Rivista 231 Rivista 231
     HOME          CHI SIAMO     HANNO COLLABORATO    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Mer, 23 Gen 2019
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


LA RESPONSABILITÀ "AMMINISTRATIVA" DEGLI ENTI: REATI PRESUPPOSTO E MODELLI ORGANIZZATIVI - II° PARTE - di Angelo Carmona, Ordinario di Diritto Penale Facoltà Giurisprudenza Università Luiss Roma

(segue)

3.2. In conclusione su questo non secondario aspetto del d.lgs. 231, mi pare di poter rievocare la ben nota idea che nihil sub sole novi (Ecclesiaste, I, 10), per cui si cerca conforto pensando come non sia da oggi che nell'intersecarsi tra economia e diritto si inneschi un gioco di specchi nel quale libertà e immunità (dal reato) si confondono l'una nelle sembianze dell'altra.
Certo il peso gettato sulla bilancia da parte di chi possiede potere economico può ben essere difficilmente resistibile e, per l'effetto, l'uso del potere di normazione esplicarsi nella creazione di spazi di non intervento a carattere sostanzialmente esentativo e di privilegio.
Tuttavia mettersi al sicuro dal pericolo di confondere libertà e immunità è – come i giuristi ben sanno – comunque sempre possibile; basta seguire, nell'opera di normazione, la duplice prospettiva che la Costituzione ci fornisce: il principio personalistico attuato, con la massima effettività, nell'alveo della organizzazione solidaristica dei rapporti sociali.
Il penalista (interprete o legislatore) non può esimersi dal misurare su questo parametro i criteri di ricostruzione del sistema giuridico o i progetti di normazione.
Se, dunque, ogni «realtà», che trova il suo inquadramento nel diritto, deve essere pensata in modo da tutelare, nella misura il più rassicurante possibile, la persona, la questione di fondo in questi temi, da risolvere ogni volta nello specifico caso, è la individuazione di una misura di libertà economica che si ponga in armonia con i principi costituzionali espressi in materia di individuo e personalità; esigenza, questa, che ancor più si impone al giorno d'oggi per il particolare rilievo che proprio la libertà economica assume in un sistema liberistico rispetto alla realtà esistenziale degli individui.
Al dunque: padronissimo il Parlamento di limitare o ampliare il catalogo dei reati presupposto alla responsabilità degli enti (non avendo, come ovvio, alcun obbligo costituzionale di penalizzazione, tanto meno può averne sul piano della responsabilità amministrativa o su quello di una nuova terza via); meno libero il Governo – di fronte alla diversa scelta ( costituzionalmente orientata) del Parlamento operata per legge delega – di pretermettere la tutela dell'individuo (artt. 589 e 590 c.p.), direttamente o indirettamente aggredito, lasciando libera e immune la gestione criminale dell'attività produttiva in un sistema giuridico che ora ne ammette e prevede concretamente la specifica responsabilità.
Credo proprio che «l'aggravio di effetti sanzionatori rappresentato dalla responsabilità diretta degli enti collettivi, che si aggiunge a quella delle persone fisiche» (come abbiamo già letto nella Relazione), se ritenuto necessario per concussioni, corruzioni e frodi varie a danno dello Stato (tutela del profitto lecito e del mercato) ancor più avrebbe dovuto ammettersi rispetto a fatti, frutto diretto della organizzazione operativa dell'impresa, lesivi o pericolosi per l'incolumità individuale, pubblica o per l'ambiente.


4. Le incoerenze si assommano le une alle altre
Giunti alla conclusione che sarebbe stato più logico dare al nuovo sistema piena effettività, in modo coerente alle premesse di politica criminale sottostanti alla scelta di innovazione, non si può tacere come le introduzioni di nuove ipotesi di reato presupposto agli artt. 25 bis, 25 quater, e 25 quinquies, superino nei fatti la impostazione «minimalista», tradendo, però, nel contempo le stesse ragioni della riforma, legate (come si è visto) al contenimento giuridico della evoluzione patologica dell'attività di impresa.
Ricordo la Relazione ove, con puntualità, si dice che nella «cornice criminologia della criminalità d'impresa» si distinguono «da un lato, gli illeciti collegati a delitti precipuamente indirizzati al conseguimento di ingiustificati profitti, di regola espressione di una politica aziendale che mira ad aggirare i meccanismi di legalità che regolano la concorrenza e l'esercizio dell'attività produttiva; dall'altro lato, le violazioni che conseguono a reati espressivi di una colpa di organizzazione, che rappresenta una (e senz'altro la più grave) forma di proiezione negativa derivante dallo svolgimento dell'attività di impresa (il ri.....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze