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LE NOTIZIE


8 marzo 2012 - ordinanza - Tribunale di Milano Giudice per le indagini preliminari dr. Andrea Antonio Salemme* (eccezione di illegittimità costituzionale degli articoli 5 e 25 septies del decreto legislativo n. 231 del 2001 per violazione degli artt. 24, segnatamente commi 1 e 2, e 25 comma 2 della Costituzione - infondatezza)



IL GIUDICE

sull'eccezione di illegittimità costituzionale degli artt. 5 e 25 septies d. lgs. n. 231 del 2001 per violazione degli artt. 24 segnatamente commi 1 e 2 e 25 comma 2 Cost., vertita in causa,
udite le argomentazioni delle parti ed assunte le loro conclusioni,

OSSERVA

quanto segue.

L'incipit dell'art. 5 comma 1 d. lgs. n. 231 del 2001, che detta il paradigma di responsabilità in funzione della distinzione soggettiva operata dai due articoli susseguenti nelle sue complesse partizioni, è illuminante: se le lettere a) e b), cennando alla menzionata distinzione soggettiva, la riguarda unitariamente in funzione della derivazione della responsabilità dell'ente dal fatto della commissione di reati ad opera e dell'una e dell'altra categoria di "persone", rectius, "persone fisiche", proprio detto incipit sancisce la responsabilità in sé dell'ente "per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio".
L'ente è responsabile per il reato che sia commesso nel suo interesse o a suo vantaggio, senza che sia autorizzata alcuna partizione interna al concetto di reato, con particolare riguardo, per un verso, alla condotta, che necessariamente pertiene alla persona fisica, e, per altro verso, all'evento, qualora la struttura del reato, come nel caso, tipicamente, delle lesioni personali e dell'omicidio, faccia discendere dalla condotta un evento naturalisticamente inteso.
Il dato merita di essere sottolineato perché la disposizione in parola, con una formula letterale per vero inedita nei criteri ascrittivi di responsabilità in seno al diritto penale ed al diritto sanzionatorio amministrativo, pone, ed anzi si limita a porre, la responsabilità in sé dell'ente, scegliendo per brevità di correlarla con la commissione di un reato: ove certune persone fisiche, quelle di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'art. 5, alle condizioni in negativo ed in positivo previste dagli artt. 6 e 7, pongano in essere alcun reato contemplato dal catalogo elencato nella Sezione III del Capo I (artt. 24 ss.), l'ente ne è responsabile, nel senso che ne risponde e ne risponde alla collettività intera, in una logica, non ripristinatoria o genericamente risarcitoria, che collocherebbe siffatta responsabilità nel sistema sanzionatorio di marca civilistica, ma afflittiva o punitiva, che per l'effetto "avvicina" siffatta responsabilità a quella penale.
Qui, in tutta la sua irruenza, il primo punto: "avvicina", ma non "fa coincidere".
Non si può pretendere che la responsabilità da reato in capo all'ente obbedisca all'identico paradigma della responsabilità penale, per la ragione che l'ente non è (e neppure si sovrappone al)la persona fisica, la quale nondimeno agisce ed opera in seno ad esso, nell'ambito della strutturazione che l'ente, e l'ente soltanto, si è data.
In ciò si inserisce la constatazione, di per sé banale, a termini della quale l'ente è un corpus collettivo.
Epperò dire banale è riduttivo: esso è bensì un corpus collettivo, perché, per muoversi nel mondo, non già soltanto della realtà giuridica (cui appartiene in quanto creazione del diritto), ma materiale, ove esercita un'attività economicamente rilevante (impiegando forze produttive umane e materiali per la realizzazione di un prodotto o servizio), abbisogna delle persone fisiche; tuttavia le modalità di organizzazione delle persone fisiche, si badi: sia sotto il profilo della previsione dei ruoli e sia anche sotto quello dell'attribuzione degli stessi a taluna o a talaltra persona fisica (a sua volta individuata a seguito di un procedimento di selezione), sono autonomamente decise ed attuate da nessun altro che dall'ente medesimo.
Dicevasi che, dopo un'indagine minimamente approfondita, quel che appariva banale a prima vista non lo è più.
L'ente gode di autonomia organizzativa e ne gode per esercitare un'attività economicamente rilevante, tipicamente l'attività d'impresa, che è libera nei fini ma anche nelle forme, dacché l'art. 2082, nello statuire che l'"attività economica" è "organizzata", tuttavia non reca la prescrizione di alcun modello, rimandando alle altre previsioni codicistiche per l'esercizio in forma organizzata dell'attività d'impresa, che del pari descrivono i centri d'imputazione alla stregua di "involucri" nondimeno "aperti" alle più disparate forma di contenuto.

Il riferimento è
- all'art. 1655 c.c., il quale, in tema di appalto, descrive l'appaltatore come la parte che "assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio …";
- all'art. 2135 c.c., il quale,
- al comma 1, definisce l'imprenditore agricolo come l'esercente la coltivazione del fondo, la selvicoltura, l'allevamento e le attività connesse
- e, vieppiù senza aggiungere una parola sull'estrinsecazione in sé di siffatte attività, al comma 3, soffermandosi in particolare sulle attività connesse, vi include anche "quelle dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata …", così aprendo ad un concetto di organizzazione extra-aziendale;
- all'art. 2195 c.c., il quale,
- al comma 2, detta un criterio di equiparazione, entrato nel comune pensiero eppur bisognevole di codificazione, delle imprese dedite alla produzione alle imprese commerciali, storicamente costituenti il punto di emersione del concetto di impresa nel Codice Civile e dedicatarie di una puntuale disciplina in materia (non a caso) di rappresentanza, che imputa alle imprese gli atti giuridici compiuti dai soggetti lato sensu preposti persino a prescindere dall'essere stati o meno compiuti nell'interesse delle medesime (atteso il criterio della semplice pertinenza ex art. 2208 c.c.),
- ed oltretutto, al numero 5) del comma 1, come per le attività connesse a quelle agricole, suggerisce un'apertura ad un concetto di organizzazione extra-aziendale, includendo in elenco le "attività ausiliarie" a quelle industriale, intermediaria nella circolazione dei beni, di trasporto e bancaria;
- all'art. 2238 c.c., il quale, ferma la distinzione tra le professionali intellettuali e l'attività d'impresa, impone, "se l'esercizio della professione costituisce elemento di un'attività organizzata in forma d'impresa", l'applicazione dello statuto disciplinare dell'impresa;
- all'art. 2247 c.c., il quale, inscrivendo la struttura societaria nell'alveo contrattuale, poiché riguarda la società anzitutto come il contratto che la .....

 

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