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LE NOTIZIE


26 Giugno 2007 - ordinanza - Tribunale di Napoli - giudice per le indagini preliminari dr.ssa Saraceno* (reato di truffa a danno di ente pubblico ad opera di soggetti apicali - misura interdittiva del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione - raffronto tra contenuti dell’addebito cautelare e contenuti dell’addebito contestato nell’avviso di conclusione delle indagini - criteri di imputazione dell’illecito all’ente - soggetti autori del reato - interesse o vantaggio dell’ente - cause di esenzione dalla responsabilità - onere della prova - requisiti di idoneità dei modelli organizzativi - effettiva adozione ed efficace attuazione dei modelli organizzativi - attività dell’organismo di vigilanza - sistema sanzionatorio - condizioni per l’applicazione delle misure cautelari interdittive - sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del profitto del reato)



TRIBUNALE DI NAPOLI
UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
SEZIONE XXXIII

ORDINANZA APPLICATIVA DELLA MISURA CAUTELARE INTERDITTIVA
E SEQUESTRO PREVENTIVO
( artt. 45 e ss., 53 D.lvo 8.6.2001 n. 231)

Il Giudice per le indagini preliminari dott. Rosanna Saraceno;
letti gli atti del procedimento sopra indicato nei confronti di:

1) A Spa in persona del legale rapp.te p.t. con sede legale in (…);
2) B NV con sede in (…) e domiciliata in persona del legale rapp.te p.t. in Italia (…);
3) C Spa in persona del legale rapp.te p.t. con sede in (…);
4) D Spa in persona del legale rapp.te p.t. con sede in (…);
5) E Spa in persona del legale rapp.te p.t. con sede in (…);
6) F Spa in persona del legale rapp.te p.t. con sede in (…).

Indagate in ordine al seguente illecito amministrativo:

