Rivista 231 Rivista 231
     HOME     CHI SIAMO     COLLABORATORI     AVVISI/BANDI 231    SHOPPING 231      COME ABBONARSI
Username: Password:
Lun, 29 Nov 2021
LE RUBRICHE


GLI INTERVENTI
ANNO 2021
ANNO 2020
ANNO 2019
ANNO 2018
ANNO 2017
ANNO 2016
ANNO 2015
ANNO 2014
ANNO 2013
ANNO 2012
ANNO 2011
ANNO 2010
ANNO 2009
ANNO 2008
ANNO 2007
ANNO 2006
ANNO 2005


LE NOTIZIE


30 Settembre 2009 - (ud. 23 giugno 2009) - sentenza n. 20935 - Corte di Cassazione - sezioni unite civili* (reato di manipolazione del mercato a carico di soggetti apicali in seno alla società - litisconsorzio tra le parti del procedimento di opposizione avverso il provvedimento di applicazione di sanzione amministrativa - presenza nel caso di specie di un’ipotesi di litisconsorzio facoltativo (nesso di pregiudizialità/dipendenza delle obbligazioni solidali ad interesse unisoggettivo) - termine per la conclusione del procedimento amministrativo - rilevanza giuridica del concetto di gruppo societario con riferimento all’obbligo informativo - dovere giuridico dell’avvocato di impedire la commissione dell’illecito e rilevanza del segreto professionale - ambito dell’applicazione dell’articolo 193 del TUF - concorso soggettivo e oggettivo nell’illecito - sviluppo di una pluralità di rapporti autonomi a soggetto attivo unico ciascuno con un diverso soggetto passivo)



REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. Vincenzo Carbone - Primo Presidente
Dott. Giovanni Prestipino - Presidente di sezione
Dott. Roberto Preden - Presidente di sezione
Dott. Massimo Oddo - Consigliere
Dott. Michele D'Alonzo - Consigliere
Dott. Antonio Merone - Consigliere
Dott. Francesco Maria Fioretti - Consigliere
Dott. Mario Finocchiaro - Consigliere
Dott. Giacomo Travaglino - rel. Consigliere
ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
A, elettivamente domiciliato in … presso lo studio dell'avvocato B, che lo rappresenta e difende, per procura a margine del ricorso;
- ricorrente -
contro
CONSOB - Commissione Nazionale per le Societa' e la Borsa, in persona del Presidente pro tempore, elettivamente domiciliata in … presso lo studio dell'avvocato C, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati D, E, F, G, per procura a margine del controricorso e ricorso incidentale;
- controricorrente e ricorrente incidentale -
e contro
Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Torino, Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione;
- intimati -
avverso la sentenza n. … della Corte d'Appello di Torino, depositata il 23 gennaio 2008;
udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del 23/06/09 dal Consigliere Dott. Giacomo Travaglino;
uditi gli avvocati B, C, F;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. H, che ha concluso, p.q.r., per l'accoglimento del ricorso.

