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Gio, 23 Mag 2019
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LA CESSIONE DI AZIENDA NEL SISTEMA DELLA RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI - II° PARTE - di Valerio Napoleoni, Consigliere della Corte di cassazione, Assistente di Studio presso la Corte costituzionale


(segue)


4. Le deroghe alla disciplina comune
Ciò puntualizzato, un primo, rilevante elemento differenziale tra la disciplina del D.lgs. 231/2001 e quella del citato art. 2560 comma 2 c.c. risiede nel fatto che, in base alla norma generale del codice, l'acquirente risponde dei soli debiti risultanti dai libri contabili obbligatori. Tale previsione esprime una soluzione di compromesso tra l'esigenza di evitare che la modificazione, quanto meno qualitativa, del patrimonio dell'alienante pregiudichi le aspettative di soddisfacimento dei creditori dell'impresa, e l'interesse alla sicura ed agevole circolazione dell'azienda, cui non gioverebbe l'esistenza di un'alea circa il novero dei debiti pregressi di cui il cessionario può esse-re chiamato a rispondere. Ottica nella quale la responsabilità di quest'ultimo è stata ancorata alle risultanze delle scritture contabili obbligatorie del cedente, sul presup-posto della configurabilità di un onere di consultazione preventiva delle stesse da par-te del soggetto interessato all'acquisizione di un complesso aziendale ( ). La condi-zione in parola viene intesa, di conseguenza, in modo rigido dalla costante giurispru-denza di legittimità e dalla dottrina prevalente, le quali assegnano all'iscrizione nella contabilità obbligatoria il ruolo di elemento costitutivo essenziale della responsabilità del cessionario, negando che, in difetto di essa, possa assumere rilievo la conoscenza effettiva del debito, aliunde acquisita ( ).
Di contro, alla stregua del comma 2 dell'art. 33 del D.lgs. 231/2001, l'obbligazione solidale dell'acquirente di azienda abbraccia espressamente ― oltre alle sanzioni pecuniarie "che risultano dai libri contabili obbligatori" ― anche quelle dovute per "illeciti amministrativi dei quali egli era comunque a conoscenza" ( ). Di-rimente, nel determinare siffatto scarto di disciplina, è stata la considerazione della peculiare natura del debito di cui si discute: essendosi ritenuta, in specie, scarsamente aderente alla realtà l'ipotesi che le scritture contabili dell'ente responsabile di un ille-cito amministrativo dipendente da reato rechino riferimenti alle sanzioni pecuniarie ― anche nell'ambito delle poste di bilancio relative a "fondi rischi" concernenti debi-ti meramente probabili ― se non dopo l'avvio del procedimento di accertamento dell'illecito ( ) o, più ancora, dopo la pronuncia della sentenza di condanna ( ). A fronte di ciò, il legislatore ha dunque ritenuto di dover contemperare in modo diverso dall'ordinario l'interesse del creditore (nella specie, lo Stato) a non essere privato del-la garanzia patrimoniale e quello dell'acquirente d'azienda a non trovarsi esposto a richieste di adempimento di debiti non preventivate: adottando, in specie, una solu-zione praticamente identica a quella accolta nel testo originario dell'art. 2112 c.c. a proposito dei debiti verso i prestatori di lavoro, prima che tale norma fosse modificata a fini di miglior tutela di questi ultimi ( ). In sostanza, cioè, riguardo alle sanzioni de quibus, il legislatore ha collegato all'iscrizione nei libri contabili obbligatori una pre-sunzione iuris et de iure di conoscenza del debito da parte del cessionario, fondata sul dato di comune esperienza per cui un accorto acquirente di azienda non trascura il preliminare esame della contabilità obbligatoria; mentre negli altri casi ha richiesto la conoscenza effettiva: conoscenza che sarà dunque onere dello Stato dimostrare attra-verso i normali mezzi di prova.
A tale differente assetto fa da corollario la caduta di ogni limitazione circa la gamma delle aziende la cui cessione può far scattare la responsabilità solidale dell'acquirente. Mentre, infatti, la previsione generale dell'art. 2560 comma 2 c.c. è logicamente riferita alla sola cessione di "aziende commerciali" (le uniche civilistiche obbligate alla tenuta delle scritture contabili); la disposizione dell'art. 33 del D.lgs. 231/2001 ― priva di omologa specificazione limitativa ( ) ― risulta invece applica-bile ai trasferimenti di aziende di qualunque natura (ergo, anche agricole) ( ).
Per quanto attiene, poi, alla concrete modalità operative della disciplina.....

 

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