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15 novembre 2012 (c.c. 26 settembre 2012) n. 44824 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione V penale* (il fallimento della società non è equiparabile alla morte del reo e quindi non determina l'estinzione della sanzione amministrativa prevista dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231)




REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
QUINTA SEZIONE PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Aldo Grassi - Presidente -
Dott. Antonio Bevere - Consigliere -
Dott. Carlo Zaza - Consigliere -
Dott. Gerardo Sabeone - Consigliere -
Dott. Paolo Giovanni Demarchi Albengo - Rel. Consigliere -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma
nei confronti di:
1) (X) S.A.
avverso la sentenza n. … del giudice dell'udienza preliminare di Roma, del 09.01.2012
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Paolo Giovanni Demarchi Albengo;
Il Procuratore generale della Corte di cassazione, dr. Gioacchino Izzo, ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso.
Per la (X) S.A. in fallimento è presente l'Avvocato…, il quale chiede il rigetto del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1. (X) S.A. in fallimento è imputata:
a. dell'illecito amministrativo previsto dagli articoli 5 e 25-ter lett. S del decreto legislativo 08/06/2001, numero 231, in relazione alla commissione del delitto di cui agli articoli 81 cod. pen. e 2638, comma due, cod. civ., delitto commesso nell'interesse ed a vantaggio della società da persona (A) che rivestiva al momento del fatto funzioni di rappresentanza della società, quale amministratore di diritto (capo B);
b. dell'illecito amministrativo previsto dagli articoli 5 e 25-sexìes dei decreto legislativo 08/06/2001, numero 231, in relazione alla commissione del delitto di cui agli articoli 110, 81 cod. pen. e 135 del decreto legislativo 24/02/1998, numero 58, delitto commesso nell'interesse ed a vantaggio della società da persona (A) che rivestiva al momento del fatto funzioni di rappresentanza della società, quale amministratore di diritto (capo AA);
c. dell'illecito amministrativo previsto dagli articoli 5 e 25-ter lett. S del decreto legislativo 08/06/2001, numero 231, in relazione alla commissione del delitto di cui agli articoli 110 cod. pen. e 2638, comma due, cod. civ., delitto commesso nell'interesse ed a vantaggio della società da persona (A) che rivestiva al momento del fatto funzioni di rappresentanza della società, quale amministratore di diritto (capo AB).

2. Il giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Roma, con sentenza del 09/01/2012, depositata il successivo 7 febbraio, ha dichiarato non . luogo a procedere nei confronti di (X) S.A. in ordine ai reati ascritti nei suddetti casi perché l'illecito amministrativo sarebbe estinto per sopravvenuto fallimento della società.

3. Con una diffusa e approfondita motivazione, il Gup di Roma ha ritenuto che il fallimento della società fosse in qualche modo assimilabile alla morte del reo e dunque comportasse l'estinzione dei reato; ciò sulla considerazione che la dichiarazione di fallimento priva il soggetto fallito di ogni potere in relazione al suo patrimonio e che dunque la società entra in una fase di pressoché definitiva inattività, equiparabile, quanto agli effetti, alla morte della persona fisica. Osservava poi che: - la curatela fallimentare è pacificamente un soggetto terzo rispetto alla società; - la legittimazione attiva e passiva riguardante i rapporti facenti capo alla società fallita spetta al curatore e sarebbe irragionevole comminare a quest'ultimo, in quanto soggetto estraneo all'illecito dell'impresa, una sanzione con funzione retributiva e specialpreventiva (la condanna penale rischia di rivolgersi contro un soggetto diverso rispetto a quello nel cui interesse o vantaggio è stato commesso il reato presupposto della responsabilità amministrativa); - la curatela potrebbe in ipotesi trovarsi in una posizione processuale di tipo incompatibile, essendo da un lato legittimata a costituirsi parte civile in un ipotetico processo per bancarotta collegato ad atti di corruzione e dall'altro potrebbe trovarsi ad assumere la veste di soggetto chiamato a rispondere dell'illecito amministrativo dipendente dal reato commesso dall'amministratore; - la società è stata dichiarata fallita dopo che è stata rigettata l'istanza di ammissione al concordato preventivo, è stata rigettata l'opposizione alla revoca del fallimento, non si prospetta la possibilità di un concordato fallimentare e quindi non v.....

 

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