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16 luglio 2010 (c.c. 22 giugno 2010) n. 27760 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione VI penale* (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche - misura cautelare interdittiva dell'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi - requisiti per l’inapplicabilità delle misure cautelari interdittive - messa a disposizione del profitto del reato - denaro indebitamente percepito - non è consentita la messa a disposizione del bene rappresentante l'impiego del profitto né dell'equivalente del profitto - risarcimento del danno - decorrenza del termine di efficacia delle misure cautelari interdittive - mutamento dei vertici societari e apprezzamento del pericolo di reiterazione del reato)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati

Dott. MILO Nicola Presidente
Dott. CORTESE Arturo Consigliere
Dott. IPPOLITO Francesco Consigliere
Dott. COLLA Giorgio Consigliere est.
Dott. CITTERIO Carlo Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
(X) s.r.l. e (Y) s.r.l.
avverso l'ordinanza del Tribunale di Messina in data 12 marzo 2010;
udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Colla Giorgio;
udito il Procuratore generale nella persona del sostituto dott. Febbraro Giuseppe che ha concluso per il rigetto dei ricorsi;
udito il difensore …

FATTO E DIRITTO

Il G.i.p. del Tribunale di Messina, con ordinanza 6 novembre 2008, ha applicato nei confronti delle s.r.l. (X) e (Y) la misura cautelare interdittiva dell'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi a norma del Decreto Legislativo n. 231 del 2001, articolo 45 e articolo 9, lettera d).
Il tribunale del riesame, a seguito di impugnazione delle società, accoglieva l'appello in quanto reputava mancanti gli elementi idonei a far ritenere il concreto pericolo di consumazione di illeciti della stessa indole di quelli per cui si procedeva, contestati agli imputati (illeciti previsti dall'articolo 24 del suddetto decreto, in relazione al reato di cui all'articolo 110, articolo 61, comma 1, n. 7 e articolo 640 bis).
Avverso tale decisione proponeva ricorso il P.M., e la II sezione di questa Corte annullava il provvedimento del Tribunale con rinvio per nuovo esame, rilevando i seguenti vizi:
1) Il Collegio aveva affermato di valutare come insussistente ab origine la condizione prevista dall'articolo 45 per l'applicazione di una misura interdittiva ("fondati e specifici elementi che fanno ritenere concreto il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole") ma aveva finito per basare la sua valutazione concentrandosi su elementi che incidono sulla possibilità di non emettere una misura interdittiva, ai sensi dell'articolo 17. Per di più, nel .....

 

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