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13 giugno 2014 (c.c. 12 marzo 2014) n. 25201 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione II penale* (sequestro preventivo anche nella forma per equivalente finalizzato alla confisca del profitto del reato di aggiotaggio - legittimità del sequestro anche nel caso in cui la società sia successivamente ammessa al concordato preventivo e quindi dichiarata fallita con conseguenti modifica degli addebiti e contestazione di reati fallimentari - all’esito del procedimento il giudice di merito cui competerà valutare se disporre la confisca e il quantum della stessa dovrà tener conto anche di quanto emerge dalla procedura concorsuale e correlativamente il curatore potrà far valere gli interessi della massa dei creditori all'interno del procedimento penale - è nel corso del processo penale e attraverso il curatore che possono farsi valere i diritti acquisiti dai terzi in buona fede - il fallimento della società non determina l'estinzione dell'illecito o delle sanzioni irrogate)




REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE II PENALE

Composta dagli Ill.mi Signori Magistrati
Dott. Antonio Esposito - Presidente -
Dott. Antonio Prestipino - Consigliere -
Dott. Adriano Iasillo - Consigliere relatore -
Dott. Geppino Rago - Consigliere -
Dott. Giovanni Verga - Consigliere -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Sul ricorso proposto dagli Avvocati …, difensori di fiducia della s.p.a. (X) in persona del curatore fallimentare dott. …, avverso l'ordinanza del Tribunale di Bologna, in data 20/07/2013.
Sentita la relazione della causa fatta dal Consigliere Adriano Iasillo.
Udita la requisitoria del Sostituto Procuratore Generale, dottor Massimo Galli, il quale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
Uditi gli Avvocati … - difensori di fiducia della s.p.a. (X) in persona del curatore fallimentare dott. … - che depositano motivi aggiunti e concludono per l'accoglimento del ricorso.

OSSERVA

Il G.I.P. del Tribunale di Bologna, con decreto del 04/05/2012 e successiva integrazione del 18/05/2012, dispose il sequestro preventivo, anche nella forma per equivalente, nel confronti della s.p.a. (X) di danaro, titoli, valori, beni mobili e immobili fino alla corrispondenza del profitto dei reati di cui ai capi di imputazione Q ed R pari a complessivi Euro 37.780.637,30.
Avverso tale provvedimento la s.p.a. (X) propose istanza di riesame. Il Tribunale di Bologna, con ordinanza del 23/06/2012, accolse la predetta istanza di riesame e, quindi, annullò il decreto di sequestro del 04.05.2012 e successiva integrazione del 18.05.2012.
Ricorse per Cassazione il Procuratore della Repubblica di Bologna che con due distinti motivi denunciò la violazione di legge - in relazione agli artt. 321 c.p.p., 5 e 6 d.lgs. n. 231 del 2001 - per avere il Collegio del riesame immotivatamente escluso - pure con travisamento delle prove - che … (tutti con incarichi dirigenziali nella s.p.a. (X)) avessero commesso il reato di formazione fittizia del capitale sociale anche nell'interesse della stessa società ovvero a vantaggio della medesima, essendo stata artificiosamente aumentata la sua affidabilità nei confronti dei terzi; nonché per avere erroneamente trascurato che - a norma dell'art. 6, V comma, d.lgs. n. 231 del 2001 - è sempre disposta la confisca del profitto che l'ente ha tratto dal reato, anche per equivalente. Questa Suprema Corte - con sentenza della Sesta Sezione penale del 22.05.2013 n. 24559 - accolse il ricorso del Procuratore della Repubblica e pertanto annullò l'ordinanza impugnata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Bologna. In particolare, nella sentenza si ricorda che in tema di responsabilità da reato delle persone giuridiche e delle società l'espressione normativa "l'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o suo vantaggio" (art. 5 d.lgs. n. 231 del 2001), non contiene un'endiadi, perché i termini hanno riguardo a concetti giuridicamente diversi, potendosi distinguere un interesse "a monte" per effetto di un indebito arricchimento, prefigurato e magari non realizzato, in conseguenza dell'illecito, da un vantaggio obbiettivamente conseguito con la commissione del reato, seppure non prospettato "ex ante", sicché l'interesse ed il vantaggio sono in concorso reale (Sez. 2, Sentenza n. 3615 del 20/12/2005 Cc. - dep. 30/01/2006 - Rv. 232957). Si sottolinea, poi, nella sentenza che la responsabilità della persona giuridica non è affatto esclusa nel caso in cui l'ente abbia avuto un interesse concorrente con chi - in posizione qualificata nella sua organizzazione - abbia commesso il reato presupposto (nel caso di specie aggiotaggio, di cui all'art. 2637 del c.c.). Pertanto, afferma questa Corte, anche se … abbiano avuto di mira il conseguimento di benefici personali (consistenti nell'artificioso incremento tanto del capitale sociale, passato da 2.300.000 a 36.780.000 Euro, quanto del patrimonio netto, fatto crescere da 2.370.676 a 50.939.627 Euro) appare frutto di un'erronea applicazione della norma in esame l'aver affermato che l'accertato fittizio aumento del capitale sociale e del patrimonio, attuato mediante le innanzi descritte operazioni aggiotaggio, non fosse stato realizzato anche nell'interesse ovvero in vantaggio della medesima (X). In particolare nella sentenza si specifica che non è corretto far coincidere l'interesse oggettivo con le soggettive intenzioni e rappresentazioni dell'agente, poiché quel requisito finirebbe per essere ingiustificatamente identificato con il dolo specifico che riguarda la sfera soggettiva dell'autore del reato presupposto e non l'ente. La corte evidenzia che dagli elementi di prova acquisiti - evidenziati nel decreto genetico della misura e analiticamente richiamati nel ricorso - era risultato che quell'incremento del capitale e del patrimonio aveva determinato un aumento dell'affidabilità della medesima compagine sociale nei confronti dei terzi e una sensibile moltiplicazione del valore delle azioni della società che si stava accingendo ad essere quotata in borsa. La sesta Sezione di Questa Corte rileva, poi, nell'ordinanza impugnata un'altra evidente violazione di legge poiché il Tribunale ha annullato il decreto di sequestro preventivo e ha, conseguentemente, ordinato la restituzione di quanto già sottoposto a vincolo.....

 

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