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LE NOTIZIE


20 Gennaio 2010 - sentenza n. 8588 - Corte di Cassazione - sezione V penale* (manovra di insider trading operata da soggetti apicali in seno all’ente su titolo quotato in Borsa - abuso di informazioni privilegiate non disponibili al pubblico e price sensitive - estinzione del reato per intervenuta prescrizione - facoltà della Corte ex art. 578 c.p.p. di decidere sui capi civili della sentenza impugnata nonostante l’estinzione del reato - considerazioni sui connotati dell’informazione privilegiata - disamina delle condotte incriminate e del soggetto attivo del reato (utilizzatore dell’informazione) - costituzione di parte civile di Consob e diritto alla riparazione dei danni cagionati all’integrità del mercato - liquidazione dei danni derivanti dal reato - annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, agli effetti civili, nella parte in cui condanna i ricorrenti a favore di Consob)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
QUINTA SEZIONE PENALE

Composta dagli Ill.mi Signori:

Dr. Renato Luigi Calabrese Presidente
Dr. Vito Scalera Consigliere
Dr. Gian Giacomo Sandrelli Consigliere - est.
Dr. Silvana de Berardinis Consigliere
Dr. Maria Vessichelli Consigliere

ha pronunciato la seguente sentenza nel ricorso presentato da

- (A) , nato il …
- (B), nato il …
- (X) S.p.a.

avverso la Sentenza della Corte d'Appello di Milano del 30 gennaio 2009

all'udienza del 9 dicembre 2009 sentita la Relazione svolta dal Cons. Gian Giacomo Sandrelli

Sentite le requisitorie del Procuratore Generale (nella persona del Cons. Giacchino Izzo) che ha chiesto l'annullamento senza rinvio per prescrizione; per la parte patrimoniale, disporsi l'esclusione di CONOSB quale parte civile; rigetto nel resto.

Sono presenti all'udienza del 9 dicembre 2009:
- l'avv. … per la parte civile CONSOB, che conclude per il rigetto dei ricorsi, instando per la loro inammissibilità ed, in subordine, la loro infondatezza; deposita conclusioni e nota spesa scritta allegata al fascicolo processuale ed integrata con copia di sentenze;
- l'avv. … per la parte civile (Y), che chiede confermarsi la sentenza resa dalla Corte d'Appello di Milano e rigettarsi i ricorsi e deposita conclusioni e nota spese scritta, allegate al fascicolo processuale;
- l'avv. … per il responsabile civile (X) S.p.a., che chiede accogliersi il ricorso e si riporta ai motivi;
- l'avv. … per (A) e (B), che chiede accogliersi tutti i motivi di ricorso e deposita una nota di udienza scritta;

IN FATTO

I) La vicenda.

La Corte d'Appello di Milano ha parzialmente riformato, con sentenza resa il 30.1.2009, la decisione del Tribunale milanese del 5.3.2008, modificando le statuizioni civili, ma lasciando inalterata la condanna inflitta a (A) ed a (B), quali artefici di manovra di insider trading operata, nella loro veste di amministratori di (X) S.p.a. (il (A) quale Presidente ed azionista di maggioranza, il (B) quale Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione, con delega per l'area finanziaria), sul titolo (W) S.p.a., quotato in Borsa. Ha confermato anche la condanna di (X) quale responsabile civile.

La condotta si concreta nell'addebito di avere ricevuto, tramite una serie di telefonate provenienti da …, Responsabile dell'Ufficio "Pianificazione/partecipazioni" presso (Z), informazione di carattere privilegiato e di averla (proficuamente) utilizzata per una speculazione mobiliare. Infatti, dalle parole di questi il (A) comprese che la citata (Z) era sul punto di cedere, al prezzo minimo di Lire 1.300 miliardi, il pacchetto di maggioranza (55 % del capitale) di (W), pacchetto che aveva acquisito al proprio patrimonio a seguito dell'incorporazione (nel dicembre 1999) nel contesto della fusione (perfezionatasi il 19.12.2000) con … (originaria titolare del cespite). Bastarono pochi cenni sull'argomento, già trapelato negli ambienti finanziari milanese, per consentire ai vertici di (X) di programmare una lucrosa operazione, presagendo dalla OPA che sarebbe stata lanciata dopo l'acquisto, un forte rialzo della quotazione delle azioni di (W).
In un primo tempo (X) fu interessata a rilevare l'intero novero delle azioni, disegno abbandonato perché, proprio dalla voce dell' …, i vertici dell'azienda bancaria appresero che vi erano altri concorrenti che si apprestavano a chiudere l'affare (si trattava di (Y), essendo nel frattempo, receduta …).
La cessione del pacchetto di maggioranza di (W) ebbe effettivamente luogo, nel contesto dell'accordo intercorso tra (Z) e (Y) (così cessionaria del 55 % del capitale dell'azienda di credito di (W)), al prezzo di 1.300 miliardi (aderente alle iniziali trattative, mentre con … il prezzo di base partiva da Lire 1.200 miliardi, sul punto cfr. Sent. Tribunale Milano, pag. 24 e ss.),(Z) ufficializzata in data 20.12.2000.

