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10 Gennaio 2007 (ud. 21 dicembre 2006) - sentenza n. 316 - Corte di Cassazione - sezione II penale* (truffa aggravata e indebito conseguimento di agevolazioni finanziarie ex L.488/1992 - profitto del reato - sequestro preventivo per equivalente - sussumibilità del fatto in una determinata ipotesi di reato - comparazione fra il valore dei beni confiscabili e il valore di quelli sequestrabili - erogazione di finanziamenti pubblici ottenuti mediante artifici o raggiri - consumazione del reato di truffa al momento dell’effettiva percezione delle somme - fattispecie di truffa a consumazione prolungata - inapplicabilità della confisca e del sequestro per equivalente in relazione a somme percepite anteriormente all’entrata in vigore del D.Lgs. 231/01 - obbligo del cessionario dell’azienda al solo pagamento della sanzione pecuniaria, con esclusione della confisca - sequestro preventivo di quote sociali)


(omissis)


Con decreto del 5.6.2006 il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Trani dispose il sequestro preventivo nonché il sequestro ai sensi dell'art. 53 D.lgs. 231/2001 di beni di pertinenza di (…) s.a.s., (…) s.r.l., (…) s.a.s., (…) s.r.l., (…) s.r.l., (…) s.r.l., (…) s.r.l. nell'ambito di procedimento a carico, fra gli altri, di (…) indagato per i reati di truffa aggravata ed altro in relazione all'indebito conseguimento di agevolazioni finanziarie ex L. 488/1992.
Avverso tale provvedimento fu proposta istanza di riesame, ma il Tribunale di Bari, con ordinanza del 6.7.2006, la respinse.

