IL NUOVO REATO DI COMBUSTIONE ILLECITA DI RIFIUTI - di Antonio Salvatore, Avvocato in Ferrara



Nel "De dignitate et augmentis scientiarum" di Francesco Bacone (1623) si trova, incastonato in forma di aforismi, un vero e proprio manuale di tecnica normativa, che evidenzia la totale confusione ed approssimazione in cui operano gli attuali "conditores", il più delle volte in preda a contingenti ondate emozionali e sulla scorta dell'emergenza, incuranti dell'impianto complessivo in cui le nuove normative sono destinate ad operare.
Tradotto, l'aforisma dedicato all'oscurità delle leggi suona, più o meno, così: "duplice può essere la maniera di emettere un nuovo statuto: l'una, se conferma e convalida gli antichi relativamente al medesimo soggetto, qui addizioni, là cambiamenti introducendo; l'altra se abroga e cassa quanto prima si trovava ordinato, e nella piena integrità, nuova ed uniforme legge statuisce. Si segua la seconda guisa; in quanto la prima rende complicate e perplesse le ordinanze; e per quanto sane fossero mai le innovazioni, rimane sempre nel corpo delle leggi la parte infetta che doveva togliersi e che vizia il tutto. E' ben vero che tenendo dietro al secondo modo, di maggior diligenza fa uopo, mentre trattasi di determinare una legge, e prima di emanare la nuova tutte le antiche occorre aver svolte e ponderate; ma per il futuro, preziosa ne emergerà concordia di leggi".
Con l'emanazione del d.l. 10/12/2013 n. 136, recante "Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali ed a favorire lo sviluppo delle aree interessate" (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 10/12/2013 n. 289), si è sventuratamente (ma prevedibilmente ) seguita la prima guisa, introducendo nel d. lgs. 152/2006 ("T.U. Ambientale"), l'art. 256 bis ("Combustione illecita di rifiuti"), senza inserire tale fattispecie di nuovo conio nel "catalogo" dei reati-presupposto generanti responsabilità amministrativa a carico dell'Ente.
Si è, in tal modo, aggravata l'anomalia per cui nel "catalogo" non è stata inserito, a suo tempo - dal d.lgs. 121/2011 - l'articolo 256, comma 2, che sanziona l'abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti da parte di titolari di imprese o responsabili di enti: ipotesi che statisticamente trova il maggior riscontro nella casistica processuale. Vanificando, così, l'intento legislativo, e discostandosi dalla Direttiva 2008/99/CE.
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