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Dom, 5 Apr 2020
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PRIME RIFLESSIONI SULLA NECESSITÀ CHE L’ODV CHIEDA AL DATORE DI LAVORO DI INTEGRARE IL DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI A FRONTE DEL COVID-19 - di Antonio Isoldi e Daria Polidoro, Avvocati penalisti, Partners di Villa Isoldi & Associati



L'emergenza per il COVID-19 ha costretto i datori di lavoro ad attuare le misure igieniche di contrasto emanate nei provvedimenti governativi, tra i quali il Decreto legge 23 febbraio 2020 n. 6, i D.P.C.M. del 4, 9 e 11 marzo 2020 e il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14.3.2020 .
I provvedimenti del Governo hanno poi richiesto agli stessi di scegliere, nell'ambito delle attività produttive non sospese, quali mansioni potessero essere svolte con una modalità di lavoro agile (smart working) ovvero quali attività potessero essere momentaneamente sospese, utilizzando l'istituto delle ferie o dei congedi.
Gli interventi normativi d'urgenza hanno obbligato, quindi, ogni datore a rivalutare, alla luce della particolare situazione contingente, l'organizzazione del lavoro in modo da garantire la sicurezza e la salute dei propri lavoratori e della cittadinanza in genere, in ottemperanza al generale obbligo di tutela dei propri dipendenti previsto dall'art. 2087 c.c.

Ciò detto, deve essere però compreso se a fronte di tale situazione sia sufficiente adottare i presidi e le scelte suggerite dalle norme, oppure se sia necessario andare oltre ed effettuare una valutazione specifica del rischio epidemico – di regola non previsto per le attività produttive non a contatto con agenti biologici – anche semplicemente come rischio occasionale e potenziale.
A tale proposito va detto che, a seguito dell'emergenza COVID-19, la questione circa l'eventuale obbligo di aggiornamento del DVR e della valutazione dei rischi biologici è effettivamente dibattuta.
Il dubbio nasce dalla questione se il rischio biologico da Coronavirus rappresenti o meno un rischio professionale, ovvero se esso sia un rischio per la salute dei lavoratori nel luogo di lavoro.
La risposta è chiaramente positiva e di facile intuizione se si parla di realtà lavorative dove i lavoratori sono soggetti a un incremento del rischio perché direttamente a contatto con il virus, con agenti biologici o a rischio di esposizione, come accade ad esempio nel settore della sanità o nei labor.....

 

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