art. 24 D.lvo 8 giugno 2001, n. 231 in relazione alla commissione del delitto di cui agli artt.110, 81 cpv, 640 comma I e II n. 1) c.p. consumato, in concorso tra i soggetti di seguito indicati e nelle qualità e con le condotte descritte appresso, commesse in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, in relazione ai contratti di appalto di servizi rep. n. 11503 del 7 giugno 2000 e rep. 51 del 5 settembre 2001, stipulati a seguito della aggiudicazione delle gare di appalto per la gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani prodotti in Campania ed esperite a seguito di ordinanza commissariale 58 del 12 giugno 1998 che prevedevano i seguenti obblighi:
a) obbligo di edificare sette impianti di produzione di combustibile derivato da rifiuti (art. 2 del contratto);
b) obbligo di edificare due impianti per la termovalorizzazione del combustibile derivato da rifiuti nel pieno rispetto delle normative in materia (art. 2 e 29 del contratto);
c) gestione degli stessi nella osservanza delle prescrizioni dettate dalla normativa di settore richiamata nel contratto (artt. 2 e 7 del contratto) e negli elaborati progettuali facenti parte integrante del contratto stesso (ex art. 110 D.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554) con l'obbligo di ricevere i rifiuti solidi urbani prodotti nella Regione Campania e di produrre le seguenti frazioni di rifiuto nel rispetto dei seguenti dati quantitativi e qualitativi:
I - produzione di CDR nel rispetto delle specifiche di cui al D.M. 5 febbraio 1998 e con un dato ponderale di circa il 32 % rispetto al RSU conferito;
II - produzione di compost idoneo a recupero ambientale con un dato ponderale di circa il 33 % rispetto al RSU conferito;
III - produzione di scarti con un dato ponderale di circa il 14 % rispetto al RSU conferito;
IV - produzione di scarti ferrosi con un dato ponderale di circa il 3 % rispetto al RSU conferito;
d) obbligo di assicurare, nelle more della realizzazione degli impianti di termovalorizzazione, il recupero energetico mediante conferimento del CDR in impianti esistenti;
e) divieto di subappalto del servizio e quindi: 1) divieto di subappalto dell'attività di trasporto dei materiali prodotti a valle della lavorazione effettuata presso gli impianti di CDR; 2) divieto di subappalto della attività di gestione delle discariche di servizio;
f) assicurare il servizio di ricezione dei rifiuti solidi urbani anche in caso di fermo degli impianti e per qualsiasi altra causa garantendo comunque lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (art. 29 del contratto);
condotte consistite nel porre in essere artifizi e raggiri diretti a:
a) rappresentare falsamente la produzione di compost idoneo a recuperi ambientali così come dichiarato nel progetto vincente la gara pubblica e successivamente presentare come corrispondente agli obblighi contrattuali la produzione di compost "fuori specifica" con codice CER 190503 – in concorso con gli organi commissariali – e il tutto producendo in realtà un rifiuto del tutto difforme dagli obblighi contrattuali nonché da quanto comunque rappresentato con i codici CER 190503 utilizzati;
b) rappresentare falsamente la produzione di CDR conforme alla specifiche contrattuali di cui al D.M. 5 febbraio 1998 sia all'atto della partecipazione alla gara che successivamente nel corso della esecuzione del contratto, ciò anche mediante il costante utilizzo di codici CER non rappresentativi delle reali caratteristiche del rifiuto "secco" e la successiva produzione di analisi alterate o comunque parziali, frutto di attività di prelievo e campionamento non rappresentative del reale processo di lavorazione, né tantomeno di tutte le tipologie di rifiuto secco prodotto (c.d. CDR 2 oltre che CDR 1), peraltro compiuta anche previo ricorso a procedure di additivazione con rifiuto speciale non autorizzate;
c) rappresentare falsamente di adempiere all'obbligo di assicurare il recupero energetico nelle more della realizzazione degli impianti di CDR in Campania, sia all'atto di partecipazione alla gara, mediante espressa garanzia resa per iscritto, che successivamente mediante allocazione in apposite piazzole delle balle di CDR prodotto, in luogo dell'immediato conferimento del CDR prodotto in impianti esistenti;
d) rappresentare falsamente la corretta attività di gestione degli impianti;
il tutto così contribuendo a costituire una apparenza, anche mediante silenzio serbato, di un corretto e regolare adempimento del servizio oggetto dei contratti, ciò nonostante la inidoneità tecnica degli impianti e la disorganizzazione gestionale; così inducendo in errore la Presidenza del Consiglio dei Ministri, quale organismo preposto, ex art. 1 L. 24 febbraio 1992 n. 225, al servizio nazionale della protezione civile, in persona del suo rappresentante p.t., il Ministro dell'Interno e il Dipartimento della protezione civile in persona dei legali rappresentanti p.t. – che procedevano, ignorando la situazione di inadempimento contrattuale in corso, alla emanazione di numerose OPCM ed Ordinanze ministeriali dirette a fronteggiare la dichiarata situazione di emergenza nel settore dei rifiuti solidi urbani prodotti in Campania, senza adottare alcuna iniziativa e impartire disposizioni dirette a far cessare e contestare l'inadempimento contrattuale posto in essere dalla predetta ATI e dai suoi organi e rappresentanti – e così procurando alle società componenti la ATI affidataria del servizio di smaltimento di rifiuti solidi urbani nella Regione Campania l'ingiusto profitto consistente nel mantenimento dei contratti di appalto, nella edificazione degli impianti di produzione di CDR e del termovalorizzatore di Acerra, nonché nella ordinaria prosecuzione – nonostante gli inadempimenti contrattuali – della attività di gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania con conseguente incameramento della tariffa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani conferiti, dell'adeguamento biennale della tariffa di conferimento (cfr. art. 4 ult. comma dei contratti) attribuitasi in violazione dei contratti, della percentuale prevista per l'attività di riscossione delle somme dovute dai Comuni, e di tutte le somme percepite a vario titolo in ragione dell'attività svolta e non girate ai Comuni e comunque di tutti gli interessi maturati – o in ogni caso nella maturazione di crediti certi liquidi ed esigibili vantati nei confronti dei Comuni e di ogni altro soggetto pubblico per la attività di ricezione dei rifiuti solidi urbani, e per ogni altra funzione connessa – nella acquisizione e comunque nella mancata restituzione dell'importo di € 53 milioni erogati dal Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti nella Regione Campania per la costruzione degli impianti di produzione di CDR nelle Province diverse da quella di Napoli, e infine di ogni risparmio a vario titolo determinato da altre violazioni contrattuali, tra le quali la mancata ricezione di tutti i rifiuti e mancata effettuazione del loro relativo smaltimento (con conseguente impegno di spesa aggiuntivo e non previsto per i Comuni e per il Commissario di seguito menzionato) e la mancata e integrale corresponsione delle spese connesse per lo smaltimento delle frazioni di rifiuto prodotte a valle della lavorazione e contestualmente cagionando i seguenti danni: a) rallentamenti e interruzioni del servizio di ricezione dei rifiuti solidi urbani da parte degli impianti di produzione di CDR con conseguente accumulo degli stessi in strada, ovvero presso siti di trasferenza e stoccaggio approntati dai Sindaci ovvero autorizzati dal Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti con conseguenti spese per il loro allestimento e gestione, e con relativo trasporto - a spese del Commissario di Governo - presso siti di smaltimento, anche ubicati all'estero, del rifiuto solido urbano non ricevuto dalla ATI affidataria, nonché corresponsione o comunque assunzione dell'onere da parte del Commissariato stesso di finanziare almeno parte delle spese per lo smaltimento delle frazioni di rifiuto prodotte a valle della lavorazione; b) necessità per l'amministrazione appaltante di sostenere un dispendio di uomini e mezzi per contestare - anche in via di autotutela - all'ATI affidataria gli inadempimenti contrattuali, per pretendere le prestazioni dovute, per effettuare una nuova gara al fine di affidare ad altro soggetto la gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani raccolti in Campania; c) danno ambientale derivante dalla creazione di discariche composte da balle di rifiuto secco, falsamente qualificato come CDR, con deterioramento di risorse naturali; d) danno per gli enti comunali in ragione della corresponsione di una tariffa parametrata a un servizio non regolarmente adempiuto; e) danno rispettivamente per il Commissariato di Governo e per i Comuni per la mancata restituzione delle somme anticipate per la edificazione degli impianti nelle Province campane diverse da quella di Napoli nonché di tutte le somme a qualsiasi titolo assicurate e per l'omessa corresponsione delle royalties e delle somme comunque dovute siccome indicate nel contratto e nelle relative integrazioni; il tutto con la partecipazione attiva ed omissiva di G, H, I, i quali, nella qualità e con le condotte di seguito esposte, ed avendo assunto l'obbligo di sovraintendere e assicurare la corretta gestione del servizio di smaltimento di rifiuti solidi urbani, consentivano e non impedivano che la ATI affidataria ponesse in essere gli artifizi e raggiri sopra indicati, senza che la Presidenza del Consiglio dei Ministri e gli altri organismi pubblici richiamati acquisissero piena cognizione dell'inadempimento contrattuale della ATI affidataria.
Fatti commessi sulla base delle seguenti condotte soggettive:

