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LE NOTIZIE


20 aprile 2011 (c.c. 15 dicembre 2010) - sentenza n. 15657 - Corte di Cassazione - sezione III penale* (applicabilità alla impresa individuale delle disposizioni del decreto legislativo 231/01 - individuazione dei soggetti destinatari delle disposizioni sulla base dell'appartenenza alla generale categoria degli enti forniti di personalità giuridica nonché di società e associazioni anche prive di personalità giuridica - assimilabilità dell’impresa individuale alla persona giuridica)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE

composta dagli III.mi Sigg.

1. Dott. FERRUA Giuliana Presidente
2. Dott. GRILLO Renato (est.) Consigliere
3, Dott. MULLIRI Guicla Consigliere
4. Dott. MARINI Luigi Consigliere
5. Dott. GAZZARA Santi Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
IMPRESA INDIVIDUALE (X)
avverso la ordinanza del 27.04.2010 del Tribunale - Sezione Riesame - di Caltanissetta; udita nella udienza del 15 dicembre 2010 la relazione fatta dal Consigliere Dr. Renato GRILLO; udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Vito D'AMBROSIO che ha concluso per il rigetto del ricorso;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Con ordinanza del 27 aprile 2010 il Tribunale del Riesame di Caltanissetta, in accoglimento dell'appello proposto dal Pubblico Ministero avverso l'ordinanza del GIP di quel Tribunale reiettiva della richiesta di applicazione di misura interdittiva della revoca dell'autorizzazione alla raccolta trasporto e conferimento di rifiuti speciali formulata nei confronti della "IMPRESA INDIVIDUALE (X)" corrente in Caltanissetta nell'ambito del procedimento penale a carico di (X) per il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati in materia di raccolta, smaltimento e traffico illecito di rifiuti pericolosi e non e per la violazione dell'art. 260 del D. L.vo 152/06, applicava nei confronti della impresa suddetta la misura interdittiva richiesta dal P.M. per la durata di un anno.
Il Tribunale era pervenuto a tale conclusione, anzitutto condividendo la gravità del quadro indiziario già ritenuta dal G.I.P., nonchè rilevando un concreto pericolo di reiterazione di reati della stessa specie, desunto da alcuni accertamenti svolti dalla P.G. successivamente al sequestro preventivo di un'area nella quale la (X) e i suoi sodali sversavano in modo illecito i rifiuti, dai quali emergeva che l'impresa individuale della (X) continuava a svolgere attività di discarica, sia pure in siti diversi, ma contigui rispetto alla area precedentemente sequestrata.
Aveva, quindi, il Tribunale mantenuto fermo il giudizio di gravità indiziaria già espresso dal GIP (ma insufficiente a giustificare l'adozione delle misure cautelari originariamente richieste dal P.M. procedente per carenza delle esigenze cautelari), ed espresso l'avviso che anche le esigenze cautelari fossero nella specie configurabili sia pure in modo meno intenso rispetto a quello prospettato dal P.M., tanto da accogliere solo in parte le sue richieste.

Avverso la detta ordinanza ha proposto ricorso per Cassazione il difensore della impresa individuale (X) deducendo inosservanza ed erronea applicazione della legge penale (artt. 5, 45, 46 e 9 comma 2 D.l.vo 231/01 sostenendo l'inapplicabilità alla fattispecie delle disposizioni previste dal detto Decreto legislativo, in quanto nella nozione di ente non poteva essere ricompresa l'impresa individuale.
Ha poi dedotto inosservanza della legge processuale penale per violazione degli artt. 192, 273, 274 e 275 c.p.p. nonché mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione.
A tale ultimo riguardo la difesa ha anzitutto preme.....

 

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