L'operazione che (Z) e (Y) avevano divisato da tempo, fu accompagnata da accertamenti svolti dai vertici di (Z), al fine si assicurarsi una eventuale valida alternativa nell'ipotesi che il principale interlocutore si fosse ritirato e non avesse confermato la disponibilità contrattuale manifestata quanto al range di prezzo. E' in questo contesto che - sin dall'autunno del 2000 - ... aveva avuto svariati contatti con soggetti finanziari, possibili acquirenti del pacchetto azionario (cfr. per una rassegna di questi contatti Sent. Trib. Milano, pag. 10 e ss.)
In data 15.12.2000 l'amm.re delegato di (Z) (…) incaricò ... di contattare i responsabili di (X) e, segnatamente, il (A) (che ... non aveva in precedenza conosciuto, secondo la versione dell'... medesimo) poiché questi si era già detto, mesi prima, interessato all'acquisto del pacchetto azionario in discorso (cfr. Sent. Trib. Milano, pag. 35). Così l'... , in una conversazione telefonica del 15.12.200, indicò (o lasciò eloquentemente intendere) l'ammontare del prezzo (di Lire 1.300 miliardi) dedotto nella trattativa in atto, così palesando quale era a quel momento la soglia utile per la conclusione dell'affare. Inoltre implicitamente svelò la presenza di offerte provenienti da altri soggetti (i cui nominativi non vennero, però, rivelati) e - soprattutto - segnalò l'estrema urgenza nel ricevere risposta, poiché la trattativa con quei terzi soggetti era già in fase operativa (il senso delle telefonate è riportato, nelle versioni dei due interlocutori, in Sent. Trib. Milano, pag. 36/37)

Presagendo il forte apprezzamento del titolo in Borsa, connesso al lancio dell'OPA, gli imputati decisero di acquistare, tra il 14.12.200 ed il 19.12.2000, n. 579.500 azioni di (W) (1,1 % del relativo capitale), titoli che rivendettero in data 20.12.2000, quando la diffusione della notizia sugli organi di stampo spinse il titolo ad un sensibile incremento di valore (pervenendo ad un prezzo assai prossimo a quello dell'OPA). Il profitto per (X) fu di Lire 5.235.000.000, cioè il 44 % del capitale investito (Sent. Trib., pag. 9, 47). Infatti, subito dopo le conversazioni telefoniche, (A) dispose in via di urgenza - nella stessa data 15.12.2000 - una riunione (convocata per via telefonica) dei vertici di (X), presso lo studio di tal Dr…., a cui parteciparono 6 sui 7 membri del Comitato esecutivo - per valutare le opportunità che le notizie avevano dischiuso (sul cui svolgimento cfr. le osservazioni di Sent. Trib. Milano, pag. 38 e ss.) Fu, quindi, deciso di chiedere all'... proroga per la comunicazione della disponibilità alla partecipazione nell'affare (che (X) riteneva in sé interessante, Sent. Trib. Milano, pag. 41). Ma l'..., nell'ultima telefonata (a tarda sera), segnalò che ormai non vi era più possibilità alcuna, perché "fuori tempo massimo".
(X) dispose per ulteriori acquisti di consistente numero di azioni di (W), operazioni che reiterò ancora nei giorni successivi al 15 dicembre.