IN FATTO E IN DIRITTO

1. - Il giudizio dinanzi alla Corte d'Appello - La sentenza impugnata.
Con ricorso proposto dinanzi alla Corte d'Appello di Torino e notificato alla Consob il 1 marzo 2007, l'esponente propose opposizione, ai sensi del Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, articolo 187 septies, avverso la deliberazione del …, n. …, con la quale la predetta autorità di vigilanza gli aveva ingiunto il pagamento di una duplice sanzione pecuniaria (determinata per ciascun autore materiale delle contestate violazioni, ossia l'odierno ricorrente, I e J), oltre alla sanzione amministrativa accessoria dell'incapacità ad assumere incarichi di amministrazione, direzione e controllo di società quotate e del gruppo, per quattro mesi.
La delibera sanzionatoria concerneva - quanto alla specifica contestazione mossa a A - la violazione del Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 187 ter, comma 1, per avere egli "partecipato, in qualità di amministratore di K, al processo decisionale in merito al contenuto del comunicato diffuso dalla stessa K il …", ed ancora per avere egli "partecipato in concorso con il sig. I e il sig. J al processo decisionale in merito al contenuto del comunicato diffuso da L il …".
La sanzione colpiva anche I e J , tutti ritenuti "coinvolti nel processo di redazione e diffusione dei comunicati", nonché le due società K s.p.a. e L s.a.p.a., sia in proprio ai sensi del Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 187 quinquies, e sia quali responsabili solidali ai sensi della Legge n. 689 del 1981, articolo 6, comma 3.
Il provvedimento era conseguenza di una articolata e complessa istruttoria all'esito della quale era emerso che, il … - data di pubblicazione dei comunicati-stampa delle due menzionate società, ad esse richiesti dalla Consob ai sensi del Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 114, comma 5 - risultava già oggetto di studio ed era in corso di attuazione un progetto finanziario volto a conservare la partecipazione di K nel capitale di M in misura del 30 % contestualmente all'aumento di capitale sociale a servizio di un pregresso "prestito convertendo" stipulato con alcune banche dalla società automobilistica: nella specie, i comunicati-stampa erano stati giudicati rappresentativi di una falsa realtà "societaria" nella parte in cui con essi si affermava che la K non aveva "intrapreso né studiato alcuna iniziativa in relazione alla scadenza del prestito convertendo".
Nella sua opposizione innanzi alla Corte d'Appello di Torino, l'odierno ricorrente avrebbe lamentato l'illegittimità del provvedimento sotto plurimi profili, secondo i quali: a) egli era stato coinvolto nella questione in veste meramente tecnica e neutrale di professionista avvocato; b) era stata violata la normativa interna della Consob in ordine al procedimento amministrativo, perché la Divisione Mercati aveva acquisito e valutato ulteriore documentazione a luglio-agosto 2006, e pertanto oltre il termine di 120 giorni dalla contestazione, continuando poi gli accertamenti anche oltre il termine di 210 giorni ad essa assegnati dal regolamento Consob; c) era stato violato il principio di specialità di cui alla Legge n. 689 del 1981, articolo 9, in quanto il fatto doloso contestato e per il quale era stata irrogata la sanzione per la violazione del Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 187 ter (la diffusione di notizie false) poteva, altresì, integrare il reato di cui all'articolo 185 Decreto Legislativo citato, come ipotizzato dalla stessa Consob, che aveva infatti presentato denuncia; d) egli non aveva alcuna responsabilità per l'illecito contestato, secondo ragioni di merito che meglio illustrava nell'opposizione.
Costituitasi dinanzi alla Corte d'Appello, la Consob chiese il rigetto del ricorso.
Sulle conclusioni conformi del P.G. intervenuto in giudizio - il quale, in punto di valutazione del quantum sanzionatorio irrogato, avrebbe, peraltro, testualmente dichiarato "di rimettersi alla Corte", nonostante, sul punto, il ricorrente non avesse proposto alcuna esplicita domanda - la Corte d'Appello di Torino, con la sentenza depositata il 23 gennaio 2008, rigettò l'opposizione.

