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Lun, 27 Mag 2019
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I REATI PRESUPPOSTO DELLA RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI: PUNTI FERMI E QUESTIONI CONTROVERSE - II° PARTE - di Sergio Beltrani, Magistrato in Cassazione



(segue)


4. La responsabilità degli enti da reato complesso (fattispecie: frode fiscale e truffa aggravata ai danni dello Stato).

Con riguardo alla frode fiscale (che di per sé non figura nel catalogo dei reati-presupposto della responsabilità dell'ente, ma che contiene, come elemento costitutivo, la truffa aggravata ai danni dello Stato, che – al contrario – in quel catalogo figura), ci si è chiesti se sia configurabile la responsabilità dell'ente in relazione a un reato complesso ex art. 84 c.p., di per sé non inserito nel catalogo dei reati-presupposto, ma che presenti, come elemento costitutivo, un reato al contrario inserito in detto catalogo.
La giurisprudenza, ancora una volta richiamando i principi di tassatività e tipicità, si è orientata in senso negativo:
"Qualora il reato commesso nell'interesse o a vantaggio di un ente non rientri tra quelli che fondano la responsabilità ex D.Lgs. n. 231 del 2001 di quest'ultimo, ma la relativa fattispecie ne contenga o assorba altra che invece è inserita nei cataloghi dei reati presupposto della stessa, non è possibile procedere alla scomposizione del reato complesso o di quello assorbente al fine di configurare la responsabilità della persona giuridica" (Cass. pen., sez. II, 28.10.2009 n. 41488, in http://www.rivista231.it/Legge231/Pagina.asp?Id=602: fattispecie relativa all'annullamento del provvedimento di sequestro preventivo a fini di confisca del profitto del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato contestato a una società in seguito alla sua enucleazione da quello di frode fiscale contestato invece agli amministratori della medesima).
Si è, in particolare, osservato che:
"Il principio di legalità, cui è ispirato l'intero sistema penale nonché l'ordinamento settoriale della responsabilità degli enti, impedisce infatti che possa "scomporsi" il reato complesso - ovvero qualsiasi altra figura criminosa che ne assorba un'altra, esaurendo in sé l'intero disvalore del fatto - al fine di far derivare, da una parte artificialmente separata della condotta posta in essere ed isolatamente riguardata, quelle conseguente sanzionatorie che solo da essa, e non invece da quella globalmente considerata dalla legge, conseguirebbero".
L'applicazione all'ente di una sanzione (nella specie, si trattava della confisca per equivalente) in ordine ad un'ipotesi criminosa (la contestata frode fiscale) che non la contempla violerebbe il principio di stretta legalità, non potendo l'interprete valorizzare esclusivamente gli elementi della truffa aggravata contenuti nel delitto tributario (che finora il legislatore non ha inserito nel catalogo dei reati-presupposto della responsabilità degli enti contenuto nella sezione III del capo I del D.Lgs. n. 231 del 2001), poiché in tal modo egli eluderebbe l'espressa voluntas legis; risulterebbe, peraltro, irragionevole la "scomposizione" del delitto di frode fiscale, al fine di attribuire rilievo – soltanto con riguardo alla responsabilità della persona giuridica – unicamente a una sua componente.
In ordine ai rapporti tra frode fiscale e truffa aggravata ai danni dello Stato va segnalato un successivo intervento delle Sezioni Unite penali le quali, superando il contrasto nelle more insorto sui rapporti tra le due fattispecie de quibus, hanno ritenuto che:
"È configurabile un rapporto di specialità tra le fattispecie penali tributarie in materia di frode fiscale (artt. 2 ed 8, D.Lgs. n. 74 del 2000) e il delitto di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640, comma 2, n. 1, c.p.), in quanto qualsiasi condotta fraudolenta diretta alla evasione fiscale esaurisce il proprio disvalore penale all'interno del quadro delineato dalla normativa speciale, salvo che dalla condotta derivi un profitto ulteriore e diverso rispetto all'evasione fiscale, quale l'ottenimento di pubbliche erogazioni" (Cass. pen., Sez. un., 19 gennaio 2011 n. 1235, rv. 248865: la Corte, richiamando il cosiddetto principio di assimilazione sancito dall'art. 325 del T.F.U.E., ha precisato che le predette fattispecie penali tributarie, repressive anche delle condotte di frode fiscale in materia di I.V.A., esauriscono la pretesa punitiva dello Stato e dell'Unione Europea perché idonee a tutelare anche la componente comunitaria, atteso che la lesione degli interessi finanziari dell'U.E. si manifesta come lesiva, in via diretta ed indiretta, dei medesimi interessi).
La fattispecie esaminat.....

 

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