L'incetta delle azioni effettuata da (X) sul mercato mobiliare concorse alla lievitazione del prezzo del titolo (W), determinando un andamento ritenuto anomalo (all'elevazione della quotazione concorso anche altro soggetto finanziario, … S.p.a., che, in quel medesimo torno di tempo, si approvvigionò dei detti titoli). Pertanto, (Y), direttamente interessata quale (necessaria) promotrice dell'OPA (ritenendosi pregiudicata dalla condotta degli imputati, che aveva spinto vertiginosamente il titolo in salita, con conseguente aggravio finanziario per l'OPA obbligatoria che sarebbe succeduta alla cessione del capitale di controllo di (W)), inviò un esposto a CONSOB perché dispiegasse indagine sulle ragioni del forte apprezzamento del titolo negli ultimi giorni.

Furono, quindi, promossi accertamenti ad opera di CONSOB (sulla loro genesi e sul loro sviluppo, cfr. Sent. Tribunale Milano, pag. 29 e ss.) Dalle indagini fu possibile accertare che (X) (agendo per conto di …) - nel volgere di pochi giorni - si era resa acquirente in Borsa di un cospicuo pacchetto di azioni, titoli che rivendeva nella giornata del 19.12.2000, con ragguardevole guadagno speculativo.

Venne aperto il processo in cui si costituirono parti civili sia (Y) sia CONSOB, quest'ultima valendosi dell'innovativo art. 187 undecies co. 2 D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (Testo Unico dell'intermediazione finanziaria).

II) Lo svolgimento del processo ed i motivi del ricorso.

L'accusa individuò i tratti del reato di abuso di informazione privilegiata nella condotta dello svelamento al (A) (che informò di poi il (B)) non tanto della notizia della programmata cessione del pacchetto posseduto da parte di (Z), quanto di alcuni aspetti sensibili dell'operazione: sia il range di prezzo trattato sia l'imminente conclusione della trattativa con altri soggetti finanziari. Qualificò queste informazioni come connotate da verità e da precisione, considerandole notizie non disponibili al pubblico e price sensitive. Le indagini riscontarono, quindi, l'utilizzo dell'informazione nelle operazioni di acquisto del titolo e di successiva profittevole rivendita.
Gli attuali imputati furono tratti a giudizio avanti il Tribunale di Milano, che li condannò con Sentenza pronunciata il 5 marzo 2008.

In sede di appello le difese contestarono il carattere privilegiato dell'informazione incriminata, richiamando l'attenzione sulla estesa diffusione di notizie di stampa - in quel torno di tempo - circa la dismissione della partecipazione da parte di (Z); rammentarono, al contempo come il maggior acquirente del titolo (W), non era stata (X), bensì la società finanziaria … (nei cui confronti si appuntarono forti sospetti, come indica Sent. Trib. Milano, pag. 31/32, non sfociati - tuttavia - in iniziative penali).

Gli appellanti qualificarono come poco seria l'informazione fornita da ... (in ragione dell'eccessività del prezzo richiesto, per di più con richiesta di saldo ad horas) e valutarono la notizia quale mero sondaggio per saggiare la risposta del mercato all'affare. Pertanto - conclusero le difese - ai vertici di (X) non pervenne notizia qualificata dagli indefettibili requisiti propri dell'"informazione privilegiata".
Il gravame fece rilevare che l'incremento di valore del titolo dipendeva non già dall'acquisto effettuato da (X), ma dalle speranze riposte nell'OPA sulla restante parte del pacchetto, offerta d'acquisto obbligatoria per legge e che sarebbe stata lanciata a seguito della cessione della partecipazione.

La Corte territoriale milanese, così investita del gravame, si pronunciò con sentenza resa il 30 gennaio 2009. Essa riformò marginalmente il primo giudizio: soltanto quanto alla misura della somma liquidata a favore della Parte Civile CONSOB a titolo di riparazione dei danni (importo ridotto ad € 800.000). Nel resto i giudici dell'appello confermarono la pronuncia del tribunale.

Avverso la sentenza della Corte territoriale le difese (Avv. …, per (A) e (B); Avv. … per (A); Avv. … per il responsabile civile, (X) S.p.a.) interposero ricorsi, articolati in numerosi motivi (in parte ripetitivi di osservazioni svolte con l'impugnazione di appello) indirizzati verso ambiti fra loro assai simili.