2. - Il ricorso per cassazione - Le questioni di diritto poste alla Corte.
Avverso l'anzidetta sentenza ha proposto ricorso per cassazione A , ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, sulla base di 17 motivi, corredati dei relativi quesiti di diritto.
Con il primo motivo, il ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell'articolo 102 cod. proc. civ., comma 1, con nullità della sentenza e del procedimento, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, nn. 3 e 4, formulando il seguente quesito di diritto:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se - in caso di unicità del fatto illecito, del rapporto sanzionatorio, e del provvedimento di Consob - debba farsi luogo a integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i soggetti reputati responsabili; e perciò, nella concreta vicenda, dovesse disporsi tale necessaria integrazione nei confronti delle società destinatarie della richiesta, K e L , e dei I e J".
Con il secondo motivo, il ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione dell'articolo 295 cod. proc. civ., con nullità della sentenza e del procedimento, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, nn. 3 e 4, formulando il seguente quesito di diritto:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se, in caso di concorso nell'illecito amministrativo, la posizione del concorrente sia dipendente da quella delle società destinatarie della richiesta di Consob e dei soggetti deliberanti gli atti reputati illeciti, sicché debba farsi luogo a sospensione necessaria del giudizio di opposizione promosso dal concorrente; e, dunque se, nella concreta vicenda, si dovesse sospendere il giudizio di opposizione, promosso da A, in attesa della definizione delle controversie riguardanti le società destinatarie della richiesta di Consob, K e L, e dei soggetti ai quali si pretende di riferire l'emissione dei comunicati-stampa I e J".
Con il terzo motivo, il ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione degli articoli 97 e 111 Cost., Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 181 septies, Legge 20 marzo 1865, n. 2248, articoli 4 e 5, all. E, nonché dei principi generali del giusto procedimento e del buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n., formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se le delibere Consob 21 giugno 2005, n. 15086, e 2 agosto 2000, n. 12696 - escludendo il contraddittorio nella 'parte istruttoria della decisione'; negando che le conclusioni dell'Ufficio sanzioni amministrative siano trasmesse agli interessati; e vietando a questi ultimi di depositare memorie scritte e documenti, nonché di esser sentiti personalmente, nel corso della 'fase decisoria' - violino il Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, articolo 187 septies, comma 2 (...) nonché gli articoli 97 e 111 Cost., ed i principi generali del giusto procedimento e del buon andamento e dell'imparzialità dell'amministrazione" e se, quindi, tali delibere vadano disapplicate ed il provvedimento sanzionatorio sia invalido per violazione delle norme e principi predetti.
Con il quarto motivo, il ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione della Legge n. 241 del 1990, articolo 21 octies, Delibera Consob 21 giugno 2005, n. 15086, articoli 2 e 3, Delibera Consob 2 agosto 2000, n. 12697, articolo 6 - in relazione alla Legge n. 216 del 1974, articolo 1, comma 8, n. 1), e alla Delibera Consob 17 novembre 1994, n. 8674 - nonché al Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 187 septies, articoli 97 e 111 Cost., e dei principi generali del giusto procedimento e del buon andamento ed imparzialità dell'amministrazione, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se la violazione delle norme procedimentali, dettate dalla Consob con delibere 21 giugno 2005, n. 15086, e 2 agosto 2000, n. 1269, [nel caso concreto, la prosecuzione delle indagini della Divisione mercati oltre la scadenza dei termini, fissati dalla delibera n. 12697/2000, articolo 6, comma 2, lettera a), e della delibera n. 15086/2005, articolo 3, comma 1, e la trasmissione della 'relazione integrativa' dopo la scadenza di quest'ultimo termine - comportando violazione anche del Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, articolo 187 septies, articoli 97 e 111 Cost., e dei principi generali del giusto procedimento e del buon andamento e dell'imparzialità dell'amministrazione determini invalidità del provvedimento sanzionatorio, emesso a carico di A (Legge 7 agosto 1990, n. 241, articolo 21 octies)".
