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I REQUISITI DI AUTONOMIA E INDIPENDENZA DELL'ORGASNISMO DI VIGILANZA - di Nicola Pisani, Associato di Diritto penale dell’economia nell'Università degli studi di Teramo, Avvocato in Roma




Il tema di seguito affrontato è quello della compatibilità dell'incarico di componente dell'Organismo di Vigilanza istituito ai sensi del d.Lgs. n. 231 del 2001, da parte di una persona fisica che, contemporaneamente, rivesta, la carica di membro del Consiglio di Amministrazione - sprovvisto di deleghe - della società, cui appartiene l'Organismo di Vigilanza in questione.
Per rispondere compiutamente a tale quesito occorre svolgere una premessa sulla natura e le funzioni dell'Organismo di Vigilanza.

1. Premessa. Ruolo dell'organismo di vigilanza.
Il d.Lgs. n. 231 del 2001 subordina, l'efficacia esonerante connessa all'adozione del modello organizzativo, all'istituzione di un organismo incaricato della vigilanza sui modelli preventivi, definito come ‘organismo dell'ente'.
L'organismo in questione diverrà il garante della efficacia attuazione e aggiornamento dei "modelli preventivi ", assicurandone l'effettività attraverso specifici poteri di "iniziativa e controllo conferitigli". All'organismo di vigilanza sono assegnati, altresì, poteri di disciplina (art. 6 lett. e), connessi all'obbligo di sanzionare le condotte dei vertici dell'ente, poste in essere in violazione dei protocolli preventivi.
Il concetto di ‘effettività' della vigilanza sotto il profilo funzionale si connette, strettamente sul versante soggettivo, all'assenza di situazioni o rapporti che compromettano l'efficacia del controllo.

2. Il significato dell'espressione "organismo dell'ente".
Né a diverse conclusioni si può giungere sul presupposto che l'art. 6 comma 1, lett. b) del D.Lgs. 321/2001 si legge "il compito di vigilare (…)è affidato ad un organismo dell'ente".
Tale riferimento all'organismo dell'ente" – che in realtà esprime solo l'appartenenza all'ente dell'OdV - ha portato una parte della dottrina a ritenere che i compiti di vigilanza,possono sovrapporsi con quelli di un organo societario o di una funzione aziendale già presenti e idonei a rivestire anche i compiti riservati all'Organismo di vigilanza, evitando così l'istituzione di un organo ex novo.
Su tale base si è sostenuta la possibilità di investire delle funzioni dell'Organismo di Vigilanza soggetti già impiegati all'interno della compagine sociale; e tuttavia in nessun caso il dibattito ha riguardato in prevalenza la possibilità che componenti l'organo di controllo societario (collegio sindacale o consiglio di sorveglianza) possano cumulare le funzioni di vigilanza sui modelli.

3. Autonomia e indipendenza dell'OdV. Profili soggettivi.
Dalla lettura del combinato disposto degli artt. 6 comma 1, lett. b e dell'art. 7 commi 3 e 4 d.lgs. cit., si ricavano le caratteristiche di autonomia e indipendenza dell'organismo di vigilanza.
In particolare, l'art. 6 del d.lgs cit., stabilisce che l'O.d.V. deve essere dotato di "autonomi' poteri di iniziativa e di controllo". Il carattere di autonomia dei ‘poteri' indica un' autonomia decisionale, che concerne l'aspetto più propriamente funzionale e si esprime n.....

 

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