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LE FIGURE DEL PROCESSO DI RESPONSABILITA' DERIVANTE DA VIOLAZIONI ANTINFORTUNISTICHE - di Giuseppe Amato, Procuratore della Repubblica di Pinerolo




Sembrano utili alcune riflessioni sul tema delle "figure" del processo di responsabilità amministrativa ex decreto legislativo 6 giugno 2001 n. 231 derivante dalla violazione delle norme antinfortunistiche.
Si tratta di figure concettualmente diverse, che, peraltro, assumono precipua rilevanza proprio nella materia della responsabilità amministrativa degli enti, meritando una trattazione congiunta.
Alcune di tali figure, comunque, presuppongono una, sia pur breve, trattazione preliminare, strumentale all'approccio solutivo delle questioni che qui possono essere di interesse.
Procedendo nel rispetto dell'ordine logico proposto dal tema della relazione, va trattata la figura del responsabile della sicurezza, ergo, secondo la tradizionale dizione, ora recepita anche nel decreto legislativo 9 aprile 9 aprile 2008 n. 81, del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP).
Procedendo nel rispetto dell'ordine logico proposto, va trattata la figura del responsabile della sicurezza, ergo, secondo la tradizionale dizione, ora recepita anche nel decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP).


1. Il responsabile per la sicurezza

Uno dei compiti del datore di lavoro coessenziali alla posizione di garanzia che esso assume ex lege nella materia della prevenzione e della sicurezza è [insieme all'obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di elaborare il relativo documento: cfr. articoli 28 e 29 del decreto legislativo n. 81 del 2008] quello di nominare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) (cfr. articolo 31 e segg. dello stesso decreto).


1.1. La nomina e il ruolo del RSPP

La dimostrazione dell'importanza della nomina del RSPP da parte del datore è attestata dal fatto che trattasi di incombente non delegabile (cfr. articolo 17 del decreto legislativo n. 81 del 2008).
Vanno apprezzati gli effetti della nomina del RSPP nell'ottica ed ai fini del rispetto della normativa prevenzionale.
In proposito, non è revocabile in dubbio che la responsabilità penale diretta del datore di lavoro (e soggetti assimilati: dirigente, preposti) per l'inosservanza delle norme dettate in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro non è esclusa ex se per il solo fatto che sia stato designato il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), trattandosi di soggetto che non è titolare di alcuna posizione di garanzia rispetto all'osservanza della normativa antinfortunistica e che opera, piuttosto, quale "consulente" in tale materia del datore di lavoro, il quale è [e rimane] direttamente tenuto ad assumere le necessarie iniziative idonee a neutralizzare le situazioni di rischio.
In effetti, la "designazione" del RSPP, che il datore di lavoro è tenuto a fare a norma dell'articolo 31 del decreto cit. [individuandolo, ai sensi del successivo articolo 32, tra persone i cui requisiti siano "adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative"], non equivale a "delega di funzioni" utile ai fini dell'esenzione del datore di lavoro da responsabilità per la violazione della normativa antinfortunistica, perché gli consentirebbe di "trasferire" ad altri – il delegato- la posizione di garanzia che questi ordinariamente assume nei confronti dei lavoratori. Posizione di garanzia che, come è noto, compete al datore di lavoro in quanto ex lege onerato dell'obbligo di prevenire la verificazione di eventi dannosi connessi all'espletamento dell'attività lavorativa.


1.2. Nomina del RSPP e delega di funzioni

Or bene, la designazione del RSPP non ha nulla a che vedere con l'istituto della "delega di funzioni" (cfr. articolo 16 del decreto legislativo n. 81 del 2008) e non può quindi assumere la stessa rilevanza ai fini dell'esonero della responsabilità del datore di lavoro.
Ciò, tenuto conto dei compiti e dei relativi poteri attribuiti al RSPP.
I compiti del RSPP sono dettagliati nell'articolo 33 del decreto cit. e, tra questi, rientra l'obbligo dell'individuazione dei fattori di rischio e delle misure da adottare per la sicurezza e la salubrità dell'ambiente di lavoro. Nello svolgimento di tali compiti, peraltro, il RSPP opera "per conto" del datore di lavoro, svolgendo [solo] un' attività di "consulenza" nella materia della prevenzione dei rischi in ambiente lavorativo, di guisa che i risultati della sua attività sono destinati al datore di lavoro, cui compete, poi, di ottemperare alle indicazioni offertegli rimuovendo le situazioni pericolose (cfr., per utili riflessioni, Sezione IV, 6 dicembre 2007, Oberrauch ed altro).
Dalla ricostruzione dei compiti del RSPP discende, coerentemente, che il medesimo è privo di capacità immediatamente operative sulla struttura aziendale, spettandogli solo di prestare "ausilio" al datore di lavoro nella individuazione e segnalazione dei fattori di rischio delle lavorazioni e nella elaborazione delle procedure di sicurezza nonché di informazione e formazione dei lavoratori (cfr. articolo 33 del decreto cit.).
Significativa, in proposito, a conferma di quanto detto, è ancora l'attività di collaborazione del RSPP in occasione della predisposizione del documento di valutazione dei rischi (cfr. articolo 29 del decreto).
Il datore di lavoro, quindi, è e rimane il titolare della posizione di garanzia nella subiecta materia, poiché l'obbligo di effettuare la valutazione dei rischi e di elaborare il documento contenente le misure di prevenzione e protezione, appunto in collaborazione con il RSPP, fa pur sempre capo a lui, in base all'articolo 17 del decreto cit., tanto che il medesimo decreto, mentre non prevede alcuna sanzione penale a carico del RSPP, all'articolo 55 punisce il datore di lavoro già per il solo fatto di avere omessa la valutazione dei rischi e non adottato il relativo documento.
In una tale prospettiva, rispetto alla anzidetta posizione di garanzia, nessun rilievo può avere la designazione del RSPP, che pur essendo figura obbligatoriamente prescritta dall'articolo 31 del decreto cit., per l'osservanza di quanto previsto dal successivo articolo 33, non è "confondibile" con quella, del tutto facoltativa ed eventuale, del soggetto "delegato" dal datore di lavoro all'osservanza delle norme antinfortunistiche ed alla sicurezza dei lavoratori.
Questa conclusione trova, per vero, un decisivo conforto nella disciplina normativa, segnatamente nell'articolo 31, comma 5, del decreto cit., laddove emerge a chiare lettere che i componenti del SPP (sia designati all'interno dell'azienda, che individuati in soggetti esterni) non possono venire chiamati a rispondere direttamente del loro operato, perché difettano di un effettivo potere decisionale: essi, come si è detto, sono soltanto dei consulenti [che operano come "ausiliari" del datore di lavoro] e i risultati dei loro studi e delle loro elaborazioni, come in qualsiasi altro settore dell'amministrazione dell'azienda (ad esempio, in campo fiscale, tributario, giuslavoristico), vengono fatti propri dal vertice che li ha scelti e che della loro opera "si avvale" [cfr. articolo 33, comma 3: il SPP "è utilizzato dal datore di lavoro"] per meglio ottemperare agli obblighi di cui è esclusivo destinatario.


1.3. La responsabilità del RSPP

Quanto detto, però, non esclude che, indiscussa la responsabilità del datore di lavoro che rimane persistentemente titolare della "posizione di garanzia", possa profilarsi lo spazio per una (concorrente) responsabilità del RSPP.
Anche il RSPP, che pure è privo dei poteri decisionali e di spesa [e quindi.....

 

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