Questo, in rapida sintesi, il contenuto delle doglianze, sulla premessa (avanzata come I° Motivo dall'avv. …) di una eccessiva sbrigatività della decisione, in un processo ampio e complesso:

- (II/II° Motivo ricorso Avv. ...): inosservanza delle norme processuali, avendo i giudici riposto eccessiva fiducia nelle dichiarazioni di ... . Egli, invero, era testimone interessato, avendo egli posto in essere condotte indebite, che rischiavano di coinvolgere una personale responsabilità (in contraendo) cosicché fu spinto a riferire ai giudici notizie non vere, come quella circa la fissazione del prezzo della cessione del pacchetto azionario, nonché, ancora, ad indicare infedelmente la data in cui fu fissato l'accordo sul prezzo, non oltre il 12.12.2000 e non il 18.12.2000. Al contempo, parziale era stata la rappresentazione del fatto da parte dei giudici di merito, i quali trascurarono alcune peculiari connotazioni che contraddistinsero le trattative negoziali finalizzate ad equilibri interni alla (Y) e che decampavano da logiche strettamente finanziarie; erronea applicazione della legge penale con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 D. L.vo 24 febbraio 1998 n. 58 sia quanto all'asserita natura privilegiata della notizia sia relativamente alla ritenuta indisponibilità al pubblico. Secondo l'impugnazione, le notizie fornite da ... non erano vere e le trattative da costui avviate non erano serie (II/III° e II/VI Motivo; v. anche II° Motivo avv. ...), attesa l'esosità del pezzo, la mancanza di un'impegnativa scritta, la perentoria fissazione del termine ad horas per la definizione dell'affare, sicché è difficile ritenere provato il nesso consequenziale tra la notizia e l'operazione disposta da (A), la quale poteva trovare giustificazione nell'attento andamento del mercato e dall'interpretazione delle notizie.

- Secondo tutti gli altri ricorrenti (Motivo 4° ricorso avv. ..., Motivo I° avv. ..., Motivo I° ricorso avv. ...) non risponde al vero che le informazioni comunicate a (X), dopo la riunione del Comitato Esecutivo del 15.12.2000, fossero indisponibili agli operatori del mercato così da rendere "privilegiata" la notizia: per un verso, i ragguagli non furono precisati in termini di certezza, come affermato dalla sentenza impugnata (a pag. 28 e 30), d'altro canto, il ragguaglio discendente dalla informazione resa pubblicamente - in data 12.12.2000 - della fissazione al 19.12.2000 dei contemporanei Consigli di Amministrazione di (Z) e di (Y), con ordini del giorno indicati anonimamente come "Comunicazioni al Presidente", costituivano messaggio eloquente e traccia indiscutibile di una già raggiunta intesa tra i due istituti di credito per la cessione del pacchetto di controllo di (W). Inoltre, come già riconosciuto dal Tribunale, l'... aveva già discorso con numerosi esponenti di banche ed operatori finanziari circa la divisata operazione, alludendo ad una soglia di Lire 1.300 miliardi, quale prezzo a cui si poteva concludere la cessione del pacchetto. Ulteriore erronea applicazione della legge penale, con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58, era consistita nell'avere considerato elemento essenziale della connotazione privilegiata l'esatta soglia del prezzo, quando ben più appetita dal mercato era la potenziale ascesa del titolo in borsa, connessa all'OPA obbligatoria ed all'asta che sarebbe stata indetta dalla cedente, come già riscontrato dal primo giudice (Motivo II° avv. ...), previsione puntualmente rispettata; secondo i ricorrenti, risulta illogica la considerazione che vuole causalmente legata la conoscenza della tempistica della divisata dismissione, con la condotta operativa di (X); del resto (Motivo II/V ric. Avv. ...) ... non espresse mai a (A) l'esatto prezzo di cessione, illazione dedotta da quest'ultimo, sicché non era dato ravvisare profilo di determinatezza della notizia;

