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Sab, 25 Mag 2019
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IL REATO DI FALSITA’ NELLE RELAZIONI DEI REVISORI LEGALI E LA RESPONSABILITA’ DEGLI ENTI - di Michele Cattadori




La vexata quaestio sulla sussistenza del rinvio dell'art. 25-ter, D.Lgs 231/01, all'art. 27, D.Lgs 27.01.2010 n. 39 (in seguito all'abrogazione dell'art. 174-bis TUF e dell'art. 2624 c.c.), che tanto ha fatto discutere in dottrina e giurisprudenza, sembra ora essere stata sopita dall'intervento della Suprema Corte con la recentissima pronuncia a Sezioni Unite n. 34476/2011.
Sul punto, un primo ed autorevole orientamento si caratterizza per una impostazione sostanziale e non formale. Il medesimo, infatti, riposa sul fatto che il reato della falsità nella revisione legale non abbia mai perso rilevanza penale in quanto la fattispecie delittuosa prevista ex art 2624 c. c., è confluita, contestualmente alla sua abrogazione, tra le condotte p. e p. ex art. 27 del D.Lgs 39/2010, dando così una continuità normativa alla repressione della condotta de qua.
Tale assunto trova conferma nel fatto che le condotte previste e punite nei primi due commi dell'art. 27 D.Lgs 39/2010, sono le medesime previste dall'abrogato art. 2624 c.c. (richiamato ex art. 25-ter D.Lgs 231/01). Sul punto, attenta dottrina, ha sostenuto che il rinvio operato dall'art. 25-ter D.Lgs 231/01, analogamente ad altre formulazioni normative similari, sia da intendersi relativo non alla fattispecie penal-societaria formalmente p. e p., ma.....

 

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