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Gio, 23 Mag 2019
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L'ESECUZIONE DELLA MISURA CAUTELARE INTERDITTIVA APPLICATA A SEGUITO DI APPELLO DEL PUBBLICO MINISTERO - di Andrea Guerrerio, magistrato presso il tribunale di Brescia



Introduzione
L'art. 52, D.Lgs. 231/2001 disciplina i mezzi di impugnazione esperibili dall'ente (per il tramite del suo difensore ) avverso le misure cautelari interdittive, misure che si ricavano per sottrazione intelligente dallo stesso elenco delle sanzioni interdittive (art. 9, c. 2, D.Lgs. 231/2001), occorrendo infatti valutare la compatibilitÓ delle sanzioni con la natura cautelare dell'intervento.
Quanto alla disciplina dell'appello, impugnazione proponibile avverso tutti i provvedimenti in tema di misure cautelari interdittive, l'art. 52 citato fa espresso rinvio alle disposizioni di cui all'art. 322 bis, c. 1 bis e 2, c.p.p.
Il tema che specificamente si intende qui affrontare concerne l'esecutivitÓ dell'eventuale ordinanza con cui il Tribunale (Tribunale, in composizione collegiale, sito nel capoluogo di provincia in cui ha sede l'ufficio del giudice che ha adottato il provvedimento impugnato), in accoglimento dell'appello proposto dal pubblico ministero, applichi ex novo una misura interdittiva, oppure applichi misura interdittiva pi¨ grave (o secondo modalitÓ pi¨ gravose, come recita l'art. 50, c. 2, D.Lgs. 231/2001 nell'ipotesi inversa della sostituzione) di quella disposta dal giudice di prime cure.
Ed invero, come noto, nelle omologhe situazioni relative alle misure cautelari personali, l'art. 310, c. 3, c.p.p. prevede che l'esecuzione dell'ordinanza con cui il Tribunale (distrettuale) del riesame accoglie l'appello del Pubblico Ministero disponendo l'applicazione di una misura cautelare personale (o dispone una misura pi¨ grave di quella applicata in prima battuta ) venga differita (rectius: sospesa) sino a che la decisione non sia divenut.....

 

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