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Gio, 23 Mag 2019
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ANCORA SULLA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEL PROCESSO NEI CONFRONTI DELL'ENTE: LA GIURISPRUDENZA FRA IMMOTIVATI REVIREMENT E DISCUTIBILI MOTIVAZIONI - di Ciro Santoriello, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Torino



1. La posizione della Cassazione e della Corte costituzionale in ordine alla costituzione di parte civile nel processo nei confronti degli enti collettivi.

Niente da fare, al dibattito sulla possibilità di esercitare l'azione civile nel processo nei confronti degli enti collettivi la giurisprudenza (in particolare quella di merito) non vuole saperne di porre termine.
La questione concernente la possibilità di esercitare l'azione civile, ai sensi degli artt. 74 ss. c.p.p., nel processo nei confronti degli enti collettivi ai sensi del D.Lgs. 231 del 2001 è oggetto di un contrasto risalente che però sembrava ormai sopito. Infatti, sul tema – che ha costituito oggetto anche di numerosi interventi dottrinali - dopo che si era riscontrata una divaricazione di opinione nell'ambito della giurisprudenza di merito, sia pur con una prevalenza della posizione contraria - si era pronunciata la Cassazione sostenendo che nessuna possibilità di istanza di risarcimento potrebbe essere formulata nei confronti dell'ente collettivo posto l'illecito attribuito a tale soggetto è "strutturato nella forma di una fattispecie complessa", della quale "il reato costituisce solo uno degli elementi fondamentali dell'illecito", sicché "tale illecito non si identifica con il reato commesso dalla persona fisica, ma semplicemente lo presuppone"; assodata dunque "l'autonomia dell'illecito addebitato all'ente" e la distinzione fra la responsabilità e quella della persona fisica, ne discende che "l'eventuale danno cagionato dal reato non coincide con quello derivante dall'illecito amministrativo di cui risponde l'ente".
Questa autonomia fra illecito dell'ente ed il reato-presupposto della medesima preclude, secondo i giudici romani, la possibilità di estendere la competenza del giudice penale a conoscere dell'illecito dell'ente tramite il ricorso agli artt. 74 c.p.p. e 185 c.p.: proprio l'autonomia dei fatti illeciti (rispettivamente ascritti alla persona fisica e all'ente, che risponde per un fatto proprio, diverso da quello posto in essere dalla persona fisica) induce a escludere la fondatezza del richiamo, tanto più che il sistema non accredita certo il principio generale dell'azione risarcitoria nel processo penale, prevedendo al contrario l'art. 75 c.p.p. il favor separationis. Da ultimo, poi la Cassazione ha evidenziato come non sia neppure "individuabile un danno derivante dall'illecito amministrativo, diverso da quello prodotto dal reato": diversamente ragionando, si giungerebbe infatti alla conclusione che il danno da reato può essere indifferentemente attribuito alla condotta della persona fisica o dell'ente, il che contraddice, da un lato, la diversità dei fatti illeciti e, dall'altro, l'autonomia dei comportamenti rispettivamente riferibili alla persona fisica e all'ente. In sostanza, quand'anche si volesse riconoscere l'ammissibilità della costituzione di parte civile nei confronti di una persona giuridica, tale modalità di esercizio dell'azione di risarcimento sarebbe senza effetto posto che "i danni riferibili al reato sembrano esaurire l'orizzonte delle conseguenze in grado di fondare una pretesa risarcitoria', escludendo che possano esservi danni ulteriori derivanti direttamente dall'illecito dell'ente" .
Questa conclusione è stata successivamente ritenuta non meritevole di censure dalla Corte costituzionale. La Consulta, infatti, a fronte di una denuncia di costituzionalità della disciplina presente nel D.Lgs. 231 del 2001 nella parte in cui non consente, nella sovra menzionata interpretazione fornitane dalla Cassazione, la costituzione di parte civile, così penalizzandosi in maniera significativa le ragioni delle persone offese e dei danneggiati dall'illecito commesso con la "partecipazione o collaborazione" dell'ente collettivo, ha evidenziato come i soggetti danneggiati dall'illecito del reato commesso a vantaggio di una società possano comunque trovare soddisfazione nel processo penale, chiamando la persona giuridica quale responsabile civile in relazione al fatto delle persone fisiche, cercando così soddisfazione della loro pretesa risarcitoria per via meramente indiretta .


2. La (sorprendente) decisione della Corte di Assise di Taranto….

A fronte di questo quadro che pareva ormai consolidato, si registra una nuova, difforme, presa di posizione della giurisprudenza di merito. La Corte di assise di Taranto, nell'ambito del processo cd. "ambiente pulito" relativo ai gravi fatti di inquinamento ambientale commessi nell'ambito dell'impianto siderurico dell'ILVA ha riconosciiuto la possibilità di esercitare l'azione di risarcimento danni anche nei confronti degli enti collettivi .
A giustificazione della propria conclusione la Corte di Assise osserva in primo luogo come il legislatore del 2001 non abbia esercitato la delega di cui all'articolo 11 comma 1 lettera v) l. 300/2000, il quale indicava al legislatore delegato di «prevedere che il riconoscimento del danno a seguito dell'azione di risarcimento spettante al singolo socio o al terzo nei confronti degli amministratori dei soggetti […] di cui sia stata accertata la responsabilità amministrativa […] non sia vincolato dalla dimostrazione della sussistenza di nesso di causalità diretto tra il fatto che ha determinato l'accertamento della responsabilità del soggetto ed il danno subito» e «che la disposizione non operi nel caso in cui il reato è stato commesso da chi è sottoposto alla direzione o alla vigilanza di chi svolge funzioni di rappresentanza o di amministrazione o di direzione, ovvero esercita, anche di fatto, poteri di gestione e di controllo, quando la commissione del reato è stat.....

 

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