J, amministratore delegato di A Spa e membro del comitato esecutivo della società medesima, sovrintendeva alla intera gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani prodotti nella Regione Campania ed effettuato a valle della raccolta degli stessi, e in tale qualità, partecipava alla presentazione di progetti esecutivi difformi dagli atti di gara e alla realizzazione di impianti difformi dai progetti approvati, nonché, acquisendo dati in ordine alle carenze tecniche e gestionali degli impianti, non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione di tutti gli obblighi contrattuali sopra indicati, compreso il divieto di subappalto dei servizi, avendo cura di impartire direttive generali esclusivamente tese a presentare all'esterno una corretta gestione del servizio, nonché ad assicurare il profitto della cattiva gestione dello stesso; tra l'altro, sollecitando interventi tesi ad salvaguardare comunque il recupero delle balle di CDR non conformi alle specifiche contrattuali e normative;

K, direttore commerciale di E Spa e dirigente di A Spa, rappresentava la ATI affidataria nella fase di gara, concorreva nella decisioni prese nella fase esecutiva, nonché, acquisendo dati in ordine alle carenze tecniche e gestionali degli impianti, non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione di tutti gli obblighi contrattuali sopra indicati, compreso il divieto di subappalto dei servizi; tra l'altro, sollecitando interventi tesi ad salvaguardare comunque il recupero delle balle di CDR non conformi alle specifiche contrattuali e normative.

