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31 maggio 2012 (c.c. 22 febbraio 2012) n. 20976 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione II penale* (sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente del profitto del reato non soltanto nei confronti della società che ha beneficiato del prezzo o del profitto del reato ma anche delle persone fisiche che hanno concorso nella sua commissione - il sequestro può incidere contemporaneamente od indifferentemente sui beni dell'ente che dal medesimo reato ha tratto vantaggio e su quelli della persona fisica che lo ha commesso - il sequestro sui beni della persona fisica non richiede per la sua legittimità la preventiva escussione del patrimonio della persona giuridica nell'interesse della quale il reato è stato commesso - il sequestro può interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti anche per l'intera entità del profitto accertato anche se l'espropriazione non può essere duplicata o comunque eccedere nel quantum l'ammontare complessivo dello stesso)




REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SECONDA SEZIONE PENALE

Composta dagli Ill.mi sig.ri magistrati:
- dott. Antonio Esposito - Presidente -
- dott. Enzo Iannelli - Consigliere -
- dott. Margherita Taddei - Consigliere -
- dott. Domenico Chindemi - Consigliere -
- dott. Cosimo D'Arrigo - Consigliere relatore -
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
(A) nato a … il …
(B) nata a … il …
avverso l'ordinanza emessa in data 30 giugno 2011 dal Tribunale del riesame di Rovigo.
Sentita la relazione svolta in camera di consiglio dal consigliere dott. Cosimo D'Arrigo;
udito il P.M., in persona dei Sostituto Procuratore Generale dott. Antonio Mura, che ha concluso per il rigetto dei ricorso;

RITENUTO IN FATTO

Con ordinanza del 30 giugno 2011 il Tribunale di Rovigo ha respinto l'istanza di riesame proposta da (A) e (B) avverso il decreto di sequestro preventivo in funzione della confisca "per equivalente" disposto dal g.i.p. del medesimo Tribunale in data 3 maggio 2011 fino alla concorrenza di € 1.250.091,00 sui beni del (A) e di € 965.700,00 sui beni della (B).
Contro tale provvedimento gli indagati propongono ricorso per l'annullamento, allegando a sostegno due motivi.
Con il primo motivo, i ricorrenti lamentano la violazione di legge consistente nella falsa applicazione degli artt. 19 e 53 del d.lgs. n. 231 del 2001. Osservano, in particolare, che il sequestro de quo è stato disposto a loro carico in estensione di quello adottato, con il medesimo provvedimento, nei confronti della (X) s.r.l. (società di cui il (A) è legale rappresentante). Si dolgono, quindi, dell'illegittimità della adozione nei loro confronti di un provvedimento della specie impugnata, dal momento che il d.lgs. n. 231 del 2001 espressamente si applica (art. 1) solamente a enti forniti di personalità giuridica, alle società e alle associazioni prive di personalità giuridica, ma n.....

 

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