorie tipiche dianzi elencate, se commesso mediante la strumentalizzazione di una società, da parte del suo amministratore, diviene rilevante, in subiecta materia, in quanto commesso, con finalità di tipo terroristico. Ovviamente, stante la particolarità del tema, non si riprende in questa sede la questione circa la completezza dell'elenco degli illeciti previsti dal legislatore con la finalità di estendere la c.d. responsabilità dell'ente societario, dovendosi solo rammentare che, gli illeciti penali in parola, perché si abbia la responsabilità della società, devono essere commessi nello interesse di quest'ultima.
Il coinvolgimento della società in una vicenda penale che abbia comportato la condanna della stessa a sanzione amministrativa è fatto che indubbiamente genera una responsabilità in chi agito, per i danni che la società stessa abbia ritratto. Secondo la disciplina vigente diverse sono le azioni di responsabilità esercitabili nei confronti degli amministratori di una società a seconda degli interessi lesi e della titolarità degli stessi.


2. l'azione di responsabilità sociale.

L'articolo 2392 c.c. prevede che gli amministratori debbano adempiere ai doveri imposti dalla legge e dallo statuto, con la diligenza richiesta dalla natura dello incarico e dalle loro specifiche competenze.
La disposizione fornisce un'indicazione sul contenuto della prestazione che deve essere data dall'amministratore nell'espletamento del suo mandato: "adempimento dei doveri previsti dalla legge" e "adempimento dei doveri previsti dall'atto costitutivo";
In tale ambito, qualsiasi azione posta in essere dagli amministratori nell'esercizio dell'attività di gestione, che si concreti in una violazione del dovere previsto dalla legge o dall'atto costitutivo costituisce il presupposto per l'esercizio dell'azione di responsabilità. Potrebbe ritenersi in prima battuta che l'amministratore, per evitare la responsabilità prevista dall'art. 2392 c.c. sia necessariamente ed esclusivamente tenuto al rispetto di quelle sole norme di legge che disciplinano (strictu iure) l'azione amministrativa: l'articolo 2392 c.c., così non può essere inteso, pena lo svuotamento del suo contenuto. Infatti, qualsiasi azione posta in essere dall'amministratore della società nell'ambito della sua gestione, in quanto direttamente riferibile alla società stessa, deve rispettare il canone della legalità delle norme di legge che disciplinano la specifica attività svolta.
Di conseguenza, la responsabilità dell'amministratore scaturisce da ogni e qualsivoglia violazione di qualsiasi norma in quanto regolatrice di condotta nello esercizio della attività dell'amministratore. In tale contesto, tenuto conto del rapporto che lega lo amministratore all'ente amministrato, si è in presenza, pacificamente di una "responsabilità contrattuale", come tal disciplinata dall'art. 1218 c.c., con tutti i susseguenti relativi vincoli di ordine probatorio.
Di qui discende che la violazione delle fattispecie penali richiamate dal d.lvo 8.6.2001 n. 231, in quanto commessa nell'ambito della gestione di un ente societario, costituisce, di per sé solo, fonte di responsabilità verso la società per i danni alla stessa cagionati per effetto della commissione dell'illecito con coinvolgimento della società. Tale responsabilità ovviamente si pone sia nel caso in cui la condotta tipica, penalmente illecita, comm.....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze