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Dom, 26 Set 2021
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DALLA RISERVA DI CODICE PROBLEMI DI COORDINAMENTO CON LA 231 - di Alessio Scarcella, Consigliere della Corte Suprema di Cassazione



1. La riserva di codice: generalità

Con il d.lgs. 1 marzo 2018, n. 21, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 63 del 22 marzo 2018, è stata data attuazione di una delle deleghe contenute nella legge 23 giugno 2017, n. 103 (c.d. "legge Orlando"), e in particolare di quella − prevista dall'art. 1, co. 85, lettera q) della suddetta legge – relativa all'introduzione del principio della "riserva di codice" nel nostro ordinamento penale.
Il decreto reca "Disposizioni di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale a norma dell'art. 1, co. 85, lettera q), della legge 23 giugno 2017, n. 103" ed è in vigore dal 6 aprile 2018 .
La nuova normativa incide significativamente sia sulla parte generale, sia sulla parte speciale del codice penale, contemporaneamente operando corpose abrogazioni all'interno della legislazione complementare.
Oggetto di riforma sono numerose figure di reato o circostanze che, dalle leggi speciali, vengono trasferite all'interno del codice penale: operazione che ha visto, tra l'altro, la creazione di un nuovo Capo I-bis all'interno del Titolo XII del Libro II del codice penale, intitolato ai "delitti contro la maternità", e di una Sezione I-bis all'interno del Capo III del medesimo titolo, dedicata ai "delitti contro l'uguaglianza".
Oltre a ciò, il legislatore delegato ha al contempo provveduto a una risistemazione delle basi normative del controverso istituto della c.d. confisca "allargata", che ora trova disciplina all'interno di una norma di parte generale del codice.
Il nuovo criterio-guida per il legislatore penale voluto dal delegante è ora codificato nell'art. 3-bis del codice penale, introdotto dall'art. 1 d.lgs. 21/2018 e rubricato "Principio della riserva di codice".
Secondo tale norma, "nuove disposizioni che prevedono reati possono essere introdotte nell'ordinamento solo se modificano il codice penale ovvero sono inserite in leggi che disciplinano in modo organico la materia".
Tale scelta è animata, già nelle intenzioni del delegante, dall'esigenza di garantire "una migliore conoscenza dei precetti e delle sanzioni e quindi (…) l'effettività della funzione rieducativa della pena".
L'obiettivo, dunque, è una razionalizzazione complessiva della normativa penale, all'esito della quale il cittadino possa trovare le fattispecie idonee a configurare una sua responsabilità penale esclusivamente all'interno del codice penale o, in alternativa, all'interno di leggi "di settore" che disciplinino in maniera omogenea e omnicomprensiva una certa materia (come i c.d. Testi Unici, quali ad esempio il d.P.R. 309/90 in materia di stupefacenti o il d.lgs. 286/98 in materia di immigrazione, che infatti non hanno subito alcun intervento ablativo).
Accanto a tali istanze di razionalizzazione, il legislatore delegato appare guidato anche dalla prospettiva di un "diritto penale minimo o essenziale", auspicando – nella Relazione illustrativa che accompagna il decreto − che la riforma possa innescare "un processo virtuoso che ponga freno alla proliferazione della legislazione penale, rimettendo al centro del sistema il codice penale e ponendo le basi per una futura riduzione dell'area dell'intervento punitivo, secondo un ragionevole rapporto tra rilievo del bene tutelato e sanzione penale".
Appare nondimeno evidente, trattandosi pur sempre di un principio inserito in una norma di legge ordinaria, come esso non possa costituire un argine effettivo per un futuro legislatore che non voglia attenersi a tale precetto; la medesima preoccupazione è del resto condivisa anche dal legislatore delegato, che tuttavia all'interno della già citata Relazione illustrativa manifesta ottimismo nel ritenere che il nuovo art. 3-bis − non a caso inserito nella parte generale del codice penale − possa assurgere al rango di norma di indirizzo, in grado di ispirare ed efficacemente incidere sulla futura produzione normativa in materia penale.
Conformemente all'enunciato principio di "riserva di codice", il decreto interviene altresì sulla parte speciale del sistema penale, provvedendo a spostare all'interno del codice penale numerose figure di reato già esistenti nell'ordinamento, con contestuale abrogazione (operata dall'art. 7 del decreto) delle corrispondenti disposizioni finora contenute nella normativa complementare.
Per quanto qui di interesse, di estremo rilievo è, da un lato, l'inclusione all'interno del Capo III della nuova Sezione I-bis dedicata ai "delitti contro l'uguaglianza". All'interno di essa, il nuovo art. 604-bis c.p. punisce ora, come già in precedenza l'art. 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654 (Ratifica ed esecuzione della convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966), le condotte di "propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa".
Dall'altro, trova collocazione tra i "delitti contro l'ambiente" di cui al Titolo VI-bis del Libro II il delitto di "Attività or.....

 

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