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I REATI IN MATERIA DI DIRITTO D'AUTORE E IL MODELLO ORGANIZZATIVO 231: CONFIGURABILITA' E PREVENZIONE - di Andrea Milani e Michele Bonsegna, avvocati



1. Del diritto d'autore e della responsabilità amministrativa degli enti

L'introduzione dell'art. 25-novies nel corpus legislativo del dlgs. 231/01, avvenuta ad opera della legge 99/2009, ha comportato la rilevanza dei reati c.d. in materia di diritto d'autore ai fini della configurabilità della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.
A partire dall'entrata in vigore della norma, infatti, qualora un soggetto in posizione apicale ovvero un suo sottoposto vadano a commettere uno dei reati previsti dall'art. 25-novies nell'interesse o a vantaggio dell'ente per cui operano, è configurabile la responsabilità amministrativa dell'ente stesso, in forza dei principi generali di cui al dlgs. 231/01.
Autorevole dottrina ha già avuto modo di esprimersi esaurientemente sulle singole fattispecie di reato oggetto della novella citata, con particolare riferimento all'ambito informatico.
Pienamente condivisibili appaiono, sul punto, le perplessità in ordine alla disciplina (anche solo) penalistica delle norme in esame: dal bene tutelato alla definizione delle condotte a mente dell'imprescindibile principio di legalità e tassatività, dall'elemento psicologico al confine tra illeciti penali ed amministrativi, le problematiche sulla materia si susseguono spietatamente, lasciando l'interprete in balia di una giurisprudenza sostanzialmente mutevole nel tempo e non sempre eccessivamente garantista.
Quello che qui rileva, pur in considerazione di quanto sopra, è come l'introduzione di tali fattispecie nel novero di quelle cosiddette sensibili ex dlgs. 231/01 incida sulla valutazione del rischio per gli enti, sull'elaborazione di un idoneo modello di organizzazione e sull'efficace attività dell'organismo di vigilanza.
Presupposto indefettibile è, come noto, che una delle fattispecie di reato di cui all'art. 25-novies, nel caso che ci occupa, venga commessa nell'interesse o a vantaggio dell'ente da un soggetto in posizione apicale ovvero da un soggetto sottoposto alla direzione o vigilanza del primo .
Pienamente condivisibile è come "la violazione della normativa sul diritto d'autore [si concretizzi] in un chiaro ed immediato vantaggio economico per il soggetto che pone in essere la condotta criminosa" ; ai fini della responsabilità amministrativa dell'ente, tuttavia, occorre che la condotta criminosa procuri interesse o vantaggio in capo all'ente stesso.

Così, fermandosi – nella casistica – all'ipotesi più classica dell'utilizzo abusivo di programmi informatici, non sarà sufficiente che la persona fisica duplichi illecitamente un programma in utilizzo sul supporto informatico aziendale al fine di farne un uso extra-aziendale personale a mezzo del PC personale: in tal caso, infatti, sarà a chiamato a rispondere del fatto di reato l'autore-persona fisica, e non anche la persona giuridica, che dalla condotta non ha evidentemente tratto alcun vantaggio o maturato un interesse.
A conclusioni diverse si perviene nell'ipotesi che vede la duplicazione del software (per rimanere nell'esempio) al fine di un suo utilizzo endo-aziendale: in tale caso, è evidente come l'omessa corresponsione della royalty dovuta per tale uso costituisca un risparmio di costi e – conseguentemente – concretizzi il vantaggio dell'ente, che ne potrà essere chiamato a rispondere.
Si assiste, dunque, ad una coincidenza tra il "profitto" che costituisce la finalità del reato (su tutti, si veda l'art. 171bis l. 633/41 ) ed il vantaggio tratto dall'illecito da parte dell'ente.
Tale coincidenza fa sì che la persona giuridica sia chiamata a rispondere anche allorquando la condotta illecita sopra esposta non si collochi nell'alveo di una politica aziendale (illecita), ma sia il frutto dell'iniziativa estemporanea di un dipendente che – abbisognando di un determinato programma informatico per l'espletamento delle proprie attività lavorative – se ne procuri, ad esempio a mezzo della rete, una copia abusiva.
Anche in tale caso, infatti, sarebbe configurabile il vantaggio dell'ente che – comunque – non è stato chiamato a sostenere dei costi per soddisfare l'esigenza lavorativa del proprio dipendente; e, ad ogni modo, la condotta illecita del dipendente sarebbe ascrivibile ad una colpa organizzativa dell'ente, che non aveva predisposto idonei meccanismi volti a prevenire anche la condotta estemporanea.
La coesistenza di questi elementi, pertanto, sarebbe sufficiente (e necessaria) a fondare la responsabilità amministrativa della persona giuridica, anche in assenza di una sua parva volutas sistematica o pianificata.
Emerge allora inequivoca l'esigenza, per le persone giuridiche, di predisporre quei sistemi e quelle cautele atti non solo ad impedire la formazione di una volontà sistematica di porre in essere gli illeciti che ci occupano, ma anche a prevenire quelle condotte estemporanee che sarebbero comunque idonee e comportarne la responsabilità amministrativa.
Pleonastico ricordare come i sistemi e le cautele di cui si parla consistono nell'adottare ed efficacemente attuare, prima della commissione del fatto di reato, un modello di organizzazione e gestione idoneo alla prevenzione del reato stesso e nell'affidare ad un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza del modello adottato, nonché sul suo aggiornamento .
Ed allora, nel prosieguo, ci si propone di illustrare alcune riflessioni finalizzate anzitutto all'individuazione dei rischi di verificazione dei reati in materia di violazione del diritto d'autore; in secondo luogo alla predisposizione di idonei protocolli di prevenzione; infine, all'attività dell'organismo di vigilanza.
La varietà delle fattispecie di reato rese sensibili ex dlgs. 231/01 dalla legge 99/2009, tuttavia, porta a svolgere tali riflessioni con riferimento anzitutto ai reati de quibus in relazione ai sistemi informa.....

 

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