L, nella qualità di dirigente di M Spa, amministratore delegato nonché componente del comitato esecutivo di C Spa e D Spa - società di progetto istituite, sulla scorta di quanto previsto dall'art. 3 del contratto della Provincia di Napoli e del contratto delle altre Province della Campania - sovrintendeva alla intera gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani prodotti nella Regione Campania ed effettuato a valle della raccolta degli stessi, e in tale qualità, partecipava alla presentazione di progetti esecutivi difformi dagli atti di gara e alla realizzazione di impianti difformi dai progetti approvati, nonché, acquisendo costantemente dati in ordine alle carenze tecniche e gestionali degli impianti, non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali sopra indicati; tra l'altro presentando progetti esecutivi difformi dagli atti di gara, impartendo direttive, sottoscrivendo atti interni e a rilevanza esterna, consentendo la gestione da parte di terzi delle discariche di servizio e del servizio di trasporto del materiale a valle del processo di lavorazione, gestendo in maniera inefficace il trasporto di tutti i rifiuti, anche in relazione all'inadempimento dell'obbligo di ricevere comunque i rifiuti raccolti in Campania e di smaltirli, omettendo di promuovere e realizzare gli interventi tecnico gestionali necessari ad assicurare gli adempimenti contrattuali imposti, dissimulando e negando le violazioni contrattuali, anche riconducendole ad altrui responsabilità; tra l'altro ribadendo costantemente, in maniera mendace, nei rapporti esterni il rispetto del contratto da parte della ATI affidataria, come, tra l'altro, in occasione della redazione della nota datata 18 dicembre 2001 (cfr fal. 40, pag. 530 all. a nota GDF 7287 del 24/2/06) e di quella datata 8 agosto 2002, nelle quali attestava che dai report di prova il CDR mediamente rispettava i parametri principali del D.M. 5.2.98; disponendo e comunque consentendo, di nascosto e senza alcuna autorizzazione, la ricezione di rifiuto speciale da additivare al fine di ottenere un PCI del CDR conforme alle specifiche contrattuali; così sottacendo la inadeguatezza degli impianti ad osservare le prestazioni contrattuali, la cattiva gestione degli stessi e quindi l'inadempimento del contratto.

N, nella qualità di dirigente di M Spa, presidente del consiglio di amministrazione nonché componente del comitato esecutivo di C Spa e D Spa - società di progetto istituite, sulla scorta di quanto previsto dall'art. 3 del contratto della Provincia di Napoli e del contratto delle altre Province della Campania - sovrintendeva alla intera gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani prodotti nella Regione Campania ed effettuato a valle della raccolta degli stessi, e in tale qualità, partecipava alla presentazione di progetti esecutivi difformi dagli atti di gara e alla realizzazione di impianti difformi dai progetti approvati, nonché, acquisendo costantemente dati in ordine alle carenze tecniche e gestionali degli impianti, non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali sopra indicati, compresi, tra l'altro, il divieto di subappalto del servizio.

O, in un primo momento nella qualità di amministratore delegato di E Spa, società partecipante e mandataria - nella procedura di gara - della ATI affidataria vincitrice delle gare per la gestione del servizio di smaltimento e recupero dei RSU prodotti nella Regione Campania, nonché, successivamente alla aggiudicazione del servizio, società preposta alla progettazione, realizzazione e gestione dei sette impianti di produzione di CDR, e in un secondo momento direttore generale di A Spa, dirigeva e sovrintendeva alla progettazione e realizzazione dei sette impianti di produzione di CDR, anche predisponendo la offerta di gara con le indicazioni delle tariffe offerte, nonché presentando progetti esecutivi difformi dagli atti di gara, dirigeva e sovrintendeva alla successiva gestione degli stessi e non impediva e comunque cagionava la perpetua violazione degli obblighi contrattuali sopra indicati, compreso il divieto di subappalto dei servizi; tra l'altro, realizzando impianti difformi dai progetti approvati e comunque tecnicamente inadeguati ad assicurare il rispetto degli obblighi contrattuali sopra indicati; impartendo direttive in ordine alla struttura e gestione degli impianti e al campionamento e analisi delle frazioni di rifiuto prodotte idonee a far apparire falsamente l'adempimento dell'obbligo di produrre CDR e gli altri materiali previsti in forza delle specifiche contrattuali; disponendo e comunque consentendo, di nascosto e senza alcuna autorizzazione, la ricezione di rifiuto speciale da additivare al fine di ottenere un PCI del CDR conforme alle specifiche contrattuali; emanando direttive in ordine ai limiti massimi di spesa per la gestione degli impianti, non consentendo costanti e tempestivi interventi manutentivi; omettendo di promuovere e realizzare gli interventi tecnico gestionali necessari ad assicurare gli adempimenti contrattuali imposti.

