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2 maggio 2013 (c.c. 10 gennaio 2013) n. 19051 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione VI penale* (carattere di sanzione principale, autonoma e obbligatoria della confisca prevista dall'art. 19 d.lgs. 231 del 2001, avente natura afflittiva e funzione di deterrenza in vista di prevenzione generale e speciale - l'uso della locuzione “può” contenuta nel secondo comma dell'art. 19 cit. non trasforma in sanzione facoltativa la confisca di valore ma sta semplicemente a significare che perché abbia luogo questo tipo di confisca il giudice deve preventivamente verificare l'impossibilità di procedere alla confisca diretta del prezzo o del profitto e l'equivalenza di valore tra i beni confiscati e il prezzo o il profitto derivante dal reato - non c'è alcuna differenza con la confisca per equivalente regolamentata nel codice penale (artt. 322-ter, 640-quater, 644 c.p.)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SESTA SEZIONE PENALE

composta da:
Giovanni de Roberto - Presidente -
Arturo Cortese
Giorgio Fidelbo - Relatore -
Pierluigi Di Stefano
Ercole Aprile
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto dalla
Curatela del fallimento della società (X) s.r.l., in persona di (A);
avverso l'ordinanza del 5 luglio 2012 emessa dal Tribunale di Bari;
visti gli atti, l'ordinanza impugnata e il ricorso;
udita la relazione del consigliere dott. Giorgio Fidelbo;
udite le richieste del sostituto procuratore generale Alfredo Pompeo Viola, che ha concluso per l'annullamento con rinvio dell'ordinanza impugnata;
uditi gli avvocati … che hanno insistito per l'accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Con provvedimento del 14.6.2012 il G.i.p. del Tribunale di Bari disponeva a carico della (X) s.r.l. il sequestro preventivo, anche per equivalente, a fini di confisca ex artt. 19 e 53 d.lgs. 231/2001, di un locale a piano terra sito in Bari in …, di una multiproprietà sita in Cortina d'Ampezzo e di alcuni conti correnti accesi presso Istituti di credito, per una somma complessiva di euro 160.000, corrispondente al profitto derivante dai reati di corruzione e truffa aggravata posti in essere a vantaggio della società (X) da (B), quale amministratore di fatto, in concorso con funzionari pubblici, tra cui …, direttore generale della Asl …, Francesco Lippolis, direttore amministrativo della stessa Asl, nonché … e …, rispettivamente Capo area e funzionario della Gestione e Patrimonio della Asl ….
Con il medesimo provvedimento il G.i.p. disponeva analogo sequestro anche nei confronti degli indagati, in relazione ai reati di corruzione e truffa di cui ai capi B), C) e D) della imputazione provvisoria.
Secondo l'accusa gli indagati avrebbero costituito una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione ed il patrimonio, composta da privati imprenditori e da funzionari pubblici preposti ai vertici dell'Asl …, allo scopo di favorire gli interessi delle aziende legate ai (B), tra cui la (X).
Nel caso in esame la (X), tramite l'amministratore di fatto (B), aveva fornito quattro tavoli OPT 100 ai Presidio ospedaliero … per il prezzo di euro 513.187,99, prezzo ritenuto sproporzionato rispetto al valore reale dei beni, risultante dal confronto con l'acquisto dello stesso numero di tavoli, della stessa tipologia e provenienza acquistati dalla Asl di … al prezzo di 370.029,81, sicché il sequestro ha riguardato il profitto costituito dal maggior prezzo ricavato dalla vendita grazie all'attività corruttiva del (B), pari ad euro 160.000.

2. Contro il sequestro proponeva istanza di riesame la Curatela della (X), dichiarata fallita con sentenza del 14.6.2010, che chiedeva la revoca della misura cautelare reale e la restituzione dei beni in quanto soggetto estraneo ai reati.

3. Con ordinanza dei 5.7.2012 il Tribunale di Bari ha respinto l'istanza di riesame.
I giudici hanno innanzitutto escluso che la Curatela del fallimento possa considerarsi terzo estraneo al reato; inoltre, hanno sottolineato, da un lato, che la confisca non ha carattere punitivo, ma solo cautelare, dall'altro, che l'applicabilità della confisca ai beni delle persone giuridiche per i reati commessi dai vertici è espressamente prevista dall'art. 19 d.lgs. 231/2001.
Inoltre, hanno ritenuto insussistente il profilo di illegittimità del sequestro dedotto con riferimento all'asserito difetto di motivazione in ordine alla prevalenza delle ragioni sottesa alla confisca rispetto a quelle attinenti alla tutela dei legittimi interessi del creditori della procedura fallimentare, puntualizzando che un bilanciamento di tali contrapposti interessi è configurabile solo nell'ipotesi di confisca facoltativa e non anche di confisca obbligatoria, come nel caso in esame in cui trova applicazione l'art. 322-ter c.p.: in presenza di una confisca obbligatoria le ragioni di tutela dei terzi creditori sono recessive rispetto alle prevalenti esigenze di tutela della collettivi.....

 

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