Ricorrono per cassazione i difensori di (…) s.r.l., (…) s.r.l., (…) s.r.l., (…) deducendo:
1) violazione dell'art. 2 D.lgs 231/2001 nonché dell'art. 11 delle Disposizioni sulla legge in generale e dell'art. 25 comma 2 della Costituzione, per essere stato il sequestro disposto anche in relazione alle erogazioni effettuate in epoca anteriore al luglio 2001, vale a dire prima dell'entrata in vigore del D.lgs. n. 231/2001 in violazione dei principi di irretroattività, tassatività, riserva di legge e divieto di analogia in materia penale, applicabili anche alle sanzioni amministrative, nonostante si fosse in presenza di tanti episodi di truffa quante furono le erogazioni, da considerarsi in continuazione (citando giurisprudenza di questa Corte a Sezioni Unite che escluderebbe la consumazione "prolungata", e considerato che nella specie vi sarebbe reiterazione di artifici o raggiri) e comunque contestati nell'imputazione come reati continuati; erroneo sarebbe il richiamo a giurisprudenza di questa Corte (sent. 9.5.2001, Curtò) che sarebbe inconferente nel caso di specie giacché l'art. 9 D.lgs. 231/2001 qualifica espressamente la confisca prevista dallo stesso testo quale sanzione amministrativa e non quale misura di sicurezza, sicché non sarebbe consentita l'applicazione retroattiva della stessa; in ogni caso la confisca di cui all'art. 322 ter c.p., quale misura di sicurezza, sarebbe applicabile solo ai reati commessi prima dell'introduzione della norma che erano già previsti e non a quelli introdotti con L. 300/2000 e nella pronunzia delle Sezioni Unite della Corte suprema di cassazione citata si afferma che, per le ipotesi di truffa e frode informatica, le nuove disposizioni sulla confisca si applicano solo ai fatti intervenuti dopo l'entrata in vigore della legge menzionata;
2) violazione ed erronea applicazione degli arti 9, 19 e 53 D.lgs. 231/2001 nonché degli artt. 111 comma 6 della Costituzione, 125 comma 3 e 321 c.p.p. per mancanza di motivazione sull'ammontare del prezzo o profitto di reato che non potrebbe identificarsi nei finanziamento, ma solo in quella parte di esso che non sarebbe stata riscossa se i documenti di spesa fossero stati veridici e nel caso di specie il P.M. ha contestato le sole elargizioni indebite; il principio di equivalenza sarebbe stato violato essendo stato il provvedimento del Tribunale di riesame motivato sull'assunto che la non perfetta coincidenza tra il valore dei beni in sequestro ed il profitto dei reati ipotizzati dovrà essere stabilito nei corso del giudizio, mentre sarebbero necessarie indagini accurate tese ad accertare l'impossibilità anche parziale di rinvenire il bene collegato con nesso pertinenziale al reato e solo successivamente sarebbe possibile il sequestro per equivalente che presuppone comunque una valutazione comparativa fra profitto o prezzo di reato ed il valore dei beni; la mancanza di un accertamento peritale da parte del P.M. avrebbe reso illegittimo il sequestro; inoltre la motivazione sarebbe assente;
3) violazione degli artt. 1, 2, 5, 6, 9, 19 e 53 D.lgs. 231/2001 con riferimento al sequestro di beni non appartenenti all'ente indagato, nonché degli artt. 111 comma 6 della Costituzione e 321 c.p.p. per totale mancanza di motivazione in quanto è stato confermato il sequestro delle quote societarie sull'assunto (considerato motivazione inesistente) che tali quote sarebbero pur sempre voci del capitale sociale, mentre sono di proprietà di terzi ed il sequestro deve invece essere limitato ai beni dell'ente;
4) violazione dell'art. 24 D.lgs. 231/2001 con riferimento al titolo di reato per il quale è stato disposto sequestro in danno della (…) s.r.l., nonché degli artt. 111 comma 6 della Costituzione, 125 comma 3 e 321 c.p.p. per totale mancanza di motivazione sul punto in quanto in relazione al finanziamento effettuato nei confronti di tale società l'investimento non è stato realizzato per la mancata concessione edilizia, sicché nel relativo capo di imputazione è stato ipotizzato il delitto di appropriazione indebita per la mancata restituzione della somma percepita, reato che non rientra fra quelli per i quali è ipotizzabile la responsabilità amministrativa degli enti; nessuna motivazione sul punto vi è nell'ordinanza del Tribunale benché la questione fosse stata prospettata nella richiesta di riesame;
5) nullità del decreto di sequestro preventivo per difetto di motivazione sui presupposti legittimanti, nonché violazione degli artt. 111 della Costituzione, 125 comma 3 e 321 c.p.p., in quanto la motivazione del decreto di sequestro sarebbe confusa e - ove emesso ai sensi dell'art. 321 comma 1 c.p.p. - manca ogni motivazione sul vincolo di pertinenzialità e sul periculum in mora; invece - ove emesso ai sensi dell'art. 321 comma 2 c.p.p. manca la spiegazione del perché i beni sequestrati, peraltro di provenienza lecita (tanto che si è proceduto per equivalente), sarebbero provento di reato; in ogni caso manca ogni motivazione sul punto da parte del Tribunale atta ad integrare la motivazione mancante;
6) violazione degli artt. 111 comma 6 della Costituzione, 125 comma 3 e 321 comma 1 c.p.p. per quanto attiene ai requisiti del vincolo pertinenziale tra i reati contestati ed i beni sequestrati, della natura di provento di reato dei beni e del periculum in mora in relazione a quanto indicato al punto precedente con riferimento al provvedimento del Tribunale che, a fronte di specifica doglianza, ha confuso il sequestro preventivo con quello ex D.lgs. 231/2001 omettendo specifica risposta alla doglianza.
All'odierna udienza il difensore ha segnalato, come rilevabile d'ufficio, il fatto che ai sensi dell'art. 33 D.lgs. 231/2001, in ipotesi di cessione di azienda, il cessionario è solidalmente obbligato solo al.....

 

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