P, nella qualità di membro del comitato esecutivo di C Spa e D Spa e legale rappresentante di E Spa, società partecipante e mandataria - nella procedura di gara - della ATI affidataria vincitrice delle gare per la gestione del servizio di smaltimento e recupero dei RSU prodotti nella Regione Campania, nonché, successivamente alla aggiudicazione del servizio, società preposta alla progettazione, realizzazione e gestione dei sette impianti di produzione di CDR, dirigeva e sovrintendeva alla progettazione e realizzazione dei sette impianti di produzione di CDR, anche presentando progetti esecutivi difformi dagli atti di gara, dirigeva e sovrintendeva alla successiva gestione degli stessi e non impediva e comunque cagionava la perpetua violazione degli obblighi contrattuali sopra indicati, compreso il divieto di subappalto dei servizi; tra l'altro, realizzando impianti difformi dai progetti approvati e comunque tecnicamente inadeguati ad assicurare il rispetto degli obblighi contrattuali sopra indicati; impartendo direttive in ordine alla struttura e gestione degli impianti e al campionamento e analisi delle frazioni di rifiuto prodotte idonee a far apparire falsamente l'adempimento dell'obbligo di produrre CDR e gli altri materiali previsti in forza delle specifiche contrattuali; disponendo e comunque consentendo, di nascosto e senza alcuna autorizzazione, la ricezione di rifiuto speciale da additivare al fine di ottenere un PCI del CDR conforme alle specifiche contrattuali; emanando direttive in ordine ai limiti massimi di spesa per la gestione degli impianti, non consentendo costanti e tempestivi interventi manutentivi; omettendo di promuovere e realizzare gli interventi tecnico gestionali necessari ad assicurare gli adempimenti contrattuali imposti.

Q nella qualità di responsabile della gestione impianti di E Spa, sovrintendeva alla gestione degli impianti di produzione di CDR e non impediva e comunque cagionava la perpetua violazione degli obblighi contrattuali sopra indicati; in tale qualità, tra l'altro, impartendo direttive, anche di prelievo, campionamento e analisi di rifiuti, approvando dati e relazioni di analisi; disponendo e comunque consentendo, di nascosto e senza alcuna autorizzazione, la ricezione di rifiuto speciale da additivare al fine di ottenere un PCI del CDR conforme alle specifiche contrattuali.

R, direttore operativo di C Spa e D Spa, poi responsabile della gestione degli impianti di E Spa, nonché presidente di F Spa, società addetta alla gestione operativa dei tre impianti di CDR della Provincia di Napoli, sovrintendeva alla gestione degli impianti di produzione di CDR, e in tale qualità acquisendo costantemente dati in ordine alle carenze tecniche e gestionali degli impianti, non impediva e cagionava la perpetua violazione degli obblighi contrattuali sopra indicati; tra l'altro, impartendo direttive, sottoscrivendo atti interni e a rilevanza esterna, nonché eseguendo le disposizioni impartite dagli organi sovraordinati; disponendo e comunque consentendo, di nascosto e senza alcuna autorizzazione, la ricezione di rifiuto speciale da additivare al fine di ottenere un PCI del CDR conforme alle specifiche contrattuali.

S, in qualità di direttore generale di C Spa e D Spa, nonché coordinatore della progettazione e direttore tecnico, sovrintendeva e dirigeva alla gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani prodotti nella Regione Campania ed effettuato a valle della raccolta degli stessi e non impediva e comunque cagionava la perpetua violazione degli obblighi contrattuali sopra indicati; tra l'altro attuando le direttive di L e degli altri organi sovraordinati, emanando disposizioni operative per la gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, verificando e sottoscrivendo relazioni relative al rapporto prove di capacità e caratterizzazione CDR e compost inerenti agli impianti di produzione di CDR - relazioni già evidenzianti il mancato rispetto delle specifiche tecniche contrattuali previste per i materiali a valle della lavorazione dei rifiuti solidi urbani - chiedendo autorizzazioni al Commissario di Governo per lo smaltimento e lo stoccaggio dei materiali a valle della lavorazione dei rifiuti solidi urbani, provvedendo alla gestione dei trasporti delle frazioni di rifiuto lavorate anche mediante ricorso al subappalto e consentendo la gestione delle discariche di servizio a mezzo di terzi; disponendo e comunque consentendo, di nascosto e senza alcuna autorizzazione, la ricezione di rifiuto speciale da additivare al fine di ottenere un PCI del CDR conforme alle specifiche contrattuali.

