Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Lun, 29 Nov 2021
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2021
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


10 gennaio 2013 (c.c. 19 settembre 2012) n. 1256 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione III penale* (il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente previsto dall'art. 19, c. 2, del D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 nei confronti delle persone giuridiche non può essere disposto sui beni di qualsiasi natura appartenenti alla persona giuridica ove si proceda per le violazioni finanziarie commesse dal legale rappresentante della società sulla base dell'art. 1 comma 143 della legge n. 244 dei 2007, atteso che gli artt. 24 e ss. del D.Lgs. 231/2001 non prevedono i reati fiscali tra le fattispecie in grado di giustificare l'adozione del provvedimento, salva sempre l'ipotesi in cui la struttura aziendale costituisca un apparato fittizio utilizzato dal reo per commettere gli illeciti nel qual caso il reato non risulta commesso nell'interesse o a vantaggio di una persona giuridica ma a diretto vantaggio del reo attraverso lo schermo dell'ente)




REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
TERZA SEZIONE PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Saverio Felice Mannino - Presidente -
Dott. Renato Grillo - Consigliere -
Dott. Giovanni Amoroso - Consigliere -
Dott. Silvio Amoresano - Consigliere -
Dott. Elisabetta Rosi - Rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Milano
nei confronti di:
1) (X) S.P.A.
avverso l'ordinanza n. … Tribunale Libertà di Milano, del 22/11/2011
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Elisabetta Rosi;
sentite le conclusioni del P.G. Dott. Gioacchino Izzo che ha chiesto il rigetto del ricorso;
uditi i difensori avv. … che, in via principale, insiste nella dichiarazione di inammissibilità del ricorso, in subordine chiede il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. Il Tribunale del riesame di Milano con ordinanza del 22 novembre 2011, depositata il 15 dicembre 2011, ha annullato, su ricorso promosso dalla difesa di (X) s.p.a., il decreto di sequestro preventivo della somma di 245.056.118,49 euro, emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano in data 18 ottobre 2011, quale profitto del delitto di cui agli artt. 3 del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, 112 n. 1, 61, n. 7 ed 81 cpv c.p. (sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte), in relazione al quale risultano indagati (A), in qualità di executive-officer della società, ed altri, in riferimento alle condotte indicate negli articolati capi di imputazione che, in estrema sintesi, concernono la c.d. operazione ..., relativa a tre articolate operazioni finanziarie, effettuate in data 1/3/2007, 9/4/2008 e 7/11/2008, attraverso le quali venne effettuata una fraudolenta dissimulazione degli interessi attivi, ottenuti per effetto di un contratto di finanziamento interbancario, trasfigurati quale dividendi da investimento in strumenti partecipativi di capitali (titoli in lire turche) emessi da società lussemburghesi appartenenti al gruppo bancario ..., ed in quanto tali sottoposti a tassazione solo per il 5% del loro ammontare lordo, con esclusione della restante parte dell'utile (95%) dal computo del reddito imponibile, con conseguente risparmio di imposta su tale ammontare, in riferimento agli esercizi 2007 e 2008.
2. I giudici del riesame, dopo aver affermato la propria competenza territoriale, posta in discussione con il ricorso, sebbene ai soli fini della fase del riesame, seppure disattendendo le deduzioni difensive, hanno comunque annullato il decreto di sequestro preventivo. I giudici hanno ritenuto da un lato, che l'art. 322 ter c.p. operi al di fuori dell'ambito di applicazione del d.lgs n. 231 del 2001 concernente la responsabilità delle persone giuridiche, in quanto tale norma ha la finalità di aggredire l'illecito profitto del reato conseguito dal reo purché lo stesso si trovi nella sua disponibilità, anche se confluito nel patrimonio di una persona giuridica, non avendo rilievo la disciplina del d.lgs. n. 231 del 2001; dall'altro il Collegio del riesame ha ritenuto che nel caso di specie fosse insussistente proprio il presupposto della disponibilità, in quanto l'amministratore delegato agisce nell'ambito dei poteri conferiti dal Consiglio di amministrazione e non ha la disponibilità dei beni sociali, né poteva affermarsi che (X) fosse una società schermo utilizzata dagli indagati per ottenere un personale illecito arricchimento.
3. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'annullamento dell'ordinanza, ex art. 606, lett. b) c.p.p., per erronea applicazione dell'art. 321 c. 2 c.p.p., dell'art. 322 ter c.p. e dell'art. 1 c. 143 legge n. 244 del 2007. Il Tribunale avrebbe ritenuto interrotto il rapporto organico tra l'amministratore delegato dell'epoca dei fatti e (X) s.p.a. sulla base della errata considerazione che le persone indagate non avevano la disponibilità della somma in sequestro. Secondo la pubblica accusa è pacifica in giurisprudenza l'applicabilità della confisca per equivalente anche a beni appartenenti alle persone giuridiche alle quali sono imputati i comportamenti dei rappresentanti che agiscono nell'ambito dei poteri e facoltà conferiti loro dall'ente stesso. Nel caso di specie, l'amministratore delegato aveva agito nel diretto interesse dell'ente, per cui le somme sottratte fraudolentemente al pagamento delle imposte costituivano profitto del reato. Né poteva dirsi interrotto il rapporto di rappresentanza organica al momento della commissione dei fatti, in quanto tale rapporto si era interrotto solo in epoca successiva alla consumazione dei reati contestati.
Il Tribunale avrebbe inoltre errato nell'interpretare il concetto di disponibilità dei beni: infatti, l'art. 322 ter c.p. richiama la possibilità di sottoporre a confisca i beni profitto del reato di cui il responsabile ha la disponibilità, per il solo caso in cui gli stessi non appartengano a persona estranea, ma nel caso di specie l'ente non è affatto definibile quale persona estranea al reato, in quanto le Sezioni Unite hanno chiarito che può dirsi persona estranea al reato solo chi non partecipi in alcun modo alla commissione di esso od all'utilizzazione dei profitti che ne sono derivati. Poiché l'art. 1 c. 143 della legge n. 244 del 2007 ha previsto l'estensione della confisca per equivalente ai reati tributari, dovendosi considerare profitto di frode fiscale le somme sottratte al pagamento delle imposte, tale profitto è stato conseguito, nell'esclusivo interesse dell'ente, dagli autori del reato, i quali hanno operato del rapporto di rappresentanza organica; pertanto la confisca potrà essere utilmente disposta nei confronti della società anche quando l'attività illecita sia stata posta in essere per mezzo di un rapporto di rappresentanza organica nell'esclusivo interesse dell'ente.
4. Con memoria del 17 luglio 2012, la difesa di (X) s.p.a., nel richiamare le argomentazioni già spese innanzi al Tribunale del riesame, pur prendendo atto che l'ordinanza di annullamento del decreto di sequestro era stata fondata su basi diverse da quelle prospettate nel .....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze