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BREVI NOTE SULLA CONTROVERSA RESPONSABILITA' DA REATO ED ERARIALE DELLE SOCIETA' A PARTECIPAZIONE PUBBLICA - di Francesco Vignoli, Procuratore dello Stato presso l'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Milano



"La voluttà di gridare lo avevo detto", affermava Tomasi di Lampedusa nel suo capolavoro, è "la più forte che creatura umana possa godere". Tuttavia, con riferimento alla responsabilità, nominalmente amministrativa ma de facto penale, prevista dal d.lgs. n. 231/01, verosimilmente nessuno può compiacersi di tale "voluttà" e la singolare soluzione adottata dal legislatore dà origine a diverse e interessanti incognite anche per il futuro .
La responsabilità "da reato" dei soggetti pubblici è uno dei profili più problematici della riforma . Il legislatore delegante, al momento di delineare le linee direttrici di un modello disciplinare afflittivo destinato a un soggetto diverso dall'uomo, ha escluso l'applicazione della disciplina allo Stato e agli "altri enti pubblici che esercitano pubblici poteri" (art. 11 della legge n. 300 del 2000).
Con scelta maggiormente restrittiva il d.lgs n. 231/01, all'art.1, III c., ha precluso la portata applicativa della riforma allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale (partiti politici, sindacati) e "agli altri enti pubblici non economici".
L'opzione di ridimensionare la gamma degli enti pubblici per i quali sia invocabile la responsabilità "da reato" discende dalla concezione tradizionale dell'illecito penale unita a una certa diffidenza nell'ammettere una responsabilità di tipo afflittivo in capo a un soggetto pubblico.
A fondamento delle scelte del legislatore vi è anche un intento semplificatorio. Non risultava di immediata percezione la categoria degli enti "che esercitano pubblici poteri" (art. 11 della legge delega) e, come rilevato nel testo della Relazione accompagnatoria al d.lgs. n.231/01, il legislatore delegato ha inteso evitare il rischio che potessero soggiacere all'ambito applicativo del provvedimento di riforma enti quali la Croce rossa italiana, le Università, le Aziende Ospedaliere, l'ACI.
Si è optato per una soluzione minimalista che sembra, però, risentire di un modulo organizzativo della P.A. in via di superamento e si rivela, quindi, non del tutto adeguata a garantire soluzioni interpretative legate all'attualità.
Negli anni scorsi il modello dell'ente pubblico economico era stato adottato per molti settori pubblici, per citare i più rilevanti: le ferrovie, l'energia elettrica, le poste. Più recentemente il legislatore ha fatto ricorso al modello societario ritenuto più snello e duttile nel perseguimento dell'interesse della collettività.
Il richiamo a schemi tratti dal diritto privato genera il conflitto di contrapposte esigenze. Da un lato, l'ossequio della forma induce a ripensare, e ad accantonare, il sistema disciplinare dell'ente pubblico. D'altra parte, la caratteristica che il soggetto privato goda di risorse pubbliche e sia comunque soggetto a un'influenza determinante di un ente pubblico porta a non abdicare al rispetto dei principi e delle regole cui deve informarsi l'azione amministrativa.
A fronte di una modificazione della veste form.....

 

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