T e U, alle dipendenze di E Spa, responsabili rispettivamente dei tre impianti di produzione di CDR della Provincia di Napoli e dei quattro impianti di produzione di CDR delle altre Province della Campania, sovrintendevano al concreto funzionamento e alla cura degli impianti e non impedivano e comunque cagionavano la perpetua violazione degli obblighi contrattuali sopra indicati; tra l'altro, impartendo direttive tecnico operative sulla gestione degli impianti di produzione di CDR, avendo riguardo alla attività di ricezione, lavorazione dei rifiuti solidi urbani, stoccaggio all'interno degli impianti dei rifiuti prodotti, attribuzione mendace dei codici CER; disponendo e comunque consentendo, di nascosto e senza alcuna autorizzazione, la ricezione di rifiuto speciale da additivare al fine di ottenere un PCI del CDR conforme alle specifiche contrattuali.

(…) tutti capi impianto rispettivamente degli impianti di produzione di CDR di Caivano, Giugliano, Tufino, Santa Maria Capua Vetere, Pianodardine, Casalduni e Battipaglia, sovraintendevano alla gestione del singolo impianto di riferimento in relazione agli obblighi contrattuali assunti dall'ATI affidataria e non impedivano e comunque cagionavano la perpetua violazione degli obblighi contrattuali sopra indicati; tra l'altro impartendo direttive al personale dell'impianto e attribuendo falsamente i codici CER al rifiuto in uscita; disponendo e comunque consentendo, di nascosto e senza alcuna autorizzazione, la ricezione di rifiuto speciale da additivare al fine di ottenere un PCI del CDR conforme alle specifiche contrattuali.

V, nella qualità di responsabile del laboratorio di E Spa di (…), sovrintendeva e assicurava la cura e gestione del laboratorio medesimo, ove venivano analizzate le frazioni di rifiuto prodotto negli impianti di CDR della Campania e non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali da parte della ATI affidataria della gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania; tra l'altro, redigeva certificati di analisi dei rifiuti prodotti negli impianti di CDR nonché relazioni illustrative dei risultati di analisi non corrispondenti ai dati emergenti dalle analisi di laboratorio relative ai campioni prelevati; impartiva disposizioni per prelevare campioni non rappresentativi del reale processo di lavorazione degli impianti, e comunque emetteva certificati di analisi non descrittivi della reale situazione lavorativa in corso presso gli impianti.

G, nella qualità di Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti nella Regione Campania - in carica fino al febbraio 2004 - in base alla ordinanza 2425 del 18 marzo 1996 e succ. ordd. che individuava il Commissario nel Presidente della Giunta Regionale pro tempore e gli attribuiva i relativi poteri di cui all'art. 1 comma 1 e successive integrazioni e modifiche, sovrintendeva e assicurava la cura e l'attuazione della corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, assimilabili e speciali anche per fare fronte al relativo stato di emergenza nella Regione Campania e non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali assunti dalla ATI affidataria in relazione alla gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania a valle della raccolta degli stessi; tra l'altro, a fronte della evidente e notoria mancata ricezione da parte della ATI affidataria di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti in Campania, omettendo di promuovere e sollecitare iniziative volte a garantire il rispetto del suindicato obbligo contrattuale di ricezione da parte della ATI, nonostante nelle autorizzazioni commissariali alla messa in esercizio degli impianti fosse espressamente richiamato l'art. 29 del contratto; emanando ordinanze (tra cui la 617 del 2001, e 119 del 2002) che consentivano la violazione dell'obbligo contrattuale di assicurare, nelle more della realizzazione degli impianti di termovalorizzazione, il recupero energetico del CDR prodotto; emanando ordinanza (383 del 2001) che consentiva la violazione dell'obbligo in capo alla ATI affidataria di produrre compost idoneo a recuperi ambientali; consentendo e non impedendo la effettuazione da parte della ATI affidataria del subappalto dei trasporti dei rifiuti prodotti a valle della lavorazione effettuata presso gli impianti di CDR e del subappalto inerente alla gestione delle discariche di servizio; nonché omettendo di intraprendere iniziative dirette a contestare e comunque impedire le accertate violazioni contrattuali da parte delle società affidatarie.

