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Gio, 23 Mag 2019
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E SE L’ORGANO DI VIGILANZA E CONTROLLO FOSSE UNA PERSONA GIURIDICA ? - di Giacomo Cardani, Direzione Affari Legali Fininvest


Introduzione

L'articolo 6 comma del decreto legislativo n. 231 del 2001 ha introdotto e istituito un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo e ha inoltre previsto che l'ente possa essere esonerato dalla responsabilità conseguente alla commissione dei reati indicati se l'organo dirigente ha, fra l'altro affidato a tale organismo il compito di vigilare sul funzionamento, sull'osservanza del modello di organizzazione, di gestione e di controllo e di curarne l'aggiornamento.
Nella prassi e nei modelli di organizzazione, di gestione e di controllo (di seguito Modello) tale organismo viene denominato organismo di vigilanza e di controllo (di seguito Organismo).
Sin dall'entrata in vigore del decreto legislativo n. 231 del 2001 le domande e le problematiche che l'introduzione di tale nuovo soggetto ha fatto sorgere in capo agli operatori del diritto e ai soggetti deputati alla compliance all'interno delle società sono state numerose e articolate.
Alcune delle principali tematiche hanno avuto ed hanno per oggetto la natura, i compiti, le caratteristiche dell'organismo; un'altra questione, su cui sono stati versati fiumi di inchiostro e numerosi interventi nei convegni hanno cercato di fornire soluzioni, riguarda la composizione mono o plurisoggettiva dell'organismo. Gli stessi requisiti di autonomia ed indipendenza hanno sollevato e sollevano riflessioni volte ad individuare gli elementi costitutivi e qualificanti di tali requisiti anche con particolare attenzione a proporre soluzioni che permettano di implementare sistemi di organizzazione attuabili e nello stesso tempo coerenti con i principi normativi.
Come giurista d'impresa di un gruppo di società ho dovuto e devo confrontarmi costantemente con le suddette problematiche; uno dei momenti in cui certe scelte devono essere prese coincide con i consigli di amministrazione di approvazione del bilancio in cui abitualmente tra i punti all'ordine del giorno vi è anche la nomina dell'organismo.
Lo scopo del presente articolo non è però quello di approfondire le numerose questioni aperte in merito all'Organismo su cui peraltro la giurisprudenza, la dottrina, le associazioni di categoria e tutti noi stiamo cercando di individuare delle risposte tecniche e operative coerenti e funzionali, ma di sollevare un punto di riflessione che nasce dall'esperienza di una figura quale il legale d'impresa che deve far sì che le norme siano applicate e nello stesso tempo cercare modelli gestionali e di corporate governance che possano essere attuati.
Il titolo, quasi giornalistico, del presente intervento svela il tema che si cercherà di approfondire e la disciplina di riferimento, laddove applicabile, che viene mutuata dalla problematica dell'ammissibilità o meno della titolarità dell'ufficio di amministratore di società in capo ad una persona giuridica.
Negli ultimi anni il mondo giuridico ha dato ampio spazio agli approfondimenti dottrinali volti a valutare le problematiche e la fattibilità della persona giuridica come amministratore di una società, e cosa per noi ancora più interessante si è sviluppata una prassi che ha visto sempre di più attuare con coraggio tale soluzione. Se tale percorso, che andremo di seguito a sviluppare nelle linee principali, ha trovato accoglimento con riferimento alla figura dell'amministratore di una società ci è sembrato interessante chiederci se tale soluzione poteva essere estesa, con riferimento alla tenuta sotto il profilo sistematico, anche all'organismo di vigilanza e di controllo.
E' noto, infatti, che nelle società di persone e di capitali italiane la carica di amministratore è tradizionalmente assunta da una persona fisica. Il dibattito è tornato d'attualità dopo che nell'autunno del 2006 la Camera di Commercio di Milano ha ammesso l'iscrizione al Registro delle Imprese di una società a responsabilità limitata con un'altra società a r.....

 

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