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ORGANISMO DI VIGILANZA 231 E SICUREZZA SUL LAVORO: UN PROBLEMA STRUTTURALE - di Tommaso E. Romolotti, Avvocato in Milano



1. Un nuovo scenario.
L'entrata in vigore del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico della Sicurezza, o "TUS") ha disegnato uno scenario completamente nuovo rispetto al previgente sistema in materia di responsabilità dell'ente derivante da reato. A parere di chi scrive l'incisività delle disposizioni del TUS in materia è superiore alle già rivoluzionarie previsioni di cui alla L. 123/2007, che pure aveva già scosso dalle fondamenta il sistema delle responsabilità ex D.Lgs. 231/2001 con l'introduzione delle ipotesi di reato colposo nell'ormai eterogeneo catalogo dei delitti rilevanti. Il TUS, infatti, oltre a ratificare (correggendo) quanto già previsto dal D.Lgs. 123/2007 approfondisce ampiamente i requisiti che i modelli di organizzazione e gestione devono possedere ai fini di essere ritenuti idonei a fungere da esimente.
L'impatto sulla situazione esistente è notevole. Se le (numerose) modifiche intercorse al D.Lgs. 231/2001 avevano creato la necessità per le imprese ed i loro consulenti dapprima di aggiornare i modelli e successivamente di rivedere i criteri di impostazione degli stessi, l'art. 30 TUS entra "a gamba tesa" sulla stessa possibilità del singolo ente di definire il proprio modello organizzativo sulla base della libera individuazione della proprie esigenze. Con uno stile che il legislatore aveva già parzialmente (ma non in modo esplicito) anticipato nel D.Lgs. 231/2007 in materia di antiriciclaggio, si è compiuta una sorta di risk assesment preliminare, valido per tutti i destinatari della norma (ovverosia per tutti gli enti con lavoratori dipendenti od assimilabili). Pertanto, è la stessa legge ad imporre che il modello organizzativo assicuri l'adempimento di una serie di obblighi giuridici , preveda sistemi di registrazione delle attività, garantisca un' idonea articolazione di funzioni, nonché disponga un efficace sistema di controllo, ciascuna di queste previsioni corredata poi da un certo grado di dettaglio sui profili applicativi.
Non solo; l'art. 30 TUS si spinge oltre garantendo una presunzione di conformità ai modelli che – per le singole parti corrispondenti ai requisiti richiesti – si conformino alle Linee Guida UNI-INAIL 2001 ovvero allo standard BS OHSAS 18001:2007. Con il conseguente rischio di confusione derivante non solo dalla reciproca disomogeneità dei documenti richiamati, ma soprattutto dal fatto che questi attengono un sistema di gestione per la sicurezza ("SGS"), mentre il D.Lgs. 231/2001 (e quindi l'art. 30 TUS) richiedono un modello organizzativo per la prevenzione da reato. Sarà interessante verificare nella prassi applicativa quali saranno le effettive interrelazioni tra SGS e modello organizzativo, sia per quei soggetti che si doteranno di entrambi, che per coloro che invece adotteranno solo il modello organizzativo.

2. Ruolo ed inquadramento dell'Organismo di Vigilanza
Quanto sopra non è privo di significative conseguenze anche per l'Organismo di Vigilanza ex D.Lgs. 231/2001 ("OdV"). Infatti la situazione ibrida sopra descritta sembra comportare una nuova posizione e – per taluni aspetti – un nuovo perimetro operativo per l'OdV, sia sotto il profilo dell'attività di vigilanza che a livello di composizione.
Per quanto attiene l'ambito di attività dell'OdV successivo all'art. 30 TUS, occorre procedere con attenzione al fine di evitare confusioni derivanti dalla formulazione della norma. Innanzitutto non sarà inutile rammentare qui le informazioni che il D.Lgs. 231/2001 detta con riferimento all'OdV:
questi deve (i) vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli, (ii) curarne l'aggiornamento, (iii) essere dotato di autonomi poteri di iniziativa.....

 

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