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LE NOTIZIE


2 Febbraio 2010 - ordinanza - Tribunale di Milano - Giudice per l’udienza preliminare dr. Luerti* (reato commesso in Italia da soggetti apicali di ente straniero - diritto di difesa dell’ente - verifica della capacità dell’ente di comprendere la lingua italiana - diritto alla traduzione degli atti contenenti l’accusa nella lingua nota all’ente (in conformità con quanto previsto all’art. 143 c.p.p.) - costituzione dell’ente nel procedimento con atti in lingua straniera accompagnati da traduzioni - mancato obbligo di traduzione degli atti se l’ente straniero dimostra di comprendere il significato degli stessi, interagendo e assumendo iniziative rivelatrici della capacità di difendersi adeguatamente - prove su supporti informatici: è compito della difesa dotarsi dei mezzi tecnici necessari alla lettura dei documenti informatici di cui ha avuto copia)



Il Giudice, sciogliendo la riserva della precedente udienza,

- sulle eccezioni di nullità degli avvisi di conclusione indagine, della richiesta di rinvio a giudizio e degli avvisi di fissazione della presente udienza in quanto non tradotti nella lingua nota alle persone giuridiche (A), (B), (C) e (D), sollevate dalle rispettive difese, in violazione dell'art. 143 c.p.p. ed in relazione agli artt. 178 lett. c) e 180 c.p.p.;
- sulla eccezione di nullità dell'avviso di conclusioni indagini e della richiesta di rinvio a giudizio per violazione degli artt. 178 lett. c) e 415 bis c.p.p., sollevata dalla difesa … e … e a cui si sono associate tutte le altre difese, poiché alcuni supporti informatici versati nel fascicolo del PM (presenti nei faldoni 2 e 5) non sono leggibili nelle forme ordinarie e di conseguenza non sono stati messi concretamente nella disponibilità delle parti in sede di deposito degli atti ex art. 415 bis c.p.p.; nonché sulla richiesta subordinata di disporre perizia di conversione e trascrizione;
- sentito il pubblico ministero che ne ha chiesto il rigetto;

OSSERVA


I

Le difese delle persone giuridiche tratte a giudizio innanzi a questo giudice dell'udienza preliminare e accusate di illeciti amministrativi, ai sensi degli articoli 5, 21 e 24 D. Lgl. 231/2001, eccepiscono essenzialmente la nullità degli atti che contengono la formulazione dell'accusa e l'impulso processuale nei confronti degli enti da loro assistiti, in quanto redatti solo in italiano e non tradotti nella lingua da loro compresa, in violazione del diritto di ogni accusato di essere informato della natura e dei motivi dell'accusa a lui rivolta nella lingua che egli comprende e quindi, ultimamente, del diritto di difesa di cui all'articolo 24 Cost..
A tal fine, invocano l'applicazione dell'articolo 143 c.p.p. e di tutte le fonti normative costituzionali e internazionali in materia, come interpretate e applicate in modo costante nel nostro ordinamento dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità, quest'ultima autorevolmente espressa da diverse pronunce delle Sezioni Unite.
Tali fonti normative e giurisprudenziali sono a tutti note ed il loro contenuto, ampiamente condiviso, costituisce patrimonio comune anche di tutte le parti del presente processo e dello stesso giudice: è appena il caso di citare l'art. 6 comma III lett. a) della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ed il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, firmato il 19 dicembre 1966 a New York, nonché la fondamentale sentenza n. 10 del 1993 della Corte Costituzionale e le sentenze n. 12/2000 Jakani, n. 5052/2004 Zalagaitis, n. 39298/2006 Cieslinsky e n. 25932/2008 Ivanov delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.
Più importante appare invece esporre in modo sintetico i principi, le garanzie e le regole che si possono trarre dal complesso dell'autorevole interpretazione giurisprudenziale proprio dell'articolo 143 c.p.p., cercando di assicurare soprattutto completezza ed obiettività.
L'art. 143 c.p.p., che assicura all'imputato che non conosce la lingua italiana il diritto di farsi assistere gratuitamente da un interprete al fine di potere comprendere l'accusa contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti cui partecipa, costituisce diretta espressione della normativa pattizia internazionale sopra citata e recepita a pieno titolo nel nostro ordinamento costituzionale e processuale assegnando, non solo alla presenza dell'interprete, ma anche alla traduzione degli atti scritti, una specifica funzione di tutela della difesa dell'imputato. La prima condizione dell'operatività di tale disciplina è che la persona di nazionalità non italiana, ma sottoposta a procedimento penale nello Stato, non sia in grado di comprendere la lingua italiana, "tanto se tale circostanza sia evidenziata dallo stesso interessato, quanto se, in difetto di ciò, sia accertata dall'autorità procedente" (C. Cost. n. 10/1993).
Recependo fedelmente i principi formulati dalla sentenza costituzionale citata, le SSUU Jakani hanno ulteriormente affermato l'inesistenza nel nostro ordinamento processuale di un principio generale su cui fondare il diritto indiscriminato dello straniero, in quanto tale, a giovarsi dell'assistenza dell'interprete, essendo invece necessaria, ai fini dell'applicazione del citato articolo 143, la prova dell'ignoranza della lingua italiana, considerata indagine di mero fatto che sfugge al sindacato di legittimità, se accompagnato da argomentazioni esaustive e concludenti. Ne deriva che, se lo straniero ha mostrato in qualsiasi maniera di rendersi conto del significato degli atti compiuti con il suo intervento o a lui indirizzati e non è rimasto completamente inerte, ma al contrario ha assunto personalmente delle iniziative rivelatrici della sua capacità di difendersi adeguatamente, non sussiste alcun obbligo di traduzione degli atti.
La nota sentenza SSUU Zalagaitis n. 5052/2004 non fa altro che recepire e fare propri gli stessi identici principi.....

 

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