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LE NOTIZIE


18 Gennaio 2008 - ordinanza - Tribunale di Milano - giudice per le indagini preliminari dr. Varanelli* (costituzione di parte civile nei confronti dell’ente - caratterizzazione dell’istituto e suo fondamento giuridico - mancanza nel D.Lgs. 231/01 di norme legittimanti la costituzione di parte civile nei confronti dell’autore non di un reato ma di un illecito amministrativo dipendente da certi reati, in deroga ai principi generali del processo penale - esclusione della possibilità di costituzione della parte civile nei confronti dell’ente)



TRIBUNALE ORDINARIO DI MILANO
Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari
Giudice dott. Luigi Varanelli

Il G.U.P.,
a scioglimento della riserva assunta all'esito della scorsa udienza tenuta 1'11.1.2008 in ordine alla costituzione delle parti civili;
sentite le parti che hanno depositato, fino all'udienza del 18.12.07, atto di costituzione di parte civile, precisamente:
• A
• B
• C
• D
• azionisti E (…)
• promotori finanziari (…)
• promotori finanziari (…)
• promotori finanziari (…)
sentito il P.M.;
sentiti tutti gli imputati, persone fisiche ed Enti ex d.lg.vo 231/2001, nei confronti dei quali specificamente e rispettivamente le parti civili si sono costituite;
esaminate le memorie depositate ex art. 121 c.p.p. dalle parti sia in udienza, come da verbale, che in cancelleria e illustrate o richiamate nella discussione in oggetto;
dato atto delle conclusioni rassegnate dalle parti in ordine alla ammissione ovvero alla esclusione delle parti civili come dettagliatamente riportato nei verbali del 18.12.07 e 11.1.2008;

OSSERVA

Preliminarmente, onde delibare le specifiche istanze, va considerato che l'azione civile nel processo penale è espressamente prevista e regolata dal codice di rito dagli articoli 74 e ss mentre il fondamento sostanziale è costituito dall'art. 185 c.p.
L'azione civile nel processo penale è, dunque, costituita dal presupposto specifico e indefettibile della commissione di un reato dal quale siano derivate conseguenze civili consistenti essenzialmente nella produzione di un danno patrimoniale e non patrimoniale.
Innanzitutto, va osservato che non si tratta di una mera estensione della responsabilità civile aquiliana ordinaria prevista dagli artt. 2043 e ss c.c. all'ambito penalistico, ma di una vera e propria fonte autonoma e distinta di responsabilità, tuttavia pur sempre civile ossia dai connotati propri della pretesa privata, rispetto a quella generale.
Ne deriva che il danno da reato con conseguente insorgenza dell'obbligo risarcitorio relativo è generalmente sovrapponibile, come per lo più accade, ma non coincide affatto, con il medesimo illecito civile, tanto implicando la configurabilità di ipotesi di danno civile da reato che, senza la previsione dell'art. 185 c.p., non sarebbero fonte di risarcimento.
Ed invero, tale funzione costitutiva autonoma è desumibile proprio dalla struttura del reato in giustapposizione, in talune limitate seppure significative ipotesi, a quella dell'illecito aquiliano alla stregua dell'art. 2043 c.c.
Del resto, senza la previsione della fattispecie costitutiva di cui all'art. 185 c.p. alcune ipotesi dannose non darebbero luogo a risarcimento o per difetto del nesso di imputazione (come nel caso di cui all'art. 57 c.p. per il direttore responsabile del giornale, con posizione indifferente civilisticamente) o per carenza dell'elemento soggettivo (come nell'ipotesi di responsabilità civile connessa all'accertamento dell'indefettibile elemento soggettivo del dolo o colpa grave in antitesi ai reati, invece, solo colposi, es. art. 449 c.p.).
Tanto premesso, pur rimarcata la natura autonoma della fonte di responsabilità civile da riconoscersi all'art. 185 c.p., il danno cui è collegato, ossia il danno provocato, assume comunque valenza senz'altro civilistica.
Innanzitutto, la pretesa fatta valere rimane quella privatistica che può addizionarsi, senza coincidere e confondersi però, con quella di natura pubblica della vittima del reato ossia della persona offesa.
Nota è, infatti, la frequente sovrapposizione tra la persona offesa, ossia il titolare dell'interesse specifico protetto da quel reato, e il danneggiato, ossia il soggetto cui quello stesso reato ha recato danno; nondimeno, tale sovrapposizione consente sempre di distinguere i due profili correlati a interessi appartenenti all'alveo pubblicistico, tale potendosi considerare quello della vittima del reato, e a quello privatistico, quello invece del danneggiato ossia che abbia subito un danno patrimoniale o non patrimoniale.
Tale distinzione appare ancora più evidente considerando gli specifici poteri riservati alla persona offesa, consistenti essenzialmente in uno ius postulandi, per lo più nella fase delle indagini preliminari, di ausilio e sollecitazione rispetto al P.M., come una vera e propria accusa privata. Al contrario, la parte civile esplica il ruolo di parte privata proiettata al conseguimento della pretesa privatistica risarcitoria nella fase processuale, ossia solo dopo l'esercizio della azione penale, e non riverbera più alcuna delle caratteristiche di quella accusa privata che, eventualmente rivestendo simultaneamente anche il ruolo di persona offesa, quello stesso soggetto esplicava (cfr. Cass., Barbisan, 1999, RV 216464).
Quanto al dan.....

 

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