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LE NOTIZIE


1 dicembre 2009 (c.c. 14 ottobre 2009) - n. 46215 - sentenza - Corte di Cassazione - sezione VI penale* (sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del profitto del reato - beni privi di ogni rapporto con la pericolosità individuale del soggetto indagato e con il singolo reato ma nella disponibilità della persona giuridica - non necessità di dimostrare il nesso di pertinenzialità tra la res oggetto di confisca e il reato presupposto su cui si fonda l'ipotesi di responsabilità dell'ente - identificazione e determinazione del profitto del reato - correlazione del profitto con il reato e stretta affinità con l'oggetto del reato - il profitto è costituito dal vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato ed è concretamente determinato al netto della effettiva utilità eventualmente conseguita dal danneggiato nell'ambito sinallagmatico con l'ente)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE SESTA PENALE

Composta dai Signori:
Dott. Adolfo di Virginio Presidente
1. Dott. Francesco paolo Gramendola Consigliere
2. Dott. Giacomo Paoloni Consigliere
3. Dott. Carlo Citterio Consigliere
4. Dott. Giorgio Fidelbo Consigliere rel.
ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
(A) s.r.l., rappresentata da (B) contro l'ordinanza del 13 maggio 2009 emessa dal Tribunale di Padova;
visti gli atti, l'ordinanza impugnata e il ricorso;
sentita la relazione fatta dal consigliere dott. Giorgio Fidelbo;
sentito il Sostituto Procuratore generale, dott. Giovanni d'Angelo, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
sentito l'avvocato … che ha insistito per l'accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. - Nel procedimento avviato a carico di (C) per reati di corruzione (art. 321 c.p. in relazione agli arti. 319, 319-bis e 61 n. 7 c.p.), commessi nell'interesse della società (A), anch'essa sottoposta ad indagine ai sensi del d.lgs. 231/2001 (art. 25 comma 3 d.lgs. cit.), il G.i.p. del Tribunale di Padova emetteva, in data 3.4.2008, decreto di sequestro preventivo ai sensi dell'art. 53 d.lgs. 231/2001, funzionale alla confisca ex art. 19 d.lgs. cit., avente ad oggetto somme di denaro, beni ed altre utilità, nei confronti della società (A) s.r.l, fino alla concorrenza di curo 1.020.785,70, corrispondenti al valore equivalente del profitto di reato.
In data 27.3.2009 veniva respinta la richiesta di restituzione dei beni oggetto del sequestro e contro il provvedimento di rigetto la società (A), per mezzo del nuovo rappresentante legale, presentava appello al Tribunale dì Padova che, con l'ordinanza in epigrafe del 13.5.2009, dichiarava inammissibile l'impugnazione con riferimento alla richiesta di revoca nella parte in cui aveva ad oggetto il sequestro riguardante non la società, ma il suo originario amministratore, mentre respingeva l'appello che riguardava l'istanza di restituzione dei beni e delle somme di pertinenza della società.
Il Tribunale ha ritenuto attuali e sussistenti i presupposti legittimanti il sequestro preventivo disposto per il valore equivalente del profitto percepito illegalmente.

2. - Ha presentato ricorso per cassazione il difensore della società che ha chiesto l'annullamento dell'ordinanza e la conseguente restituzione delle somme contenute nei conti correnti intestati alla società (A).
Con il primo motivo, contesta che i beni sequestrati siano pertinenti ai reati in questione, trattandosi in realtà di ricavi tratti dall'attività lecita svolta dall'ente. In particolare, sostiene che il profitto destinato a.....

 

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