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Mar, 12 Dic 2017
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LA RSPONSABILITA' PENALE DEGLI ENTI IN GRAN BRETAGNA. IL LEADING CASE TESCO E LA RESPONSABILITA' DIRETTA: UN'ANALISI CRITICA - di Davide Pelloso


1. Le "rivoluzionarie" sentenze del 1944:
Come detto nel precedente contributo, la responsabilità penale degli enti in Inghilterra e Galles nasce, e, vedremo ora, per circa un secolo rimane, attribuita unicamente a titolo di responsabilità vicaria al padrone (che nel caso di specie viene identificato con la persona giuridica) per il fatto illecito del sottoposto, assumendo che nulla ostasse alla configurazione dell'ente stesso come padrone del dipendente. Per trovare gli albori di una responsabilità penale diretta, in cui dunque l'ente sia perseguito ed imputato per il fatto proprio, è necessario attendere gli anni '40 del ventesimo secolo, ed in particolare l'anno 1944, quando avanti la medesima corte (segnatamente la King's Bench) sono decise tre controversie (Kent and Sussex Contractors, ICR Haulage, Moore v Bresler) una in successione all'altra, tutte concernenti diversi tipi di frodi, che pongono le basi per lo sviluppo di un differente criterio di attribuzione della responsabilità secondo una visione organicistica ed antropomorfa dell'ente. Le pronunce in parola furono così innovative per il tempo, e, forse, in certa misura anche inattese, che autorevole dottrina contemporanea le definì addirittura "rivoluzionarie".
Quale dunque il panorama normativo in materia a seguito di tali arresti giurisprudenziali?
Innanzitutto va detto che in via generale gli enti sono soggetti alla legislazione penale come qualsiasi altro soggetto. La loro sottoponibilità a procedimento ed a sanzione criminale è infatti entrata nel patrimonio comune, ed è accettata come principio generale di common law, con limiti derivanti principalmente dalla tipologia del reato. A tal proposito, sebbene esistano ancora talune zone oscure, esistono nondimeno diversi punti fermi.
Fino al caso Haulage, ad esempio, era cristallizzata la giurisprudenza nell'affermare che un ente non potesse rispondere di una felony. Dopo il caso appena citato, rimase indiscusso che una corporation non potesse essere ritenuta responsabile per delitti quali omicidio, rapina, furto, bigamia, stupro (tutte queste appartengono alla categoria delle felonies) ma su una diversa base. La scriminante, infatti, non è più data dalla appartenenza del reato alla categoria indicata, bensì dalla possibilità di sanzionare la condotta illecita con la pena (anche se in via alternativa) dell'ammenda, restando così, comprensibilmente, tagliate fuori quelle offences punibili unicamente con la reclusione o con altre pene insuscettibili di essere applicate efficacemente ad un ente.
Da altro verso, inoltre, cadono tre pregiudiziali fino ad allora operanti. Un altro prodotto di queste sentenze fu infatti l'azzeramento, per quanto concerne la responsabilità penale degli enti, della differenza fra statutory e common law offences. Come pure non è più decisiva la presenza nella fattispecie penale di un elemento psicologico, essendosi stabilito che anche gli enti possono a certe condizioni formare una propria volontà. Infine, si ritiene perseguibile un ente anche per reati che involgono la presenza di una certa violenza fisica. L'impossibilità di applicare per un reato la sola pena pecuniaria, insieme all'ontologica impossibilità di una persona giuridica di commettere certi reati restano quindi gli unici oggettivi ostacoli alla sottoposizione degli enti al diritto penale.
E' evidente la portata innovativa di tali sentenze, e la loro capacità di estendere la responsabilità penale cui sottostanno le persone giuridiche oltre i ristretti limiti in cui l'avevano ingabbiata le prime pronunce delle corti britanniche. Nell'estendere tale responsabilità, tuttavia, i tre celebri casi non si curano di costruire una teoria generale coerente, principi chiari, regole di imputazione che possano fornire una guida per i giudici successivi nella risoluzione di consimili controversie. Quando si debba imputare il reato a titolo di responsabilità diretta invece che a titolo di responsabilità vicaria, come si formi la mens rea dell'ente, quando tale elemento psicologico diventi sufficiente, rimangono ancora questioni aperte. Questa mancanza di chiarezza, anzi questa confusione normativa ingenerata dall'imprecisione delle sentenze del '44 è fortemente avvertita anche dalla dottrina, che, se da una parte saluta con favore l'estensione dei limiti di responsabilità, dall'altra prende posizioni nette nella critica a queste altalenanti decisioni ("The result of these cases has been not clarity, but confusion", afferma perentoriamente Leigh).

2. Tesco v Nattrass.
Maggiori chiarimenti si avranno solamente con il leading case Tesco v Nattrass.
I fatti del caso in commento sono piuttosto semplici. Nel settembre del 1969 la catena di supermercati Tesco pubblicizzò un'offerta promozionale per cui dei fustini di detersivo "formato famiglia" erano venduti al prezzo di due sterline ed undici centesimi, una sterlina in meno del costo normale di tale prodotto. Un cliente, Mr Coane, si recò nella sede di Northwich della catena, allo scopo di acquistare l'articolo, ma, nonostante avesse richiesto informazioni al personale, non riuscì a trovarlo al prezzo promozionale e così dovette sostenere la spesa del costo intero. Uscito dai locali, Mr Coane sporse reclamo presso un ispettore dei pesi e delle misure. Il tutto risultò in un accusa in base al Trade Descriptions Act 1968. La norma incriminatrice (sec. 11 subs. 2) così stabilisce: "If any person offering to supply any goods gives, by whatever means, any indication likely to be taken as an indication that the goods are being offered at a price less than that at which they are in fact being offered, he shall, subject to the provisions of this Act, be guilty of an offence".
Nel processo non fu da alcuna parte messo in dubbio che tale disposizione si applicasse al caso in questione. Ma la difesa invocò la sec 24 (1) della medesima legge, in base alla quale si prevedeva una caus.....

 

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