Con il quinto motivo, il ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione degli articoli 1362, 1363 e 1366 cod. civ., Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 114, nonché dei principi generali in materia di interpretazione dell'atto amministrativo, e l'insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, nn. 3 e 5, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se, nell'interpretazione di un atto amministrativo (nel caso concreto, la richiesta di informazioni, indirizzata da Consob alle società K e L), debbano applicarsi i canoni generali, dettati dal diritto vigente (articolo 1362 cod. civ., e segg.), e se, perciò, le singole parole siano a intendere nella cornice complessiva del provvedimento, secondo l'intenzione così palesata (articoli 1362 e 1363 cod. civ.) alla luce del principio di buona fede (articolo 1366 cod. civ.), e non utilizzando posteriori e discordi dichiarazioni, rese a soggetti non provvisti del potere di rappresentanza dell'Autorità nel caso concreto, dai signori N e O (articolo 1362 cod. civ., comma 2). Accerti la Corte di Cassazione che il giudice di merito ha violato i predetti canoni ermeneutici, così allargando il significato della richiesta Consob oltre l'andamento dei titoli M e le indiscrezioni di stampa del …".
Con il sesto motivo, il ricorrente ha lamentato la violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articoli 187 ter e 193, e articolo 12 disp. prel. cod. civ., comma 1, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se la diffusione - richiesta dalla Consob ai sensi del Decreto Legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, articolo 114, comma 5 - di notizie, che non integrano informazione privilegiata di cui al Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 181 e non comportano la concreta manipolazione del mercato (nel caso in esame, la presunta falsità dei comunicati-stampa, in cui K e L negavano di aver intrapreso o studiato iniziative con riguardo al 'prestito convertendo') integri 'manipolazione del mercato' (Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 187 ter); ovvero se tale diffusione renda applicabile soltanto il Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 193 ('informazione societaria e doveri dei sindaci e delle società di revisione')".
Con il settimo motivo, il ricorrente ha censurato la violazione e falsa applicazione della Legge n. 689 del 1981, articolo 3, Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 114 e articolo 2497 cod. civ., nonché dei principi generali sulla personalità giuridica, sui gruppi di società e del carattere personale della responsabilità amministrativa, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se - essendo richiesta di informazioni indirizzata da Consob alle società K e L (società, poi colpite da sanzioni) sia legittimo far riferimento all'attività di altra società (P), che si asserisce appartenere al medesimo gruppo; o se, invece, l'obbligo informativo - anche in coerenza con la natura personale della responsabilità amministrativa - riguardi attività proprie delle società destinatarie della richiesta, circoscrivendosi la rilevanza giuridica del gruppo soltanto alle ipotesi espressamente indicate dalla legge".
Con l'ottavo motivo, il ricorrente ha dedotto l'insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 5 formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione - ai sensi dell'articolo 366 bis cod. proc. civ., seconda parte - se la motivazione, adottata dalla sentenza impugnata, sia contraddittoria allorché dapprima si volge ad accertare l'attività dei soggetti sanzionati (K e L), e, poi, si ferma su altra società (P), che si asserisce appartenere al medesimo 'gruppo'; e sia, comunque, insufficiente in ordine ai rapporti fra le società sanzionate (K e L) e la società, che svolse la presunta 'attività di studio' (P)".
Con il nono motivo, il ricorrente ha dedotto la violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 58 del 1998, articolo 187 ter, seconda parte, e Legge n. 689 del 1981, articolo 5, nonché la contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, nn. 3 e 5, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se il giudice di merito, nel fare congiunta e discorde applicazione degli articolo 187 ter, comma 1, TUF, e Legge 24 novembre 1981, n. 689, articolo 5, sia incorso nel vizio di violazione e falsa applicazione di legge, e abbia svolto contraddittoria e insufficiente motivazione, non idonea a giustificare l'adottata sentenza".
Con il decimo motivo, il ricorrente ha lamentato la violazione e falsa applicazione della Legge n. 689 del 1981, articolo 5, nonché dei principi generali in tema di concorso nell'illecito, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se il parere di un avvocato possa concorrere nella commissione di un fatto illecito; e se esso, in ogni caso (e, dunque, anche nella vicenda di A ), debba soddisfare i requisiti del concorso, cioé presentare i caratteri (secondo le parole di Cass. 19 luglio 2001, n. 9837) del 'collegamento finalistico', e della 'coscienza e volontà di portare un contributo materiale e psicologico alla realizzazione dell'evento illecito perseguito da tutti' ".