H, nella qualità di vice Commissario per l'emergenza rifiuti nominato con ordinanza n. 3 del 1999, sovrintendeva e assicurava la cura e attuazione della corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, assimilabili e speciali anche per fare fronte al relativo stato di emergenza nella Regione Campania e non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali assunti dalla ATI affidataria in relazione alla gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania a valle della raccolta degli stessi; tra l'altro, a fronte della evidente e notoria mancata ricezione da parte della ATI affidataria di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti in Campania, omettendo di promuovere e sollecitare iniziative volte a garantire il rispetto del suindicato obbligo contrattuale di ricezione da parte della ATI, nonostante nelle autorizzazioni commissariali alla messa in esercizio degli impianti fosse espressamente richiamato l'art. 29 del contratto; emanando e concorrendo alla emanazione di ordinanze (tra cui la 617 del 2001, e 119 del 2002) che consentivano la violazione dell'obbligo contrattuale di assicurare, nelle more della realizzazione degli impianti di termovalorizzazione, il recupero energetico del CDR prodotto; concorrendo alla emanazione di ordinanza (383 del 2001) che consentiva la violazione dell'obbligo in capo alla ATI affidataria di produrre compost idoneo a recuperi ambientali; consentendo alle affidatarie di non istallare il separatore di alluminio, pur essendovi una specifica prescrizione in tutte le ordinanze di approvazione degli impianti circa la necessità di munire gli stessi di un separatore a correnti indotte; non impedendo e consentendo anche mediante adozione di apposite ordinanze e atti interni la realizzazione di impianti di CDR non conformi ai progetti approvati; adottando la ordinanza 391 del dicembre 2002 che consentiva alla società affidataria di derogare ai limiti del PCI e dell'umidità del CDR fino al 31 dicembre 2003; consentendo e non impedendo la effettuazione da parte della ATI affidataria del subappalto dei trasporti dei rifiuti prodotti a valle della lavorazione effettuata presso gli impianti di CDR e del subappalto inerente alla gestione delle discariche di servizio; nonché omettendo di intraprendere iniziative dirette a contestare e comunque impedire le accertate violazioni contrattuali da parte delle società affidatarie.

I, nella qualità di ingegnere capo dei lavori per gli impianti ubicati nella Provincia di Napoli, preposto all'ufficio tecnico del vice Commissario per l'emergenza rifiuti, nonché coordinatore della segreteria del vice Commissario, coadiuvava direttamente, anche assumendo direttamente rapporti esterni, il vice Commissario H medesimo in relazione alla cura e attuazione della corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, assimilabili e speciali anche per fare fronte al relativo stato di emergenza nella Regione Campania e non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali da parte della ATI affidataria della gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania; tra l'altro, a fronte della evidente e notoria mancata ricezione da parte della ATI affidataria di tutti i rifiuti solidi urbani prodotti in Campania, omettendo di promuovere e sollecitare iniziative volte a garantire il rispetto del suindicato obbligo contrattuale di ricezione da parte della ATI, nonostante nelle autorizzazioni commissariali alla messa in esercizio degli impianti fosse espressamente richiamato l'art. 29 del contratto; concorrendo alla emanazione di ordinanze (tra cui la 617 del 2001, e 119 del 2002) che consentivano la violazione dell'obbligo contrattuale di assicurare, nelle more della realizzazione degli impianti di termovalorizzazione, il recupero energetico del CDR prodotto; concorrendo alla emanazione di ordinanza (383 del 2001) che consentiva la violazione dell'obbligo in capo alla ATI affidataria di produrre compost idoneo a recuperi ambientali; consentendo alle affidatarie di non istallare il separatore di alluminio, pur essendovi una specifica prescrizione in tutte le ordinanze di approvazione degli impianti circa la necessità di munire gli stessi di un separatore a correnti indotte; non impedendo e consentendo anche mediante adozione di apposite ordinanze e atti interni la realizzazione di impianti di CDR non conformi ai progetti approvati; concorrendo alla adozione della ordinanza 391 del dicembre 2002 che consentiva alla società affidataria di derogare ai limiti del PCI e dell'umidità del CDR fino al 31 dicembre 2003; nonché omettendo di intraprendere iniziative dirette a contestare e comunque impedire le accertate violazioni contrattuali da parte delle società affidatarie.

