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Lun, 6 Lug 2020
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IL POSITION PAPER DI CONFINDUSTRIA SULLA RESPONSABILITA’ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI DURANTE IL REGIME PANDEMICO. NOTE MINIME “CONTROCORRENTE” - di Sandro Bartolomucci, Avvocato, Partner LS Lexjus Sinacta



E' stato appena pubblicato (10 giugno 2020) il Position Paper elaborato dall'Area Affari legislativi di Confindustria dal titolo "La responsabilità amministrativa degli enti ai tempi del COVID-19".
Chi scrive ha approfondito, anche sulle pagine di questa Rivista, le molteplici tematiche e problematiche insorte per gli enti collettivi con il regime pandemico e amplificate da connotati peculiari, quali: l'imprevedibilità e la dimensione mondiale dell'evento, l'ipertrofia (e talora il carattere atecnico) degli interventi di normazione delle Autorità, l'effetto dell'inusitato lockdown imposto con la dichiarazione di "emergenza nazionale " ai sensi del D.Lgs. n. 1/2018, nonché il deficit di conoscenza (tuttora non colmato) da parte del mondo medico-scientifico circa i fattori generativi, di propagazione e curativi del virus sconosciuto.
Il documento dell'autorevole Organizzazione rappresentativa delle Imprese offre quindi l'occasione per alcune note minime su talune valutazioni e indicazioni in esso espresse.
Sebbene il sottotitolo reciti "Prime indicazioni operative", in verità l'approccio al tema e talune soluzioni prospettate recepiscono orientamenti di taluna Dottrina, o prassi consolidatesi già manente la Fase 1.
Cosicché, in prossimità della Fase 3, talune soluzioni prospettate potrebbero risultare non coerenti o superate dalla realtà fattuale.

Il focus della riflessione di Confindustria ruota intorno alla valutazione dell'impatto del Covid-19 sui Modelli ex D.Lgs. 231/2001 e sulla realizzabilità dei reati tipici, con conseguente valutazione sull'an e il quando degli interventi autorganizzativi in chiave special-prevenzionale.
L'approccio prescelto adotta un distinguo di natura teorico-oggettiva del profilo del rischio Covid-19 contrapponendo "Rischi indiretti": occasioni ulteriori legate allo stato pandemico che incrementano la potenzialità commissiva di tipologie di reato-presupposto già note all'ente collettivo; e "Rischi diretti": causalmente derivanti e conseguenti al contagio del virus, cui sono esposte indistintamente tutte le imprese, con impatto sulla Salute e Sicurezza dei lavoratori, rischio-reato già contemplato sub art. 25 septies, D.Lgs. 231/2001 e disciplinato dal D.Lgs. 81/2008, TUSL.
Nonostante la diversa natura del rischio, in entrambi le ipotesi si ritiene non necessario, né conseguente l'aggiornamento del Modello 231, risultando i rischi indiretti già coperti dall'originario Modello, mentre per quelli diretti richiedendosi al più un'integrazione – da valutare caso per caso – con le prescrizioni anti-contagio statuite dalle Autorità.
Chiaramente, il distinguo operato presuppone la differenziazione sottostante tra imprese dotate di un Compliance Program, rispetto a quelle che ne risultino tuttora sprovviste.
Orbene, partiamo con l'esprimere qualche perplessità circa l'assunto della rico.....

 

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