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Sab, 28 Nov 2020
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AFFINITÀ E DIVERGENZE TRA PRESCRIZIONE DEL REATO E PRESCRIZIONE DELL’ILLECITO AMMINISTRATIVO DELL’ENTE - di Tommaso Guerini, Professore a contratto di Diritto Penale Commerciale nell’Università di Bologna – Alma mater studiorum, Avvocato



1. Prescrizione del reato e responsabilità amministrativa da reato degli enti collettivi nella legge "Spazzacorrotti"

L'iter legislativo che ha portato all'approvazione della l. 9 gennaio 2019, n.3, recante "Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici" è stato accompagnato da veementi polemiche .
Il provvedimento, al quale è stato imposto l'appellativo di Spazzacorrotti", reca nel nome il proprio destino di passare alla storia – malgré soi – come uno dei primi esemplari di legislazione penale dell'epoca dal populismo di governo e si snoda in una pluralità di disposizioni, di diritto sostanziale e modificative del codice di rito .
Al di là della retorica del cambiamento, ci pare che la parte essenziale dell'articolato si ponga in una linea di profonda continuità rispetto alle ormai numerose leggi anticorruzione introdotte a partire dal 2012 , apportando un significativo inasprimento dell'apparato sanzionatorio per i reati in materia di pubblica amministrazione, sia con riferimento alle pene principali , sia quanto alle pene accessorie, tra le quali spicca – anche per gli evidenti profili di incostituzionalità – il cd. DASPO per i corrotti .
In un provvedimento siffatto non potevano mancare riferimenti al decreto legislativo 231/01, ormai una consolidata vedette della politica criminale in materia di economia e di impresa.
Oggetto di intervento è stato l'art. 25, novellato con l'aggiunta al catalogo dei reati presupposto del delitto di traffico di influenze illecite (art. 346 bis c.p.) e con un generale inasprimento delle sanzioni pecuniarie e interdittive
Al di là delle critiche – più o meno velate – espresse nei confronti dell'ennesimo intervento che mira ad inasprire ulteriormente una disciplina già caratterizzata da una ormai draconianamente sanzionata e nella quale sanzioni amministrative, penali e interdittive si accalcano nel punire tanto le persone fisiche, quanto gli enti collettivi, l'attenzione della comunità scientifica dei penalisti italiani si è concentrata sulle modifiche alla disciplina della prescrizione, introdotte dall'art. 1, lett. d), e) ed f) della legge 3/2019.
La nuovissima prescrizione – nuova ancora essendo quella introdotta dalla Riforma Orlando , sostituita ancor prima di aver avuto occasione di passare al vaglio della prassi – entrerà in vigore – salvo eventuali milleproroghe – il 1° gennaio 2020 , e, quantomeno nelle intenzioni del legislatore, è destinata a rendere l'estinzione del reato per il trascorrere del tempo un'ipotesi del tutto residuale, attraverso il meccanismo della sospensione del decorso degli effetti prescrittivi in caso di pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna, fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell'irrevocabilità del decreto di condanna.
Pur essendo destinata a provocare una vera e propria rivoluzione, la riforma del 2019 è si limita a riscrivere gli artt. 158, 159 e 160 del codice penale senza – perlomeno sul piano strettamente formale – alterare l'assetto complessivo della disciplina dell'istituto, che rimane ancora regolato dalle disposizioni introdotte nel 2005 dalla cd. legge ex Cirielli .

Le novità sono però di grande rilievo e attengono tanto al termine iniziale, quanto a quello finale di decorrenza della prescrizione.
Quanto al dies a quo, la novità di maggior rilievo riguarda il reato continuato, con la reintroduzione all'art. 158 c.p. della regola secondo la quale – in ossequio a una visione unitaria del reato continuato – fa decorrere il termine prescrizionale dal momento in cui è cessata la continuazione e non dalla data di consumazione dei singoli reati avvinti nel vincolo teleologico della continuazione .
Assai più rilevanti le modifiche che riguardano il dies ad quem del decorso del termine di prescrizione del reato.
Operando sul testo dell'art. 159 , il legislatore ha previsto al secondo comma che "il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronuncia di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell'irrevocabilità del decreto di condanna".
A ben vedere, non si tratta di una vera sospensione, bensì dell'individuazione di un nuovo termine finale, individuato non nella definitività del giudizio, come da sempre avveniva nella tradizione italiana, ma nella pronuncia di primo grado o nell'emissione del decreto penale di condanna.
Dunque, una prescrizione profondamente diversa da quella che le diverse generazioni di penalisti che si sono alternati sui banchi delle aule universitarie e di giustizia hanno imparato a conoscere sin dai tempi del Regno d'Italia.


2. La prescrizione del reato all'epoca dell'entrata in vigore del d.lgs. 231/01

Il fulcro di queste nostre riflessioni è il rapporto tra prescrizione penale e prescrizione dell'illecito amministrativo; tuttavia, prima di addentrarci in questioni strettamente legate al declinarsi di tale rapporto, non possiamo esimerci dall'affrontare alcuni aspetti preliminari.
Una prima questione attiene alla dimensione politico-criminale.
Ci pare infatti che la dimensione politica abbia in questo caso un peso preponderante rispetto al dato tecnico.
Non è nostra intenzione rinfocolare il dibattito tra coloro che sostengono le ragioni di un irrigidimento della disciplina e coloro che, invece, criticano tale scelta, pur essendo inutile nascondere che chi scrive avverte maggiori affinità con chi aderisce a quest'ultima linea di pensiero.
Invero, il discorso sulla prescrizione, presenta articolazioni e complessità antiche, solo parzialmente riprese dal dibattito contemporaneo.
A differenza di altri istituti, di più semplice collocazione sul piano sistematico e dalla ratio maggiormente intellegibile, le s.....

 

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