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9 Luglio 2009 - (21 luglio 2009) - sentenza - Tribunale di Lucera in composizione monocratica - giudice dr. Nardelli* (reato di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche a carico di soggetti apicali - responsabilità dell’amministratore della società - ravvisabilità dell’interesse o vantaggio dell’ente all’accreditamento delle somme erogate dalla Pubblica Amministrazione - irrilevanza ai fini della responsabilità amministrativa dell’ente della successiva concreta destinazione delle somme ricevute - profitto del reato oggetto di confisca - vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato corrispondente all’entità delle erogazioni illecitamente ricevute)



Il Tribunale è chiamato a giudicare della responsabilità di una società a responsabilità limitata per l'illecito amministrativo di cui all'articolo 24 del decreto legislativo 231/2001 ad essa attribuito in dipendenza del reato di cui all'articolo 640-bis c.p. ascritto al proprio amministratore.
La motivazione della sentenza premette un breve riassunto della vicenda.

«La vicenda oggetto del presente processo si è verificata nell'ambito di una procedura tesa all'ottenimento di contributi pubblici, ai sensi della legge 488/1992.
La società X, costituita il 2.3.2001 tra …, … e …, e il cui amministratore era stato nominato nella persona di Y, aveva infatti richiesto l'ammissione al ricevimento dei contributi, con domanda del 28.2.2002, per un programma di investimenti finalizzato all'ammodernamento della propria unità produttiva ubicata in ….
All'esito della istruttoria svolta, il Ministero delle Attività Produttive ha emesso il D.M. nr. 116993 del 19.7.2002, con il quale ha ammesso la società ai benefici, rilevandone il collocamento nella posizione nr. … della graduatoria regionale ordinaria.
E' bene dire subito che l'art. 3, lett. C, del richiamato decreto, prevedeva che la società beneficiaria operasse nel pieno rispetto delle vigenti norme edilizie, urbanistiche e di salvaguardia ambientale, mentre la successiva lettera E prevedeva che la società dimostrasse - alla data di disponibilità dell'ultima quota del contributo - di aver sostenuto spese in misura pari almeno a quella necessaria per richiedere la prima quota del contributo (a pena di revoca dei contributi stessi: art. 3, comma 2 del D.M.).
Ed è bene altresì osservare che ai sensi dell'art. 6, comma 2, del richiamato D.M., l'erogazione delle agevolazioni era subordinata alla presentazione della documentazione idonea a comprovare l'apporto di capitale proprio fino al raggiungimento di 1.900.000,00 euro, e che per le erogazioni successive alla prima doveva anche essere comprovato l'avvenuto versamento e/o accantonamento di almeno la metà del capitale proprio, previsto complessivamente in 1.900.000,00 euro.
A fronte di tanto, secondo la tesi di accusa sarebbe accaduto che la società contabilizzasse due fatture per operazioni inesistenti (contestate rispettivamente ai capi F e B), i cui costi erano poi stati comunicati alla banca concessionaria al fine di conseguire le somme accordatele; effettuasse un aumento fittizio del capitale sociale, con versamenti di somme da parte del socio …, al quale la società le aveva però interamente restituite; presentasse alla banca concessionaria una falsa perizia giurata (contestata al capo C), che a.....

 

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