Z, nella qualità di ingegnere capo dei lavori per gli impianti ubicati nelle Province campane diverse da Napoli e responsabile del procedimento, in relazione alla cura e attuazione della corretta gestione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, assimilabili e speciali anche per fare fronte al relativo stato di emergenza nella Regione Campania non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali da parte della ATI affidataria della gestione del ciclo dei rifiuti solidi urbani in Campania; tra l'altro adottando provvedimenti e pareri con cui consentiva la realizzazione di impianti di CDR non conformi ai progetti approvati, per parti incidenti sulla adeguata funzionalità degli stessi; consentendo alle affidatarie di non istallare il separatore di alluminio, pur essendovi una specifica prescrizione in tutte le ordinanze di approvazione degli impianti circa la necessità di munire gli stessi di un separatore a correnti indotte; nonché omettendo di intraprendere iniziative dirette a contestare e comunque impedire le accertate violazioni contrattuali da parte delle società affidatarie.

Con l'aggravante di avere commesso i fatti ai danni dei Comuni ubicati in Regione Campania, dello Stato, in particolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri che, quale organo di protezione civile, disponeva, avvalendosi del Commissariato straordinario per l'emergenza rifiuti nella Regione Campania, l'effettuazione di una gara pubblica per l'affidamento del servizio di smaltimento di rifiuti solidi urbani; di avere commesso i fatti nella qualità rispettivamente di incaricati di pubblico servizio (i primi sedici) e di pubblici ufficiali gli ultimi; di avere cagionato un danno di particolare gravità.

In Napoli fatti ancora in corso.

Letta la richiesta del P.M. di applicazione alle persone giuridiche sopra indicate della misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione ovvero di una delle meno gravose misure di cui all' art. 9 II comma lett. d) o e) D.Lvo n. 231/2001 per l'illecito amministrativo dipendente dal reato sopra indicato;
Rilevato che all'udienza camerale del 26.2.07 il P.M. procedeva a modificare ed integrare l'incolpazione preliminare nei sensi di cui sopra;
Sentite le parti all'udienza camerale del 7.5.07;
Letta la documentazione, le memorie, le consulenze e i pareri pro-veritate prodotti dalla difesa delle indagate;
Rilevato che nel corso del contraddittorio anticipato la difesa ha prospettato questioni preliminari al merito dirette ad ottenere una declaratoria di non luogo a provvedere sulla domanda cautelare così come formulata;
Ritenuto opportuno delineare sinteticamente la vicenda sottoposta alla presente verifica, evidenziare schematicamente i principali assunti fondanti l'impianto accusatorio, premettere una disamina dei principi generali che caratterizzano la discip(...) della responsabilità delle persone giuridiche per fatto illecito dipendente da reato, esaminare le questioni preliminari sollevate dalla difesa per poi passare alla valutazione del merito della domanda;

OSSERVA

§. Premessa

(omissis)

§. L'ambito contestativo

Il reato presupposto dell'illecito amministrativo di cui alla preliminare incolpazione, nei termini precisati nel corso dell'udienza camerale del 26.2.2007, è quello di truffa continuata, aggravata e tuttora in corso di esecuzione.
L'assunto è fondato su un compendio di elementi indiziari che, secondo la prospettazione accusatoria, sarebbero indicativi del malizioso silenzio diretto a dissimulare le note e gravi inefficienze impiantistiche e gestionali nonchè del sistematico ricorso al mendacio e ad espedienti fraudolenti diretti alla simulazione di un corretto e regolare adempimento del servizio oggetto dei contratti.
La sussistenza di.....

 

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