- Erronea applicazione della legge penale (III° Motivo ric. Avv. ...) con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58, nel fornire rilievo penale alle operazioni di Borsa anteriori alle h. 17,30 del 15.12 2000, e cioè dalla asserita comunicazione della notizia privilegiata da ... a (A), trasferita a quest'ultimo mediante la telefonata del pomeriggio di quel giorno, a seguito della quale il primo intese sia l'entità del prezzo negoziato sia della avvenuta cessione con inevitabile conseguente OPA sul titolo; infatti (II/V Motivo, ric. Avv. ...; I° Motivo avv. ...) già dal 30.11.2000 l'... aveva imbastito trattative con diversi operatori finanziari, possibili interessati all'acquisto del pacchetto, già indicando il prezzo di cessione in Lire 1.300 miliardi per il 55 % del pacchetto, ovvero in Lire 2.000 miliardi per l'intero pacchetto azionario, notizia che sfociò nella sua pubblicazione su quotidiani nazionali il 17.12.2000: dunque, la notizia non era indisponibile agli operatori finanziari;

- Erronea applicazione della legge penale che impone per l'integrazione della fattispecie che l'autore si "avvalga" della notizia mentre (A) (Motivo II/VI ric. ...; II° Motivo avv. ...), ove davvero avesse percepito il carattere privilegiato dell'informazione, avrebbe dovuto far incetta delle azioni, mentre risulta che gli acquisti avvennero a spizzichi, con la clausola "curando", cioè con la cautela di chi intende seguire attentamente il corso del titolo, non già valendosi della certezza della notizia ricevuta e,così, lasciando ai possibili concorrenti il tempo di approfittare della situazione (essendovi anche al proposito un cenno dell'Ordinanza 3.3.2003 del GIP di Milano che rigettò l'istanza del Pubblico Ministero volta al sequestro preventivo della somma di denaro, profitto del reato);

- Erronea applicazione della legge penale quanto all'elemento soggettivo (Motivo II/VII ric. Avv. ...) poiché la condotta dei prevenuti fu priva di circospezione, utilizzando tramiti palesi ad ogni analisi ispettiva;

- Erronea applicazione della legge penale, con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58 (IV Motivo ric. avv. ...), nell'assegnare rilievo penale alle operazioni di borsa posteriori alle h. 17,30 del 15.12 2000, poiché - come annotato dalla prima decisione - il sito "www borsa rumors" ufficializzava la notizia della imminente cessione, della conseguente OPA sul titolo (imposta dal conflitto di interessi che un soggetto negoziale, …, denunciava nell'affare, poiché alcuni amministratori ed alcuni grandi azionisti erano comuni ad entrambi gli istituti, Sent. Trib. Milano, pag. 6), fornendo anche indicazione del probabile lancio dell'offerta di acquisto in € 15 per azione, sicché da quel momento la Borsa registrò un vistoso aumento del titolo e riscontrava acquisti ingenti da parte di alcuni soggetti finanziari, come attestato dalla relazione di CONSOB, tanto che la quotazione del titolo fu sospesa in data 19.12.2000; ciò che elimina la natura privilegiata dell'informazione, profilo dimenticato dalla impugnata sentenza;

- Erronea applicazione della legge penale, con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58 (V Motivo ric. avv. ...) nell'assegnare interesse penale alle operazioni di borsa del 19.12 2000, data in cui i giornali resero pubblica la cessione, il prezzo della stessa, il lancio dell'OPA, notizie che determinarono l‘ascesa rilevantissima della quotazione ed imposero la sospensione della stessa in Borsa, non potendosi accettare l'assunto che il possessore di notizia privilegiata sia paralizzato dall'operare anche quando la notizia sia divenuta di pubblico dominio;

- Carenza ed illogica motivazione nel vaglio della posizione di (B) (VI Motivo avv. ...), avendo la sentenza (pag. 32) addebitato al predetto la partecipazione al Comitato Esecutivo del 15.12.2000, quando anche altri esponenti di (X) vi parteciparono e non furono incriminati; illogicità della motivazione, ancora, nell'avere i giudici di appello individuato soltanto nelle operazioni del 19.12.2000 (scevre da interesse penale, per quanto dianzi detto) il previo contributo alla conclusione del negozio, quando, invece, egli era stato informato in precedenza, dopo la conclusione dei singoli atti negoziali; infine, illogica è l'argomentazione che per affermare la responsabilità del (B) si richiama ai poteri delegatigli in materia di gestione.....

 

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