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Gio, 23 Mag 2019
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IL PATTEGGIAMENTO NON ESCLUDE IL PROCESSO SE L'IMPRESA NON RISARCISCE L'ENTE PUBBLICO OFFESO - di Francesco Vignoli, Avvocato dello Stato di Milano



Seppure risulti ancora controversa la natura giuridica (penale, amministrativa, tertium genus) della responsabilità dell'ente, non sembra possano sussistere contestazioni circa l'autonomia dell'illecito ex d.lgs. n. 231/10.
L'art. 8 del d.lgs. citato esclude che, per punire l'ente, debba essere individuato il reo-persona fisica. La responsabilità dell'ente si innesta, ossia non prescinde dall'illecito della singola persona fisica, probabilmente per evitare di deresponsabilizzare il singolo. Tuttavia, un rigido meccanismo di riflesso rischierebbe di entrare di frequente in difficoltà, attesa, nella prassi, la non sempre agevole individuazione della mano umano. Onde evitare una pericolosa lacuna di tutela, il legislatore tiene l'ente responsabile ex art. 8 anche quando l'autore del reato non è stato identificato o non è imputabile. Viene così smentito il meccanismo di una responsabilità necessariamente consequenziale (che si potrebbe trarre da una mera disamina dell'art. 1), per un modello eventualmente consequenziale e concretamente autonomo nel caso in cui non venga individuata la persona fisica.
L'autonomia dell'illecito dell'ente, però, nulla toglie in relazione alle tradizionali (in quanto precedenti all'intervento riformatore del 2001) forme di tutela della persona offesa. La novella, infatti, tende a superare l'anacronistica vigenza del principio societas delinquere non potest, implementando e non sguarnendo le forme di protezione sociale.
In altri termini, e più concretamente ai fini dell'oggetto della presente trattazione, l'impresa non può confidare con certezza, una volta escluso, con il patteggiamento, il processo a suo carico, di evitare il giudizio penale avviato a carico del reo-persona fisica. Con lo strumento deflattivo dell'applicazione della pena su richiesta, l'impresa non scongiura il rischio del processo, potendo la persona offesa, nel contesto del giudizio a carico della mano umana, citare in giudizio, in qualità di responsabile civile, l'ente collettivo.
Con la citazione si introduce una domanda prettamente civilistica, seppur nel contesto di un giudizio penale. Pertanto, sembra opportuno prendere le mosse dal profilo strettamente civilistico della questione, facendo riferimento all'impostazione tradizionale, secondo la quale la responsabilità civile di un ente è ancorata al disposto dell'art. 2049 c.c.
La norma prevede la responsabilità in capo al padrone o al committente per un fatto illecito del dipendente o del commesso, consentendo l'esercizio nel processo penale delle pretese civilistiche nei confronti dell'ente per danni cagionati dal reato realizzato dalla persona fisica.
La novella del 2001 non esclude la disciplina pregressa. Diversamente si avrebbe una diminuzione di tutela che, senza dubbio, il legislatore non ha voluto.

Poniamo il caso che il rappresentante legale di una società consegni una somma di denaro all'assessore ai lavori pubblici di un Comune perché si impegni, secondo l'accusa, a mutare la destinazione urbanistica del compendio immobiliare recente.....

 

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