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4 Aprile 2003 - ordinanza - Tribunale di Roma - giudice per le indagini preliminari dr.ssa Finiti* (idoneità dei modelli organizzativi a prevenire reati della specie di quello verificatosi - riparazione delle conseguenze del reato - criteri di scelta delle misure cautelari interdittive - esenzione dell’ente da responsabilità per fatti commessi al suo interno in presenza di determinati requisiti - caratteristiche funzionali del modello - continuazione dell’attività dell’ente a seguito della nomina di un commissario giudiziale - revoca della misura del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione inizialmente prospettata, tenuto conto delle caratteristiche dell’ente)

Il provvedimento affronta il tema della idoneità dei modelli organizzativi a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
Il Giudice, investito della richiesta del Pubblico Ministero di adozione della misura cautelare del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per il termine di un anno nei confronti di società il cui rappresentante è accusato di fattispecie corruttive, procede alla valutazione dell'idoneità dei modelli organizzativi adottati onde verificare – anche alla stregua dei contenuti della perizia all'uopo disposta – se le società abbiano eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato e ricorra, quindi, la condizione prevista dalla lett. b) dell'art. 17 del D.lgs. 231/2001 affinchè le sanzioni interdittive non si applichino.
Il Giudice osserva, testualmente:

 

"In sostanza le specifiche misure adottate dal gruppo … F … possono essere sommariamente indicate nell'autolimitazione dell'operatività, nell'adozione del modello organizzativo e nelle misure di controllo al riguardo previste; nelle dimissioni del presidente del consiglio di amministrazione della società capogruppo e nella corresponsione rateale di una somma di denaro all'INAIL a titolo di risarcimento del danno - salva e impregiudicata ogni questione sulla fondatezza dell'ipotesi accusatoria - e, infine, nell'adozione di misure di perfezionamento del modello con la delibera del 24/3/2003, adottata all'esito del deposito dell'elaborato peritale, a seguito dei rilievi ivi formulati.
Osserva il giudice che la condotta prevista dal citato art. 17 lett. b) è sostanzialmente identica a quella prevista dall'art. 12 comma 2° lett. b) relativa ai casi di riduzione della sanzione pecuniaria.
I moduli organizzativi e di gestione dell'ente vengono previsti anche dall'art. 6 del citato decreto, norma che prevede che l'ente vada esente da responsabilità qualora i reati siano stati commessi da persone poste in posizione di vertice all'interno dell'azienda e ricorrano una serie di requisiti.
Tra questi la lett. a) dell'art. 6 richiede che l'organo dirigente abbia «adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli organizzativi e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi».
I modelli debbono necessariamente rispondere alle esigenze previste dal 2° comma dell'art. 6 citato, ovverossia individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati (nell'ipotesi evidentemente di predisposizione dei modelli prima della commissione del fatto, come prevede l'art. 6), prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire, prevedere l'istituzione di un organismo di vigilanza deputato a verificarne il buon funzionamento, individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati, prevedere specifici obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e sull'osservanza dei modelli e, infine, introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello organizzativo.
Si tratta di indicazioni fornite dal legislatore in via preventiva, utilizzabili evidentemente, con i necessari adattamenti, anche ai modelli organizzativi predisposti dall'ente ex post, dunque, ex art. 17.
Le linee guida indicate dall'art. 6 hanno, cioè, indubbia valenza anche in relazione ai modelli organizzativi previsti dall'art. 17, ma ritiene il Giudice che alla diversità di situazioni - modelli adottati in via preventiva in un caso, dopo la contestazione dell'illecito nell'altro - debba corrispondere un diverso ambito di operatività e incisività dei modelli.
I protocolli rivolti a «procedimentalizzare» la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente ove vengano adottati non in funzione di prevenzione del rischio, ma successivamente al verificarsi dell'illecito, non potranno non tener conto nel concreto della situazione che ha favorito la commissione dell'illecito, sì da eliminare le carenze organizzative che hanno determinato il reato. Si tratta di una valutazione da formularsi dunque non in termini esclusivamente prognostici ed ipotetici, ma anche in considerazione del dato fattuale desumibile dalla prospettazione accusatoria.
Conseguentemente, in siffatta ipotesi, il contenuto programmatico dell'attività dell'ente, specificato nei modelli, in relazione al quale l'intervento normativo non prevede rigide formule o cristallizzazioni, dovrà essere mirato e calibrato espressamente sulle carenze organizzative che hanno favorito la commissione del reato.
Il criterio di minimizzazione del rischio, richiamato … nell'elaborato ed evidenziato nella relazione governativa, vale cioè per i modelli organizzativi predisposti e.....

 

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