Con l'undicesimo motivo, il ricorrente ha dedotto l'omessa e insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 5, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione - ai sensi dell'articolo 366 bis cod. proc. civ., seconda parte - se la motivazione, adottata dalla sentenza impugnata, sia inesistente o insufficiente in ordine al carattere giuridico-interpretativo del parere reso da A , e al concorso di quest'ultimo nel fatto illecito, con particolare riguardo al 'collegamento finalistico' con gli altri partecipi e al profilo doloso della condotta".
Con il dodicesimo motivo, il ricorrente ha lamentato la violazione e falsa applicazione della Legge n. 689 del 1981, articolo 5 e dell'articolo 40 cod. pen., comma 2, nonché dei principi generali in tema di concorso omissivo, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se un avvocato abbia il dovere giuridico di impedire la commissione di un illecito amministrativo, di esprimere un giudizio di 'inopportunità' circa un comunicato-stampa, e di impedirne la diffusione; e se, nel caso concreto e specifico, tali doveri gravassero sull'avv. A".
Con il tredicesimo motivo, il ricorrente ha lamentato la violazione e falsa applicazione degli articoli 9, comma 2, del codice deontologico forense, Legge 9 febbraio 1982, n. 31, articolo 7, e Legge n. 689 del 1981, articolo 4, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se l'avvocato, astretto dal segreto professionale, possa sciogliersi da tale vincolo nell'esprimere parere circa un comunicato-stampa, predisposto da soggetti che non hanno conferito l'incarico professionale (nel caso concreto, K e L)".
Con il quattordicesimo motivo, il ricorrente ha dedotto l'insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 5, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione - ai sensi dell'articolo 366 bis cod. proc. civ., seconda parte - se la sentenza impugnata sia insufficiente e contraddittoria, là dove, dopo aver riconosciuto l'avv. A vincolato al segreto professionale, distingue fra 'dettagli' e 'non dettagli' di una data vicenda e reputi tenuto il consulente legale a segnalare 'inopportunità' o ad esprimere 'perplessità' circa il testo di un comunicato-stampa".
Con il quindicesimo motivo, il ricorrente ha lamentato la violazione e falsa applicazione della Legge n. 689 del 1981, articoli 14, 22 e 23, articolo 112 cod. proc. civ. e articolo 1362 cod. civ., nonché del principio generale di correlazione tra pronuncia sanzionatoria e capo d'incolpazione, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se il giudice dell'opposizione a sanzione amministrativa abbia il potere di prescindere dal tenore letterale del capo di incolpazione e di correggerlo in base ad elementi estranei ad esso, rompendo così la correlazione fra sentenza e fatto imputato dall'autorità amministrativa. E, dunque, se, nel caso concreto, il capo d'incolpazione, connesso alla posizione del A come amministratore di K , potesse correggersi in incolpazione a titolo di concorso con altri soggetti".
Con il sedicesimo motivo, il ricorrente ha dedotto l'omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 5, formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione - ai sensi dell'articolo 366 bis cod. proc. civ., seconda parte - se la sentenza impugnata sia incorsa in omessa o insufficiente motivazione circa il concorso di A nell'illecito commesso da K, non indagando né spiegando il 'collegamento finalistico' con altri partecipi né l'intenzione dolosa di A".
Con il diciassettesimo motivo, il ricorrente ha lamentato la violazione e falsa applicazione della Legge n. 689 del 1981, articolo 23, comma 11, nonché dei principi generali sulla domanda, ai sensi dell'articolo 360 cod. proc. civ., comma 1, n. 3 formulando il seguente quesito:
"Esamini e decida la Corte di Cassazione se il giudice dell'opposizione, dotato dalla legge (Legge 24 novembre 1981, n. 689, articolo 23, comma 11) del potere di annullare, in tutto o in parte, l'atto sanzionatorio o di modificarlo 'anche limitatamente all'entità della sanzione dovuta', debba sempre considerare tale profilo e pronunciarsi su di esso; e, con riguardo al caso concreto, se tale dovere sussista quando la parte abbia chiesto l'annullamento dell'atto sanzionatorio, e il pubblico ministero si sia rimesso alla 'valutazione della Corte in punto quantum' ".
Ha, dunque, chiesto la cassazione della sentenza della Corte d'Appello e l'adozione di ogni conseguente provvedimento.

3. - Il controricorso e il ricorso incidentale condizionato della Consob.
Con il proprio controricorso e ricorso incidentale, la Consob ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità ed infondatezza di tutti i motivi del ricorso principale; in via incidentale condizionata, ha chiesto inoltre, nell'ipotesi di accoglim.....

 

Il seguito è riservato agli Abbonati

Scelga l'abbonamento più adatto alle Sue esigenze