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CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE, SENTENZA 38343/2014: PRIME OSSERVAZIONI - di Ciro Santoriello, Sostituto Procuratore della Repubblica di Torino

1. La recente decisione della Cassazione sul disastro della Thyssen Krupp affronta, fra molteplici profili, anche diverse tematiche attinenti la responsabilità da reato degli enti collettivi.
La ragione di tale intervento della Corte di legittimità si spiega in quanto la decisione si riferiva ad un infortunio sul lavoro in cui erano deceduti ben 7 dipendenti della società coinvolta e la competente Procura della Repubblica riteneva che nella vicenda fosse rinvenibile anche una responsabilità della persona giuridica contestando alla stessa la violazione dell'art. 25 septies d.lg. n. 231 del 2001. Tale contestazione era ritenuta corretta è fondata dai giudici di merito di primo e secondo grado, i quali condannavano perciò la società per tali fatti.
Contro le decisioni dei giudici di merito la società proponeva ricorso per cassazione incentrando le sue censure su diversi profili, non avanzando in realtà alcuna riflessione di particolare novità ma semplicemente limitandosi a riproporre alcune perplessità che da tempo la (sola) dottrina – o meglio parte della stessa – avanza nei confronti della normativa contenuta nel d.lgs. N. 231 del 2001. Nessuno di questi motivi di ricorso ha trovato accoglimento presso la Corte di Cassazione; come vedremo, la sentenza, in proposito, non presenta particolari profili dì novità, limitandosi a ribadire affermazioni già presenti in altre e precedenti decisioni nonché avanzate in dottrina: tuttavia, nonostante tale mancanza di originalità, la decisione in parola è rilevante, sia in relazione alla particolare autorevolezza del soggetto da cui proviene e sia perché, almeno con riferimento alla tematica della responsabilità dell'ente collettivo per reati colposi, pare di poter sostenere che tale decisione segni la definitiva consacrazione della tesi della piena compatibilità fra la realizzazione di un delitto colposo e la circostanza che lo stesso sia stato commesso nell'interesse o a vantaggio della società.

2. Il primo profilo di particolare rilievo affrontato dalla decisione attiene alla compatibilità dell'intera disciplina contenuta nel D.lg. N. 231 del 2001 con le disposizioni costituzionali in tema colpevolezza penale.
A fronte delle perplessità avanzate sul punto, la Cassazione esclude che la predetta normativa violi il principio della responsabilità per fatto proprio, per due ordini di profili. In primo luogo, il reato commesso dalla persona fisica inserita nell'organizzazione aziendale è commesso nell'interesse o nel vantaggio dell'ente ed è quindi addebitabile a quest'ultima in virtù del rapporto di immedesimazione organica che lega il primo al secondo: in sostanza, la persona fisica agisce per conto della società ed è quindi opportuno che questa – che ottiene benefici da tale condotta – ne sopporti anche le conseguenze neg.....

 

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